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Pera, il Novecento e i «segni dello Spirito»

di Vincenzo Merlo - 14 ottobre 2005

Lontano dai riflettori dei mass media, si è tenuto a Lucca, dal 30 settembre al 2 ottobre, il Convegno Internazionale su «I segni dello Spirito nel Novecento. Una rilettura storica: il racconto dei testimoni». Obiettivo della tre giorni lucchese - promossa dal Rinnovamento nello Spirito in collaborazione con il Movimento dei Focolari, la Comunità di S. Egidio, le Oblate dello Spirito Santo, con il patrocinio del Pontificio Consiglio per i laici - riflettere sul secolo passato, attraversato da ideologie disumane (in primis nazismo e comunismo) e al contempo permeato di speranza e di amore cristiano. Si è cercato cioè di rileggere la storia, spesso corrosa dal male, del XX secolo, con la chiave delle tracce della presenza salvifica dello Spirito Santo e dei molti testimoni di bene che Questi ha suscitato.

«La storia umana del Novecento, col suo fardello tragico e le sue imprevedibili incognite - oltre il 50% dei martiri dell'intero cristianesimo sono da ascriversi al secolo scorso, più di 60 milioni, e il maggior numero di beati e santi che la cristianità abbia dato si concentra proporzionalmente nel Novecento - non è stata avara di sguardi di carità e di gesti luminosi, che hanno segnato la vita e il progresso di popoli e culture. Accanto alle tristi pagine di storia si è al contempo assistito a meravigliose testimonianze di risveglio spirituale e carismatico in ogni ambito del vivere e dell'agire umano. Sta proprio nell'inedita rilettura in chiave spirituale del secolo appena trascorso la "sfida" del convegno di Lucca, che mette al centro la "cultura della Pentecoste", quella cioè dei poveri, dei piccoli, dei deboli, la cultura di coloro che difficilmente hanno voce per gridare del come si è capaci di conservare la speranza davanti ad ogni forma di disperazione, di resistere davanti al male più grande. Paolo VI diceva che questi testimoni fanno la cultura, ancor più che i Maestri».

Così Salvatore Martinez, coordinatore nazionale del Rinnovamento nello Spirito, all'apertura dei lavori, che hanno visto dispiegarsi il secolo appena trascorso (con le sue ideologie anticristiane fronteggiate proprio con la speranza e la cultura dello Spirito Santo) attraverso ospiti (lo scrittore Vittorio Messori, il teologo Michael Novak, il Ministro Rocco Buttiglione, nonché i cardinali Salvatore Pappalardo, Tomas Spidlik, Crescenzio Sepe e Ivan Dias), e testimoni d'eccezione (alcuni sopravvissuti ai lager tedeschi, ai gulag sovietici, alla bomba atomica su Hiroshima).

Tra gli interventi più significativi, quello del Presidente del Senato, il lucchese Marcello Pera, che ha svolto il tema del Novecento dal punto di vista della crisi europea : «Dopo essersi lasciato alle spalle gli orrori di nazismo e comunismo - e non va nascosto il ruolo essenziale di Giovanni Paolo II nella caduta del Muro - il nostro Continente, all'apice della salute e dell'abbondanza, è caduto in una "furia di automutilazione", che forse durerà per sempre, a causa di una eclissi mentale dei leader europei, preda di una crisi spirituale e religiosa». Rammaricandosi per questo «ateismo ateo» che mira ad eliminare il divino dalla storia e a relegarlo nel mito - come ostacolo al progresso della società oppure come credenza provvisoria da sostituire con credenze materiali e razionali (la classe, il superuomo, la razza, ecc.) il Presidente del Senato ha chiamato all'impegno le cosiddette «minoranze creative», credenti e non credenti, religiose e laiche, per evitare che l'Europa divorzi dalla propria storia, dimenticando la sua grande tradizione, e ottenere che inverta la sua «cristofobia».

Il Presidente Pera ha citato più volte Benedetto XVI, ad esempio, nel dire che «la causa delle cause» della crisi è il relativismo che impone di dire che non c'è verità o che le verità di ogni civiltà non si possono nemmeno confrontare («se il relativismo passa - ha detto - ci troveremo senza radici e anche senza ragioni»), e nel sottolineare che mentre l'Europa si avvicina materialmente e politicamente all'America, se ne distacca spiritualmente: l'America infatti va riappropriandosi della sua tradizione religiosa, mentre l'Europa non ha più il senso delle proprie radici. Tre cristiani hanno fatto l'Europa, ha dichiarato Pera: De Gasperi, Schuman e Adenauer. Tutti e tre, però, sono stati vittime di un sogno: quello di pensare che la somma di due identità negative, l'antifascismo e l'anticomunismo, fosse sufficiente a dare un'identità all'Europa, mentre andava innanzitutto valorizzata e difesa la sua identità spirituale. Relegare la religione nei confini della sfera privata significa dimenticare che la forza determinante nel crollo del comunismo è stata la religione sotto Giovanni Paolo II.

Il Presidente Pera ha sottolineato infine che la profondità della crisi europea è segnalata dal fatto che «nemmeno il terrorismo in nome dell'Islam ha suscitato una reazione spirituale autentica» e che i capi europei sono stati incapaci di iscrivere le radici cristiane nella Costituzione. «Un preambolo alla Costituzione che parla della nostra spiritualità senza dire qual è questa spiritualità - ha concluso Pera - è un preambolo privo di senso storico».

Vincenzo Merlo

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Ragionpolitica, periodico on line n.131 del 14/10/2005
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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