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numero 280
6 marzo 2008
 
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La scuola che vorrei

di Daniele Funicelli - 7 ottobre 2005

Ormai da tanti anni si sente parlare della riforma della scuola come di una riforma necessaria. Tutti ne discutono in ogni sede, spesso non sapendo neanche di cosa si sta parlando, e allora ho deciso di dire anch'io la mia su come vorrei che la scuola fosse organizzata. In primo luogo sento l'esigenza di affermare che una scuola forte, competitiva e utile potrà esistere solo se non abbandonata a se stessa, quindi sempre sotto la guida dello Stato, il quale però dovrebbe comportarsi non da padrone come alcuni vorrebbero, ma da padre, cioè sostenere tutto ciò che di positivo per la società e per i singoli venisse prodotto nel mondo della scuola sia dalle istituzioni, sia dai docenti, sia dai genitori, ma in particolar modo dagli studenti.

Questo processo di valorizzazione dei singoli e l'innalzamento del livello qualitativo della scuola italiana potrà avvenire a mio avviso solo in funzione di tre radicali riforme: eliminazione del valore legale del titolo di studio, totale autonomia delle istituzioni scolastiche e modifica dello stato giuridico dei docenti che diventerebbero da dipendenti statali a professionisti autonomi. La prima ipotetica riforma comporterebbe una maggiore selezione da parte dei cittadini rispetto alla scuola da frequentare poiché non avendo più valore il titolo conseguito, ma le conoscenze reali acquisite tra le mura e fuori le mura della scuola, ogni studente cercherà quella scuola che potrà offrirgli la migliore preparazione spendibile in un futuro sul mercato del lavoro. Questo cambiamento incentiverebbe le istituzione scolastiche, nella figura del preside (che dovrebbe essere rivista in senso di competenze e responsabilità precise), ad arruolare gli insegnanti più preparati e più capaci con l'obiettivo dichiarato di aumentare il prestigio della propria scuola aumentando così proporzionalmente la qualità dell'insegnamento della stessa.

All'aumento di qualità conseguirebbe un inevitabile incremento degli iscritti che, in funzione di una riforma seria dell'autonomia scolastica, stabilirebbero i fondi da attribuire alla scuola da parte dello Stato, risolvendo così l'annoso problema dei POF (Piano di Offerta Formativa) in base ai quali vengono stabilite le risorse da assegnare alle singole scuole. Ho prima accennato all'auspicabile nuovo ruolo che i presidi dovrebbero assumere. Voglio specificare che competenze specifiche maggiori comporterebbero un maggior accentramento di potere, ma anche forti responsabilità per il preside che in caso di inadempienze dovrebbe rispondere direttamente delle sue azioni, a seconda dei casi, anche in sede penale.

I docenti parteciperebbero, infine, a questo grande processo di riforma cambiando il loro stato giuridico da dipendenti statali a liberi professionisti. Con questo arduo, ma indispensabile passo si aprirebbe un mondo nuovo per la scuola che avrebbe a disposizione persone valutate non in merito alla loro anzianità, ma in base alle proprie capacità e conoscenze. Le scuole così non sarebbero più costrette a tenersi sul groppone le migliaia di insegnanti incapaci e nullafacenti che affollano le nostre aule. Ne conseguirebbe un forte aumento degli stipendi per i docenti e anche una loro maggiore considerazione nella società.

Concludo il mio "flusso di coscienza" con un'idea. Nonostante i buoni propositi dar vita, in Italia, ad una profonda riforma del sistema di istruzione si sta rivelando un compito assai arduo e spesso il compromesso dovrebbe cedere il passo al pragmatismo. Ogni tentativo di cambiamento infatti si scontra con quelle rigidità che da patologiche rischiano di essere percepite come fisiologiche.

Daniele Funicelli

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Ragionpolitica, periodico on line n.130 del 7/10/2005
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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