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I «ragazzi del 2005»

di Riccardo Meynardi - 28 ottobre 2005

Sono sgomento. Francamente, sono sgomento. Ed è tutta colpa di una pagina apparsa su Repubblica il 27 ottobre, in cui viene dipinto un ritratto di alcuni giovani partecipanti alla manifestazione contro la riforma Moratti del giorno prima. Vorrei saper resistere alla tentazione di riscrivere di seguito alcuni passi dell'articolo in questione, ma proprio mi è impossibile. Il titolo ha, già di per sé, qualcosa di strabiliante: «Al corteo come un videogame». Rispecchia perfettamente il contenuto della pagina. Eccolo:

Generazione clic, è un attimo. «Clicca dai, clicca. Rivediamolo». Rivediamo sul computer la guerra di ieri. «Ecco qui è quando siamo entrati dal vicolo, qui quando ci siamo infilati nel cinema. Li abbiamo schivati per un pelo». Rewind, fai rewind. «Ecco vedi: il poliziotto è là. Lo vedi che tiene il manganello alla rovescia? Così fa più male. Noi eravamo scappati da quella stradina laggiù in fondo». Stop, vuoi fare restart? Parlano la lingua del computer, lo usano come il terzo braccio. Rivisti sullo schermo sembrano l'esercito di un videogame. Warcraft. Il giorno dopo se la raccontano così, seduti sui gradini della Sapienza: «Siamo entrati nel vicolo perché era l'unico varco, quando abbiamo visto che in fondo era chiuso abbiamo ripiegato a destra, abbiamo aspettato un po', poi il campo era sgombro, allora via». Con leggerezza, senza violenza. Una guerra, ma di abilità: chi ha la strategia migliore passa di livello. Level five, adesso. Gli agenti in tenuta antisommossa. Cambiare strategia. Cambiare itinerario, se vuoi saltare clicca qui. Vent'anni, ventidue. Vanessa, Chiara, Denise. Quasi tutte ragazze. Fisica, Scienze politiche. Hanno pantaloni militari a vita bassa braccia magre piercing in bocca. Un po' Lara Croft, t'immagini che sappiano anche camminare sui muri come Matrix. I compagni di corso, specie quelli un po' più vecchi, le guardano a bocca aperta e poi dicono: «Toste, no?». Tostissime, auguri. Però gentili e ben educate, anche. Buoni studi, licei. Famiglie a casa che aspettano per pranzo, spesso.

Dipende dai punti di vista. Per la giornalista che ha scritto su Repubblica probabilmente è una grande qualità quella di interpretare una manifestazione nel centro di Roma come fosse un videogame. Per altri non lo è affatto. Per altri è agghiacciante. Parlano di livelli di difficoltà: con gli agenti di polizia in tenuta antisommossa il livello di difficoltà è maggiore. E' un gioco. Era difficile immaginare che la puerilità impiegata nel recitare slogan per lottare contro le istituzioni arrivasse a tal punto. Prendono con leggerezza, come scritto nel testo, atti gravi, pesanti, come sono le occupazioni e le manifestazioni di piazza. Stanno promuovendo una manifestazione di restaurazione, affinché tutto rimanga così com'è, affinché le università abbiano ancora i loro potentati, affinché non diminuiscano gli sprechi.

Il linguaggio utilizzato purtroppo non è un caso isolato su Repubblica, ma fa parte di un continuo tentativo di uniformare una massa, di renderla un oggetto solo, per dimenticare che è formata da tanti soggetti. Una sorta di standardizzazione strumentale. E' una forma di politica: cercano di mitizzare e stereotipare degli studentelli che sognano una rivoluzione, credendola un gioco, al fine di creare degli esempi da seguire ed imitare, delle figure da ammirare perché «tostissime».

Una strategia di sinistra, molto di sinistra, che negli ultimi anni è stata intrapresa diverse volte per tentare di recuperare un popolo seguace, un popolo che vada a colmare il vuoto lasciato da quello scomparso con le trasformazioni economiche e sociali del dopoguerra, un popolo qualsiasi, basta che vada sui giornali e porti voti. Infatti il sottotitolo è: «Nelle aule della Sapienza, il giorno dopo, i "ragazzi del 2005" preparano la lotta alla riforma». I «ragazzi del 2005» sono già interpretati come una massa, per tanto manipolabile e mitizzabile a piacimento. Non viene riconosciuta l'individualità, ma solo l'uniformità.

! Riccardo Meynardi
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Ragionpolitica, periodico on line n.133 del 28/10/2005
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