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numero 280
6 marzo 2008
 
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La Margherita sfiorisce

di Gianni Baget Bozzo - tratto da Panorama del 4 novembre 2005

Il combinato congiunto del proporzionale e delle primarie ha creato una grande confusione a sinistra. Il proporzionale ha distrutto l'Unione perché, togliendo il maggioritario, ha reso inefettuale la concordanza di tutti i partiti nell'indicazione del candidato premier. L'elettorato dell'Unione non esiste dunque più, se non nella convergenza dei singoli partiti. Per altro verso, le primarie hanno dato l'impressione che un elettorato del centrosinistra esista e sia attivo, visto che la partecipazione è stata così alta e fondamentalmente così unitaria. I due segnali appaiono dunque contradditori.

La Margherita ne ha dedotto, contando sul fattore primarie, che esiste ormai un elettorato di centrosinistra indipendentemente dai partiti che lo compongono, che cioè, in sostanza, il corpo elettorale sia più unitario dei partiti dell'Unione. In realtà, le primarie sono piuttosto un risultato dei partiti che dell'elettorato, ma Rutelli ne ha dedotto la conseguenza paradossale che i partiti storici sono superati e può nascere un partito interamente nuovo, che annulli le tradizioni politiche preesistenti in una generica definizione di «partito democratico». La ragione di questa richiesta è molto chiara: si tratta di togliere ai Ds la qualifica riformista-socialdemocratica con cui essi si sono definiti dopo il passato comunista, e di annullare quindi l'identità che essi avevano voluto dare al loro partito nella storia complessiva della sinistra.

Rutelli, così, ha rovesciato interamente la strategia che lo aveva condotto a chiedere il proprio contrassegno nella quota proporzionale del vecchio sistema elettorale e quindi a puntare non su una accentuazione della differenza della Margherita, ma in un inglobamento dei Ds in questa entità fantomatica di cui non si definisce il volto. Lo scopo di Rutelli è anche quello di relativizzare la ricomparsa dell'Ulivo come simbolo comune di Ds e di Margherita. Si tratta, insomma, di addolcire alla Margherita la pillola della sparizione del proprio simbolo dalla lista della Camera dei Deputati, ponendo il problema di cancellare quello che rimane delle tradizioni della sinistra italiana ed europea nei Ds. Ciò vorrebbe dire rompere ogni integrazione europea dei partiti italiani e inquadrare, come suggerisce Amato, il futuribile partito democratico nel foro organizzato dall'ex-presidente Clinton. Così la Margherita, il cui quotidiano si chiama Europa, abbandonerebbe ogni riferimento europeo e cercherebbe le sue sorgenti oltreatlantico.

In realtà, il vero problema è cosa rimanga della identità della Margherita, schiacciata dalla candidatura Prodi e dai Ds, i veri vincitori delle primarie. Che cosa è oggi la Margherita, se non una componente subordinata dell'Ulivo nella forma elettorale e un partito definito nella sua sostanza politica dall'alleanza con i Ds? D'altro lato, la Margherita è un partito post-democristiano che non si definisce tale e deve nascondere la sua identità con un leader di tradizione laica. Le primarie l'hanno schiacciata tra Prodi e i Ds, il proporzionale la obbliga a resuscitare l'Ulivo. E ad aggiungere l'amaro in bocca alla crisi dell'Unione e della lista autonoma, giunge la trasformazione dello Sdi in Partito Radicale anti-concordatario. Duri giorni per la Margherita.

! Gianni Baget Bozzo
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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
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