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Generoso Picone I Napoletanirecensione di Elena Siri - 14 ottobre 2005 In un mondo sempre più globale, dove si assottigliano le differenze tra i paesaggi fisici e psichici e dove le metropoli sembrano assomigliarsi tutte, c'è ancora un luogo che conserva la sua spiccata identità e si mantiene diverso da tutti gli altri. Napoli. L'eccezionalità di questa città, della sua gente, del suo dialetto, della sua musica, della sua storia non si stempera nella sempre più generica Italia e non si perde nel mondo livellato. La «napoletanità» è ancora viva, conservata, mantenuta, addirittura esportata. Il bel saggio intitolato I napoletani scritto da Generoso Picone ed edito da Laterza affronta proprio il senso di Napoli, narrandone la vita, i luoghi, la storia. Il percorso è costruito attraverso una galleria di personaggi che fondono e affondano il loro destino nella città: Eleonora De Fonseca e Gennaro Serra, eroi romantici della rivoluzione napoletana; "Franceschiello", il re di Napoli; uno splendido ritratto di Guglielmo Giannini e del suo Uomo qualunque; Anna Maria Ortese; il matematico Renato Caccioppoli; Achille Lauro ed altri napoletani «atipici». L'«atipicità» di questi uomini e di queste donne è la loro caratteristica comune e dominante ed esprime l'interpretazione più vicina della loro «napoletanità». Il napoletano è tipicamente «atipico», cioè non rappresenta una categoria, un modello, un esempio di una serie: è lui e basta, unico ed irripetibile, individuale e inclonabile. L'esposizione è raffinata ed originale ed i personaggi prendono vita uno dopo l'altro: intellettuali o scugnizzi, musicisti o generali, guardie o ladri, giornalisti o ballerine, sparsi tra redazioni, salotti cittadini, vicoli bui, teatri, università, manicomi, cucine, palazzi del potere. La creatività mischiata alla malinconia di queste figure collocate in una città che a tratti ride a squarciagola e a tratti si dispera visceralmente, illustra sapientemente il termine «napoletani». L'autore, giornalista a Il Mattino di Napoli, indugia naturalmente sulle vicende editoriali e sul panorama di fermento culturale legato alla stampa nella sua città raccontando la storia di riviste storiche nate a metà degli anni ‘40 come Sud che raccoglieva intorno a sé intellettuali del calibro di Vasco Pratolini, Patroni Griffi, Vittorio Viviani, Paolo Grassi. Curioso e colto il paragrafo dedicato alla nascita, nel 1892, de Il Mattino quotidiano di Napoli ad opera dei fondatori Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao. Splendido l'affresco della Napoli di fine Ottocento (all'epoca la prima città d'Italia per abitanti) offerto dall'autore con la descrizione della città borghese, il Teatro San Carlo, l'inaugurazione della Galleria Umberto I, i cafè chantant; toccante il racconto della vita e della morte del matematico Renato Caccioppoli, avvincente il ritratto della città e del panorama politico intorno al personaggio di Achille Lauro. Un libro prezioso, intelligente originale e di buona fattura e di alta qualità. Raccontare Napoli forse è semplice: «Napoli ha la struttura di un romanzo. Le strade sono piene di storie che chiedono di essere trascritte» - disse Tahar Ben Jelloun, dopo aver visitato la città. Raccontare i napoletani era certamente più difficile, ma l'impresa, a Generoso Picone, è riuscita meravigliosamente.
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Ragionpolitica, periodico on line n.131 del 14/10/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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