RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Sindacati a confronto: ex Germania Est-Italia

di Carlo Cerofolini - 4 novembre 2005

In occasione del 16° anniversario della caduta del muro di Berlino (09/11/1989) e dell'implosione del comunismo in Europa, si riportano alcuni passi scelti da un libretto edito a Berlino Est nel 1986 nell'ex Germania Est o Repubblica Democratica Tedesca (RDT o DDR), in cui si esalta il ruolo dei liberi sindacati di quell'ex Paese comunista e che veniva inviato direttamente nei paesi occidentali dal regime retto dal despota Honecher, al fine di far conoscere al mondo, evidentemente oppresso dal capitalismo, in quale Eden vivessero i comunisti tedeschi, grazie - si fa per dire - anche al non indifferente e positivo apporto dei sindacati, e dai quali si capisce benissimo lo stretto legame che c'era fra quei sindacati unitari ed il potere comunista ortodosso. Tutto questo deve servire anche per meglio capire se la nostra realtà assomigli più a quella dei paesi a socialismo reale piuttosto che a quella delle grandi democrazie occidentali e quindi porre in essere i correttivi del caso.

I sindacati nell'ex Germania dell'Est

  • I complessi diritti e doveri dei sindacati della RDT, il loro essenziale contributo al progresso della società socialista, alla crescita economica e alla prosperità del popolo trovano radici indistruttibili nella Costituzione e nel Codice del diritto del lavoro. Essi hanno diritto alle partecipazioni, ai dibattiti ed alle decisioni su questioni politiche ed economiche dello stato, che vede rappresentati i sindacati nei suoi massimi organi direttivi (art. 44 Costituzione ex RDT ndr). Ai sindacati viene garantito il diritto di partecipazione alla programmazione e alla gestione del processo produttivo nelle aziende e negli enti pubblici. Essi hanno anche un'alta responsabilità sociale per l'elevazione del livello di vita materiale e culturale dei lavoratori. Nella RDT la classe operaia detiene il potere politico e gestisce lo stato assieme ai suoi alleati, cioè ai contadini, agli intellettuali ed alle forze appartenenti ad altri ceti sociali. Le ricchezze economiche del paese si trovano nelle mani del popolo. Sulla base di questa realtà i sindacati svolgono il ruolo da responsabili ed autorevoli protagonisti del progresso della società e dello Stato.
  • L'unità, la libertà e l'autonomia sindacale si sono dimostrate pienamente conformi alla volontà esplicita della stragrande maggioranza degli operai ed impiegati. Ciò ha permesso che la FDGB potesse diventare la più grande organizzazione dei lavoratori e far valere il suo diritto di partecipazione alle decisioni in tutte le questioni della programmazione e della strategia economica, in tutti i problemi che riguardano le condizioni di vita e del lavoro.
  • Nel sistema socialista il fine del processo produttivo è quello di garantire il continuo miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori, ed un sempre migliore appagamento dei bisogni materiali e culturali dei cittadini. In questo senso i sindacati partecipano coscientemente alla realizzazione di questo obbiettivo.
  • Benché il ruolo e le funzioni specifiche dei sindacati e quello del partito della classe operaia (SED = partito comunista ndr) siano diversi essi si muovono sulla stessa piattaforma sociale, sulla stessa base teorica ideale. Sin dall'inizio essi hanno aderito agli stessi obbiettivi politici, realizzandoli nella collettiva opera di costruzione del sistema socialista nella RDT. Nel corso di questo processo si è andato sviluppando uno stretto rapporto di fiducia fra il partito ed il sindacato.
  • I sindacalisti danno netta espressione alla loro opinione secondo la quale l'accumulazione di armi non significa maggiore sicurezza, anzi comporta un acuirsi delle tensioni nel mondo. (omissis) I sindacalisti considerano le proposte sovietiche, che vedono la liberazione del mondo delle armi nucleari entro l'anno 2.000 (sic), e il programma di disarmo presentato in questo contesto una piattaforma sulla quale si può costruire uno schieramento sindacale contro il pericolo dello sterminio dell'umanità in una guerra nucleare. Insieme ai sindacati sovietici la FDGB si adopera per la realizzazione di questo programma di pace e di disarmo. Questo programma pone sotto gli occhi di tutti che l'Unione Sovietica si impegna con tenacia per il risanamento della situazione internazionale.

