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numero 280
6 marzo 2008
 
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The Interpreter

di Andrea D'Elia - 11 novembre 2005

Quando Silvia Broome (Nicole Kidman), una traduttrice dell'Onu nata in Africa, ascolta involontariamente un complotto contro un capo di stato, pronunciato in un raro idioma africano, diventa lei stessa il bersaglio dei killer. Nonostante la protezione dell'agente federale Tobin Keller (Sean Penn), per Silvia inizia un incubo; incubo che la porterà in un vortice di violenza, attentati, corruzione e complotti orditi, che hanno come finalità quella di uccidere il dittatore del Matobo, un tempo considerato dalla stessa protagonista (di cittadina matobana) uomo giusto e leale, ma rivelatosi col trascorrere degli anni un tiranno violento e sanguinario.

La vicenda si svolge a New York, nella sede delle Nazioni Unite, enorme struttura considerata territorio internazionale e per questo interdetta all'FBI, che per riuscire a proteggere la nostra protagonista, manda un poliziotto cinico e disturbato, che ha appena subito la perdita della moglie, abituato ad usare metodi poco ortodossi per raggiungere i suoi scopi. Sarà proprio grazie a lui ed ai suoi colleghi che la bella Silvia riuscirà a salvare la sua vita, nonostante i numerosissimi tentativi da parte dei sicari di eliminarla fisicamente.

Il passato di Silvia Broom non è per niente chiaro, i sui trascorsi da cittadina Matobana e convinta attivista nella politica del suo paese natale sono sicuramente elementi incerti ed enigmatici; un fratello che ormai non le scrive più né la cerca, foto reperite dall'FBI che la immortalano con fucile in mano, impegnata nella guerriglia, fanno ricadere su di lei sospetti che la accompagneranno per tutta la vicenda. Il regista Sydney Pollack, riesce abbastanza bene a rendere verosimile una sensazione claustrofobica grazie all'attenzione maniacale per gli interni del palazzo dell'Onu, che sembra essere il terzo protagonista accanto a Sean Penn e Nicole Kidman; lo scenografo Johon Hutman spiega che alla fine non sono state apportate grandi modifiche all'interno delle Nazioni Unite perché le sale del palazzo originale sono pervase da un'atmosfera molto idealistica che doveva restare intatta. Gli interni, quasi un labirinto, sono pieni di stanze e corridoi, scale buie, sale, teatro ideale per una trama volutamente atipica che tiene lo spettatore con il fiato sospeso quasi per tutto il film.

Una pellicola comunque non priva di elementi a mio giudizio poco originali, come l'attenzione esasperata nel far emergere la bellezza dell'interprete, abusando di primi piani allo scopo di far risaltare gli elementi anatomici di «maggior pregio», e l'ovvia e scontata pseudo-storia d'amore tra l'agente federale e Silvia - che comunque stranamente non maturerà (forse lo stesso regista si è accorto in tempo del passo falso)-, e ancora il voler per forza rendere la Kidman una «guerriera» (molto poco credibile). Altro aspetto discutibile è l'improbabile tentativo, da parte del dittatore matobano, di portare con sé la sua pistola durante la conferenza nella sede delle Nazioni Unite, eludendo così, con estrema facilità, gli innumerevoli controlli degli agenti di sicurezza incaricati di controllare e di perquisire accuratamente ogni ospite del noto Palazzo.

Tirando le somme, il prodotto finale risulta piacevole, tenendo presente che l'essenza del film non è tanto il dialogo amoroso tra i protagonisti, ma piuttosto il non dialogo. Ciò che li accomuna è un'angoscia profonda, un passato negativo, e sarà proprio questo elemento che li avvicinerà senza però permettere di aprirsi e confidarsi l'uno con l'altra. La necessità di comunicazione come soluzione ai problemi più personali dell'individuo è la chiave per apprezzare questo film che, seppur diretto in maniera molto «asciutta», riesce a lasciare allo spettatore una sensazione abbastanza positiva.

! Andrea D'Elia
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Ragionpolitica, periodico on line n.135 del 11/11/2005
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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