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Tav: quando l'ambientalismo è solo un pretesto

di Sara Franchino - 4 novembre 2005

Val di Susa. Tutti abbiamo in mente i disagi, i no imperativi, imposti non si sa bene a quale titolo, e la violenza delle proteste contro l'apertura dei cantieri sulla tratta ad alta velocità (Tav) che consentiranno la realizzazione del collegamento tra Torino e Lione. Ancora una volta abbiamo letto sulla stampa di scontri animati con le forze dell'ordine, tra le cui fila non sono mancati i feriti. Ancora una volta abbiamo rivisto, tramite le immagini riportate dai telegiornali, le solite scene di contestazione, le stesse che si sono ripetute a fotocopia negli ultimi anni, sotto diverse bandiere e motivate dai più svariati pretesti.

Ai girotondini si sono alternati i no-global, dunque gli arcobalenati pacifisti, poi incappucciati, mentre ora par che vadano per la maggiore gli ecologisti del no allo sviluppo e al progresso. E d'altronde, si sa, le tendenze dell'ultima moda sono sempre soggette a repentine variazioni: quando il multi-color stufa, meglio passare ad un bel verde ambientalista, che fa molto nature...Tuttavia ben fermi sono rimasti obiettivi e finalità, accomunati dal solito comun denominatore, in verità ormai monotono e noioso: l'intolleranza ad un Governo, legittimamente votato dalla maggior parte degli italiani. Un'antipatia viscerale, come un'allergia, i cui sintomi si manifestano in un odio cieco che prevale su tutto: sull'interesse nazionale, come sugli stessi principi scanditi in maniera contraddittoria negli slogan di cui gli anti-Berlusconi si fanno promotori.

E' dunque così che, alimentati da tale stato d'animo, negli scorsi giorni un gruppo di abitanti della valle torinese, che rappresenta il pensiero di una esigua minoranza della popolazione locale (come ammesso dal Presidente della Regione Piemonte, supportato da uno schieramento di centro sinistra), ha pensato bene di paralizzare le linee ferroviarie ed i collegamenti stradali per protestare contro la realizzazione di una delle opere pubbliche di maggior importanza commerciale, ambientale e turistica in programma.

Un progetto che consentirà di incidere positivamente sull'inquinamento ambientale, per via della conseguente riduzione del trasporto su gomma e che si inserisce in un discorso internazionale ben più ampio e cioè quello del Corridoio 5. Una rete intermodale, capace di abbassare ulteriormente i tempi ed abbattere notevolmente le distanze, permettendo una reale integrazione fra i popoli europei. Una avvenieristica via che attraversando tutta l'Europa, da est a ovest, collegherà Lisbona con Kiev, interponendo tra le due città solo 8 ore di viaggio. Un progetto ambizioso in cui l'Italia rientra, senza correre più il rischio di rimanere esclusa dal passaggio dei grandi traffici commerciali, con le negative conseguenze economiche, turistiche ed ambientali che tutti possiamo facilmente immaginare. E ciò solo grazie alla sensibilità di questo Governo, che col suo intervento è riuscito anche a risolvere le ultime riserve, come quelle espresse dai paesi Balcanici, spaventati dal grande investimento necessario.

Tuttavia pare inutile ricordare ai sedicenti ambientalisti, protagonisti delle azioni di disturbo di questi giorni - che speriamo non siano della stoffa di coloro i quali la scorsa settimana per una campagna a favore dell'energia pulita hanno pensato bene di danneggiare la barriera corallina filippina - che gli uomini nella loro storia da sempre hanno costruito strade e vie di scambio, per permettere ed incrementare i traffici commerciali o che quelle stesse vie, poggiate migliaia di anni fa, oggi vengono guardate quali prodigi civili e ingenieristici e tutelate come patrimonio storico-archeologico.

Impossibile spiegare loro, improvvisati ecologisti del no assoluto, che alla circolazione delle merci su gomma conseguono danni ambientali ben più gravi di quelli che imputano alla realizzazione del collegamento ferroviario fra Torino e Lione. Sul cui lamentato e temuto danno occorrerebbe poi aprire una parentesi ulteriore, visto che, proprio per limitare al massimo l'impatto ambientale è stata prevista la realizzazione di un tunnel transfrontaliero di 53 chilometri sotto le Alpi. Assurdo, poi, pensare di riuscire a convincerli che le uniche risposte possibili ad una effettiva tutela ambientale vengono dal progresso tecnologico e infrastrutturale. Stupido ritenere di poter far leva sul loro amor di Patria e la necessità di tener fede agli impegni internazionali presi. Assolutamente senza senso credere di poter contare sulla responsabilità dei vari Pecoraro Scanio, che ovviamente non si sono lasciati sfuggire l'occasione per appoggiare i protestanti e condannare l'operato della polizia.

! Sara Franchino
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Ragionpolitica, periodico on line n.134 del 4/11/2005
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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