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All'Islam favori, livore per la Chiesadi Stefano Doroni - 30 settembre 2005 Nel cuore molle dell'Occidente che odia se stesso e le sue radici, in quest'Italia culla del cristianesimo e tana del più coriaceo comunismo europeo, accadono fatti che sembrano di secondaria importanza, ma solo a prima vista, a uno sguardo superficiale. In realtà sono il segno dell'insofferenza verso i valori nei quali l'Occidente è cresciuto e dai quali la cultura di matrice giacobina e comunista cerca insistentemente di strapparlo. Vediamo dunque i fatti, che sono due. Il primo: chiude la scuola coranica di via Quaranta, a Milano. E chiude perché non possiede quei requisiti minimi di igiene e sicurezza che consentono di tenere in piedi un istituto di istruzione qualsiasi. Inoltre, in quella scuola i giovani non venivano preparati alla cultura dell'integrazione, ma indottrinati nell'arroganza islamica basata su quel concetto di spocchiosa superiorità verso il resto del mondo che il Corano insegna a chi sceglie di farsi suddito di Allah. Il tutto con buona pace dei programmi ministeriali italiani. Ebbene, la sinistra comunista di Rifondazione, dei centri sociali, di Bertinotti, Agnoletto, Casarini, don Vitaliano e via discorrendo, ha preso aperta posizione in favore di chi protestava per la chiusura della scuola, in nome di una tolleranza inverosimile e tutta orientata politicamente. Non dobbiamo infatti dimenticare che il comunismo odierno, orfano del proletariato urbano che aveva costituito la base rivoluzionaria del comunismo storico, cerca di reinventarsi quella classe sociale nelle masse islamiche immigrate, favorendo con ogni mezzo e ogni menzogna le sue rivendicazioni, che riguardano quasi sempre pretesi privilegi piuttosto che ignorati diritti. L'Islam non intende integrarsi nella società che lo ospita, ma pretende piuttosto di colonizzarla imponendo i suoi usi e le sue tradizioni, convinto della propria superiorità su tutto ciò che islamico non è. Si tratta dello stesso complesso di superiorità morale e civile ostentato dai comunisti, che non accettano i processi a cui la storia sottopone la loro sanguinaria e antiumana ideologia. Anzi, proprio il giornale comunista Liberazione, lo scorso 27 settembre, per la penna di Piero Sansonetti, rilancia la vitalità dell'ideologia (cioè la volontà dispotica - e di necessità violenta - di piegare la storia a leggi predefinite a tavolino che dovrebbero assicurare l'affermazione della guistizia assoluta, della società perfetta e dell'umanità migliore), da opporre ad un presunto fondamentalismo religioso rinato con Papa Benedetto XVI e la figura del cardinale Camillo Ruini. Proprio intorno al Cardinale Ruini si addensano le nubi minacciose del ciclone polemico che la sinistra, o almeno buona parte di essa, ha scatenato nelle ultime settimane. E siamo al secondo fatto. Il presidente della CEI si è macchiato, agli occhi del progressismo comunista, di una grave colpa: ha espresso la posizione della Chiesa sulla questione delle unioni di fatto e dei matrimoni gay, posizione che non può in nessun modo essere favorevole. È evidente che di fronte alle affermazioni del cardinale Prodi si trova fra due fuochi, dovendo tenere insieme con il collante della più sfrenata fantasia i riformisti della sua coalizione con i radicali che spingono l'Unione verso il recupero integrale dell'ideologia. Ma ci hanno pensato proprio loro, quelli a sinistra della sinistra, a mettere le cose in chiaro, fischiando Ruini durante il suo intervento, a Siena, in occasione di un convegno promosso dall'Associazione Liberal. Studenti comunisti dell'Ateneo senese, niente di cui meravigliarsi: sono i figli o i nipotini di quelli che negli anni del '68 si dilettavano con occupazioni selvagge e sprangate. Il cardinale incassa con ammirevole fair play e li lascia sfogare. Il vero problema non sono gli scalmanati studentelli marxisti (che forse domani saranno la nuova supponente baronia universitaria come sono oggi molti dei loro padri sessantottini), ma è piuttosto il pamphlet ideologico uscito su Liberazione del 27 settembre, che citavamo prima. In questo articolo Piero Sansonetti si scaglia contro la Chiesa, non risparmiando nemmeno Papa Giovanni Paolo II, quel Wojtyla che il movimento pacifondaio aveva corteggiato ed esaltato come il primo arcobalenaro, strumentalizzando la sua pacificità e il suo messaggio cristiano per bassi fini ideologici; ora, per gli stessi motivi ideologici, un giornale che di quel movimento anti-occidentale e per niente pacifico è uno dei megafoni, se la prende con le «tensioni dottrinarie» del Papa polacco e con la sua «lotta aperta e dura contro la teologia della liberazione». Brucia all'articolista rosso la lotta della Chiesa, o almeno di parte di essa, contro la devianza cattocomunista, che proprio in quella teologia aveva trovato un fertile terreno. Sansonetti, che non conosce i veri fini e le vere necessità a cui il Concilio Vaticano II doveva rispondere, rimpiange la cosiddetta «stagione conciliare», considerandola chiusa con l'elezione di Benedetto XVI e la centralità del cardinale Camillo Ruini. Il Concilio non rappresentava «il tentativo di costruire una Chiesa che entra nella modernità» ma semmai lo sforzo di dotare la Chiesa degli strumenti più idonei per interpretare la modernità, senza per questo sottomettersi ad ogni sua caratteristica, o peggio ancora pretesa. La visione rivoluzionaria che Sansonetti e tutta la sinistra ideologica e religiosa hanno del Concilio è sbagliata, intimamente in mala fede; ciò non toglie che gli anni del post-concilio abbiano visto spuntare pericolose derive che non solo hanno snaturato lo stesso Vaticano II, ma hanno perfino tradito il messaggio evangelico. Papa Benedetto XVI, e dal canto suo Camillo Ruini, sono il volto della Chiesa che può liberarsi di queste zavorre, tutte legate a quell'ideologia che Sansonetti vuole rilanciare mentre la storia non sa più che farsene. Ma non c'è, in fondo, da meravigliarsi più di tanto: il favore accordato all'arroganza islamica per mezzo di un calabrachismo donabbondiesco e il livore mostrato verso la Chiesa quando le sue posizioni sono scomode per l'ideologia e il falso progressismo, ricalcano perfettamente i contorni del nuovo progetto rivoluzionario comunista. Esso passa attraverso il buonismo integrazionista con il fine di affermare un pensiero organico all'ideologia, garanzia di una rivoluzione senza fucili e di un tramonto definitivo della libertà, dopo aver spazzato via ogni legame con le radici cristiane e liberali dell'Occidente. Bene dunque che parli Ruini, bene che scriva Sansonetti, bene che gli studenti esaltati fischino il cardinale, bene che i comunisti neo o post sputino il loro veleno, bene che Papa Ratzinger si esponga: bene che la gente capisca i rischi che corre la nostra civiltà.
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Ragionpolitica, periodico on line n.129 del 30/9/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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