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Antagonismo sociale, la maschera del nulladi Pietro De Leo - 28 ottobre 2005 In questi giorni abbiamo assistito a due fatti importanti nella loro gravità: l'assedio al sindaco di Bologna da parte di circa duecento antagonisti (molti dei quali, a quanto pare, provenienti dalle facoltà occupate) e l'assalto alla chiesa di Torino. Non possiamo, di fronte a simili atti, parlare di dissenso. Il dissenso prevede la non delegittimazione di ciò da cui si prende le distanze, ma prevede soltanto l'esternazione di una differenza di contenuto. Qui, invece, è diverso. Qui si manifesta la volontà di distruggere, di imporre una cultura fatta di sopraffazione e di illegalità sull'intero corpo sociale. Prendendo di mira un'istituzione quale il Comune di Bologna e compiendo atti inaccettabili sul sagrato della parrocchia torinese, gli antagonisti hanno lanciato una vera e propria sfida alla società. Credo che ora sia piuttosto chiaro che non si parla più di arcobaleni e di messaggi di pace, ma esclusivamente di nichilismo. E' l'esaltazione del negativo. Non basta ciò che è legittimo: manifestare e gridare slogan davanti ad un edificio in cui si svolge la vita politica di una città; non basta, se non si ha fede o se non ci si sente vicini alla Chiesa, astenersi dal partecipare alla vita della comunità cristiana. Bisogna scontrarsi con la polizia, orinare sul sagrato, bestemmiare, creare scompiglio e soprattutto turbamento nei confronti della società. Hanno sempre detto di volerla cambiare, questa società, ma non si capisce come possano farlo alimentando uno scontro perenne. E' chiaro che la responsabilità di questi fatti è solo e soltanto di chi scende in piazza in questo modo. Però una certa connivenza da parte della politica c'è. In questi anni una parte della sinistra ha legittimato tutto ciò che fosse buono per andare contro il governo. Ha confuso il tentativo di democratizzare gli estremismi attraverso il dialogo con una continua accettazione di gesti e messaggi inqualificabili, che nulla hanno a che fare con la cultura politica. E una certa responsabilità è anche di molti insegnanti, che non hanno insegnato il confine tra l'impegno, il giusto ruolo di «pungolo» che una giovane generazione deve avere, e la degenerazione inconsapevole verso una tendenza massimalista. E questi sono i risultati: una parte, pur piccola, molto piccola, ma rumorosa e pericolosa, della giovane generazione che non ha contenuto e agisce per pregiudizi, senza limiti. Né futuro.
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Ragionpolitica, periodico on line n.133 del 28/10/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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