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Rino Cammilleri I mostri della ragione (II)recensione di Paolo Smeraldi - 28 ottobre 2005 Rino Cammilleri si è ormai conquistato un posto di primo piano fra gli scrittori ed i giornalisti di estrazione cattolica che hanno scelto la difficile strada dell'apologetica, genere di frontiera dove le verità del cristianesimo sono spiegate ad atei e credenti facendo appello alla ragione ed alle acquisizioni degli scienziati più accreditati nelle varie discipline. La prima versione de I mostri della ragione era stata pubblicata nel 1990; in questo secondo volume, interamente rielaborato, Cammilleri analizza a fondo i danni causati dai tentativi di applicare alla realtà dell'uomo le varie utopie che nei secoli hanno visto la luce. Nell'introduzione Vittorio Messori affronta il tema del rapporto fra utopia e cattolicesimo. L'anelito ideale che muove i cattolici, il desiderio di operare nella società per migliorarla, non diviene un progetto coercitivo di rivoluzione da imporre agli altri perché temperato dal realismo e dal desiderio di rispettare il libero arbitrio. Messori sottolinea come il modello della comunità monastica, i cui aderenti condividono i beni e le fatiche giornaliere in maniera quasi totale, non sia proposto dalla Chiesa come uno stile di vita a cui tutti indistintamente debbano tendere, ma sia lasciato alla libera adesione dei fedeli. Più che un saggio organico, il testo di Cammilleri è un'antologia del pensiero utopico; questa scelta contribuisce a rendere vivace la narrazione. Ne risulta una raccolta di notizie curiose, che suggeriscono chiavi di lettura e rimandano ad ulteriori approfondimenti. Uno dei primi modelli analizzati è quello di Sparta; la città era organizzata secondo un rigido sistema di caste, al cui vertice si trovava la minoranza degli spartiati, dediti unicamente all'arte della guerra. La vitalità di Sparta era garantita solo dalla continua sottomissione di nuove popolazioni, che andavano ad ingrossare la casta servile degli iloti. Il modello di Sparta, città guerriera per eccellenza, fu amato da Robespierre e da Hitler e rimane l'esempio di una società utopica effettivamente realizzata, sia pure a costo di enormi sacrifici umani. D'altronde, proseguendo nella lettura, appare evidente che raramente utopisti ed ideologi hanno dato particolare importanza alle sofferenze dei loro simili. Seguendo il filo rosso della follia da un continente all'altro, Cammilleri cita la civiltà Inca, dove tutto era controllato dallo Stato. La vita dei sudditi degli Incas era scandita in periodi pluriennali, durante i quali dovevano svolgere determinate mansioni; i vestiti - tutti uguali - erano forniti dallo Stato, il pranzo e la cena avevano orari fissi, le porte delle case dovevano rimanere aperte per permettere agli ispettori di verificare il rispetto delle norme. Anche gli Aztechi, con la pratica su larga scala della guerra, della schiavitù e dei sacrifici umani, vivevano in un regime disumano, dove alle persone deformi poteva capitare di finire in apposite gabbie nello zoo di Montezuma. Cammilleri dimostra che la ferocia di questi imperi ed il loro rigido centralismo furono la vera causa della loro rapida sconfitta da parte dei conquistadores, appoggiati dalla popolazione locale, stanca di subire vessazioni. Confutando la vulgata diffusa, che vuole i cattolici schiavisti per eccellenza, Cammilleri ricorda che i gesuiti furono allontanati dalle loro missioni d'Oltremare proprio per l'impegno profuso a favore della libertà degli indios. Anche nell'Europa dell'età moderna non mancarono tentativi più o meno cruenti di realizzare modelli utopici. Notevole il caso di Jan Bockelson, profeta anabattista che nel 1534 instaurò a Münster un regime ispirato a precetti religiosi. Dopo l'iniziale distruzione delle chiese e delle torri cittadine, egli si diede a creare istituzioni originali come il matrimonio obbligatorio per tutti, compresi i religiosi, i vedovi e gli stranieri. La musica fu proibita, la bestemmia punita con la pena di morte; a chi nascondeva gioielli - mancanza meno grave delle precedenti - veniva tagliata parte della testa. Mentre la città veniva assediata ed isolata, all'interno si verificarono casi di cannibalismo; nel 1535 infine fu espugnata e tutti gli anabattisti maschi furono uccisi. Non potevano mancare alcuni capitoli dedicati alla rivoluzione francese, madre di molti sconvolgimenti dell'età contemporanea. Cammilleri parte da lontano, ricordando come molte delle idee giacobine (egualitarismo, dominio della ragione, ateismo, violazione o eliminazione della proprietà privata) fossero già state enunciate dagli illuministi. In un pamphlet del 1755 attribuito a Diderot si sosteneva la necessità di tornare allo stato di natura, da cui l'umanità era decaduta a causa della proprietà privata, secondo un programma in tre fasi; abolizione della proprietà privata, trasformazione di tutti i cittadini in dipendenti dello Stato, istituzione del lavoro obbligatorio. In quel periodo comparve anche «Il vero sistema» del monaco benedettino Lèger-Marie Deschamps; questo religioso un po' particolare sosteneva che solo la materia esiste, mentre Dio non sarebbe altro che una proiezione della mente umana. Anche Deschamps teorizzava l'abolizione della proprietà privata in vista del «paradiso in terra», in cui l'uomo avrebbe vissuto senza preoccupazioni di alcun genere, condividendo tutto ed aspettando di reincarnarsi. All'apice della rivoluzione, Cammilleri conduce il lettore ai piedi di «Santa Ghigliottina», per ricevere la triplice aspersione con il sangue di Luigi XVI appena decapitato, una sorta di laica perversione della benedizione. Comunismo e tecnocrazia, nazismo e salutismo, pavimenti geometrici e cimiteri monumentali, profezie ed anticristi: gli ingredienti sono quelli dei romanzi alla moda, ma Cammilleri non cede alla tentazione di spiegarci l'ennesimo grande complotto, mantenendo uno sguardo ironico che rende il libro gradevole e di facile lettura.
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Ragionpolitica, periodico on line n.133 del 28/10/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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