|
|||||||
|
|
Il mio compagno di scuola è stato un kamikazedi Riccardo Meynardi - 4 novembre 2005 Ciao, mi chiamo Hamid e ho dieci anni. Sono nato a Kirkuk, in Iraq, e qui voglio vivere la mia vita. Voglio continuare a giocare a pallone con i miei amici, nel piazzale di fronte alla casa di Hussam, sporcandomi le gambe di polvere e sbucciandomi le ginocchia per recuperare la palla e fare gol. Il sole, in questo periodo dell'anno, inizia ad essere meno caldo, più sopportabile. Magari si può dire che sia caldo per lo spirito, con i suoi raggi bassi e arancione scuro, che la sera disegnano lunghe le nostre ombre sulla terra. Ho sete durante una partita di pallone, ma per nulla al mondo smetterei di giocare. Ogni tanto, però, siamo obbligati a smettere, i nostri padri ci richiamano a casa per mangiare, o per recitare la preghiera ed ascoltare le storie dei nostri eroi preferiti. Poi voglio continuare a giocare con Abdallah, il mio migliore amico. Con lui mi diverto tantissimo, andando ad esplorare le case abbandonate o distrutte dalle bombe. Un giorno abbiamo trovato un pozzo abbandonato, ma ancora pieno d'acqua. Non è stato affatto facile raggiungerlo, era in mezzo ad un cortile pieno di macerie, c'era anche un' automobile con tutti i vetri rotti. L'automobile l'ho scoperta io, Abdallah si è messo al posto di guida e io facevo finta di sparare ai soldati dal finestrino. Poi abbiamo cercato un secchio ed una corda per prendere l'acqua in fondo al pozzo. Alla fine ce l'abbiamo fatta, e con quell'acqua abbiamo bevuto e ci siamo rinfrescati la testa e le braccia. Poi voglio continuare ad andare al parco giochi. Il parco giochi sta in una piazza grandissima, tutta circondata da case basse e bianche. Alcune hanno le finestre rotte e quasi tutte hanno delle assi di legno per poterle chiudere quando ce n'è bisogno. In mezzo alla piazza ci sono tre altalene e uno scivolo, questo è il parco giochi. Sullo scivolo si può andare solo al mattino, quando il sole ancora non batte sulla lamiera. Al fondo dello scivolo c'è una piccola buca, scavata dai piedi dei bambini che battono a terra per attutire il colpo e per darsi lo slancio e ripartire di corsa. Ci sono tanti bambini che giocano qui, con loro parlo sempre e ci raccontiamo le storie che sentiamo dai nostri genitori. Hussan, una volta, mi ha fatto vedere delle fotografie di alcuni degli eroi delle nostre storie. Le ha chiamate figurine. C'erano delle foto di soldati valorosi, che sanno usare il fucile molto meglio di noi. Ma il nostro maestro ci ha detto che non bisogna avere fretta e che anche noi impareremo a sparare senza mai sbagliare. Poi ci sono anche delle figurine di ragazzi come noi, di bambini che ora si chiamano «shahid», anche loro sono eroi e per questo hanno guadagnato il paradiso. Ieri non sono andato a giocare. Io e mia madre siamo rimasti in casa tutto il giorno. Ieri mattina presto, infatti, si è sentita un'esplosione fortissima e mio padre ci ha detto di non uscire, sarebbe andato lui a vedere cosa era successo. Poi ci ha raccontato che Kirkuk ha un nuovo eroe, un nuovo «shahid», e dobbiamo essere contenti di questo, non dobbiamo ascoltare tutte quelle persone che piangono e dicono che non è giusto. Un bambino, proprio come me, è corso in contro ad una fila di macchine di infedeli. Correva con le braccia protese in avanti e gli occhi spalancati. Piangeva, ma il suo cuore era tranquillo. Appena è stato vicino alle macchine della polizia, vicino ai traditori, ha fatto esplodere la sua cintura ed è scomparso, è andato in paradiso. Oggi sono andato al parco giochi, e anche nel piazzale davanti a casa di Hussam, ma non ho trovato Abdallah. Non c'era da nessuna parte. Il mio migliore amico, ora è il mio eroe. Io voglio continuare a vivere la mia vita. Voglio anch'io una cintura come la sua, che mi renda un martire, un eroe. Quella poesia dice: «vedo la mia morte e mi affretto verso di lei». È la poesia degli «shahid», è la mia vita. Voglio viverla. Hamid.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.134 del 4/11/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||