I sindacati in Italia

Tutte queste dichiarazioni pregnanti e roboanti, tutto questo potere dei sindacati e commistione di ruoli nello Stato e nella società indubbiamente hanno contribuito a portare la RDT e tutti i paesi comunisti a immani disastri economici, sociali, ecologici, ecc.., quindi questa è senz'altro una via da non seguire. Certo, sia nella ex Germania Ovest ed ora nella Germania riunificata, i sindacati hanno partecipato e partecipano attivamente alla gestione economica del Paese, però ben altre sono le tradizioni e le regole che muovono questi sindacati rispetto a quelli italiani: basti per esempio sapere che per proclamare uno sciopero in Germania occorre fare delle votazioni a scrutinio segreto in cui una maggioranza qualificata di lavoratori si deve esprimere su cosa fare; inoltre le giornate di sciopero vengono rimborsate agli scioperanti dai sindacati stessi; senza poi contare che questi sindacati mai si sono rifatti né all'ideologia marxista ed all'internazionalismo, né al catto-pauperismo piagnone ed ecumenico, ma hanno sempre avuto saldo e forte il senso dello Stato ed il senso di appartenenza, con l'obbiettivo di perseguire il più possibile il bene comune e mai il male altrui.

Pur tuttavia ora anche questo modello mostra tutti i suoi limiti e va ripensato, perché - parafrasando Churchill - si potrebbe affermare che il capitalismo ed il libero mercato sono assai discutibili, però non esiste niente di meglio e quando se ne violano le regole, prima o poi i nodi vengono al pettine. Quanto sopra nella ex RDT era sancito da norme precise, proprio quasi come ora lo è in Italia, anche se non a quei livelli di pervasività, dove i sindacati, soprattutto quelli confederali (Cgil, Cisl, Uil) - oltre ad introitare ogni anno circa un miliardo di euro tramite i CAF, patronati, distacchi di personale, ecc., dallo Stato - partecipano a pieno titolo e da posizioni di forza, non a trattative inerenti rinnovi contrattuali e trattamenti pensionistici dei lavoratori rappresentati, ma a piani industriali ed alle decisioni politiche ed economiche della Nazione - legge finanziaria compresa - pur rappresentando una minoranza dei lavoratori attivi (circa il 25%).

A riprova di questo si può rilevare come molte leggi o riforme di una certa rilevanza sociale o economica, fatta negli ultimi decenni, hanno avuto o il placet o la non «belligeranza» dei sindacati (confederali), quando non sono stati loro stessi fautori od aspiratori delle medesime, condizionando spesso nelle decisioni i vari governi. Provvedimenti che non possono non avere contribuito a farci avere sia il primo debito pubblico del mondo, senza essere la prima nazione più industrializzata, sia un'altissima voragine pensionistica, senza per questo avere pensioni medie decorose ma anzi via via sempre più erose nel potere d'acquisto (pensioni d'annata), con l'aggiunta di stipendi modesti, a fronte di molti, troppi, privilegi degli appartenenti alle categorie forti. Comunque per capire già da ora - ammesso che ce ne sia bisogno - da che parte pendono i sindacati (confederali) in Italia, le cifre che indicano le ore perse per sciopero sono illuminanti: nel quadriennio 1996-2000, con i governi di sinistra, 120 mila ore medie annue; mentre con il governo Berlusconi, di centro destra, nel quadriennio 2001-2004 le ore sono state ben 12 milioni, cioè ben 10 mila volte di più mediamente ogni anno, la maggior parte delle quali non legate a vertenze contrattuali, ma dovute a motivi politici.

E sì che durante i governi della sinistra i lavoratori hanno dovuto ingoiare delle riforme non da poco: quella delle pensioni; «pacchetto» Treu del mercato del lavoro, che ha introdotto la precarizzazione, ecc.. Quindi attenzione a non continuare su questa strada scivolosa (qualche correttivo va trovato), perché il modello RDT potrebbe tra breve attenderci, specie se le sinistre vincessero anche la prossima competizione elettorale per le politiche. Gli italiani sono avvertiti.

! Carlo Cerofolini
Gli ultimi commenti
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.134 del 4/11/2005
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata