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Il coraggio di Tony Blair sul protocollo di Kyoto

di Giorgio Bianco - 14 ottobre 2005

Ci raccontano che viviamo sotto il giogo di un nuovo genere di dittatura, o, come lo ha definito ormai molto tempo fa qualche profeta del cosiddetto «pensiero debole», di un «fascismo postmoderno» le cui armi non sarebbero più l'olio di ricino e il manganello, ma un uso spregiudicato dei mezzi di comunicazione. Questi verrebbero sfruttati per lobotomizzare l'opinione pubblica, veicolando un presunto «pensiero unico» (ovviamente di centrodestra) e censurando (in che modo, lo si vede guardando le tv di Stato, ma ci torniamo più sotto) le opinioni e le posizioni che, sol per essere di sinistra, pretendono di essere ipso facto «anticonformiste», «antagoniste», frutto insomma di un ricorso alle facoltà critiche del proprio cerebro che sarebbe assolutamente precluso a chi, professando idee di altra natura, non può che aver abdicato alla propria intelligenza o essere in malafede.

Domenica 9 ottobre, mentre nelle strade e nelle piazze della Capitale andava in scena la manifestazione dell'Unione di centrosinistra, nel silenzio dei media nostrani, il premier laburista - socialista, di sinistra - Tony Blair ha dimostrato di essere uno statista con gli attributi, espressione che implica talvolta - è questo è uno dei casi - il coraggio di riconoscere di essersi sbagliati e di fare marcia indietro. Virtù che vanamente cercheremmo nei Fassino, nei Rutelli, nei Prodi, e non sprecheremo altre parole per spiegare perché, chi vuol capire capisca. La novità sta nel fatto che Tony Blair ha avuto il coraggio e l'onestà di riconoscere che il protocollo di Kyoto, ovvero, in buona sostanza, la pretesa di combattere l'«effetto serra» (la cui perniciosità, peraltro, è ancora tutta da dimostrare, così come le sue relazioni con le attività umane) imponendo ai singoli Stati di ridurre le emissioni di gas presunti nocivi, è un provvedimento sbagliato, basato su presupposti illusori e destinato a sicura sconfitta.

La posizione di Tony Blair è innanzitutto caratterizzata da un sano realismo: «Nessun Paese - ha dichiarato il premier britannico nel corso di una conferenza organizzata a New York dall'ex-presidente Bill Clinton - ridurrà la propria crescita o i propri consumi, malgrado gli allarmismi ecologisti». L'onestà intellettuale e politica del primo ministro inglese, il quale ha detto senza mezzi termini che «il protocollo di Kyoto non potrà mai funzionare», è davvero indiscutibile: «Ho cambiato idea, riguardo a questo tema, rispetto a due o tre anni fa. Ritengo che se dobbiamo agire, dobbiamo essere innanzitutto crudamente onesti riguardo alle politiche che stiamo per mettere in atto». «La verità - ha dichiarato ancora Blair - è che nessun Paese è disposto a limitare la propria crescita o i propri consumi in nome di un problema ambientale a lungo termine».

Un altro aspetto clamoroso della notizia, che rende tanto più inverecondo e spregevole il comportamento censorio dei media italiani, è il fatto che le dichiarazioni di Blair lo pongono probabilmente su posizioni ancora più radicali di quelle di Bush. Quest'ultimo, infatti, riconosce che il riscaldamento globale è conseguenza delle attività umane. La presa di posizione di Tony Blair, diversamente, sembra molto più focalizzata sul protocollo - contro il protocollo - in quanto tale. Il documento impone dure restrizioni ai Paesi industrializzati, in particolare a quelli esterni all'Unione Europea, come la Cina e l'India. Malgrado se ne sia parlato a lungo e approfonditamente su questa rivista, ricordiamo che il protocollo di Kyoto prevede una riduzione del 5,2% dei cosiddetti «gas serra» entro il 2012 rispetto ai livelli del 1990. Nel caso dell'Inghilterra, l'obiettivo individuale di riduzione è del 12,5% entro il 2012 - con quali probabilità di successo, non è difficile per ciascuno immaginare.

Alcuni polemisti, ci informa il London Sunday Telegraph, non sono ancora soddisfatti delle restrizioni che il protocollo imporrà, e affermano che, anche se attuato, la riduzione dei cosiddetti «gas serra» risulterà così ridotta che sarà come se non fosse stato sottoscritto nessun trattato. Tony Blair ha risposto che il protocollo di Kyoto, il quale scadrà nel 2012, non sarà affatto confermato da un trattato analogo: «La soluzione per l'effetto serra - ha dichiarato - non consisterà in un successivo trattato, ma nell'introduzione di incentivi su larga scala che inducano a un minore utilizzo dell'energia». Riguardo a pagliacciate come il protocollo, la risposta di Tony Blair è stata inequivocabile: «Ad essere sincero, non penso che la gente, almeno in breve termine, sia disponibile a nuovi trattati a lungo termine come il protocollo di Kyoto».

Le dichiarazioni del primo ministro britannico rappresentano una vera inversione a 180°, e senza dubbio hanno lasciato basiti gli stessi esponenti del partito socialista - Labour Party - del quale Blair è leader, e ai quali ha indirizzato quell'ammonimento di cui sopra, così poco usuale nel mondo politico di altri Paesi: «Credo che inizieremo ad agire con la stessa "brutale onestà" con cui siamo abituati a trattare in politica».

! Giorgio Bianco
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