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Nichilismo a sinistradi Gianni Baget Bozzo - tratto da Panorama del 28 ottobre 2005 Con il congresso del Nuovo Psi tutti i partiti storici della Repubblica italiana costituiscono un solo schieramento. Quale sia la sua unità è difficile dirlo. Esso è tenuto insieme soltanto dalla volontà di far finire la vicenda politica di Silvio Berlusconi, di cancellare un dodicennio della politica italiana. Ma nel contempo anche i partiti della Prima Repubblica sono profondamente cambiati: da partiti ideologici sono divenuti memorie storiche, più frammenti di partiti che partiti in senso proprio. Di qui il loro singolare silenzio su ogni prospettiva politica, su ogni programma, su ogni determinazione della loro identità collettiva. Si poteva pensare che, per contrasto con l'americanismo del leader della Casa delle Libertà, il punto di riferimento fosse una più marcata accentuazione del riferimento all'Europa. Ma anche questo è difficile a definirsi. Dopo la bocciatura in Francia e in Olanda del referendum sul Trattato costituzionale, l'Europa ha cessato di essere una identità ed è divenuta una realtà e una necessità subita. Non a caso, pur avendo come leader l'ex-presidente della Commissione europea, il tema europeo non compare nella campagna elettorale dell'Ulivo. D'altro lato, la vicenda tedesca ha messo in luce che la Germania stessa, punto di riferimento dell'unità europea, è anch'essa in grave difficoltà nazionale e non è in grado di gestire troppo il suo presente in una Comunità europea a cui non corrisponde più il sentimento dei popoli. Anche le elezioni polacche parlamentari e presidenziali hanno visto emergere partiti che mettono l'accento più sui problemi nazionali che sull'apporto che ad essi può fornire l'unità europea. E' persino singolare che un partito, la Margherita, il cui quotidiano si chiama Europa, veda ora il futuro del centrosinistra in un partito democratico concepito all'americana. E questo dopo che la Margherita aveva accentuato la sua differenza politica e culturale dal resto della coalizione, sino a far cadere il progetto dell'Ulivo come unico partito di Ds e di Margherita. E dopo che veniva introdotto in Italia il sistema proporzionale, a cui il partito guidato da Rutelli si era detto sostanzialmente favorevole, e che respingeva soltanto perché proposto dalla sola maggioranza a fine legislatura. Accade così il paradosso che non ci sia nessuna prospettiva politica comune ai partiti dell'opposizione. Tutti i partiti della storia della Repubblica non hanno altra prospettiva che cancellare Berlusconi. Sono un bell'esempio di nichilismo politico. Al contrario, curiosamente la maggioranza si presenta con i programmi del governo con le sue realizzazioni, cioè con un insieme imponente di riforme, avendo come suo merito l'aver gestito la più difficile congiuntura politica degli ultimi decenni: il cambio della moneta e l'impatto della globalizzazione. Cancellare le leggi di Berlusconi è certamente possibile se l'attuale opposizione diventasse maggioranza, ma la sinistra nulla indica sul come le sostituirebbe e quale accordo tra i vari frammenti di partiti che la compongono sarebbe possibile raggiungere. Si tratta perciò di una totale unità attorno al nulla. Su Costituzione, giustizia, lavoro, immigrazione l'opposizione tace. E le possibili varianti all'interno di essa sono amplissime, lo si vede nel caso Cofferati a Bologna, che ha già fatto scoppiare un radicale conflitto tra il sindaco e Rifondazione Comunista. L'accordo di tutti con tutti può significare la guerra di tutti contro tutti.
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Ragionpolitica, periodico on line n.133 del 28/10/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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