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La lunga strada per la libertà

di Matteo Gualdi - 11 novembre 2005

9 novembre 1989. La data che ha cambiato il mondo, segnando la fine dell'Impero Sovietico, sembra lontanissima, eppure è ancora molto vicina. Purtroppo la memoria spesso gioca brutti scherzi. Basta qualche anno per dimenticare. E questo ci porta a pensare che certe cose non potranno mai più accadere. Purtroppo, invece, non solo le cose possono accadere di nuovo, ma accadono già. La storia si ripete. In forme diverse, nuove, devastanti. Il male, sconfitto, è cambiato, si è evoluto, ha trovato nuove strade per diffondersi, e sta facendo tante, troppe, nuove vittime.

Come i virus possono mutare, di fronte alle difese del nostro organismo, così il male ideologico cambia aspetto, si trasforma, e diventa sempre più pericoloso. Non solo, ma la stanchezza, pian piano, prende il sopravvento. La voglia di combattere si affievolisce. Ed è questa la cosa più grave. Perché le malattie possono essere sconfitte se affrontate con vigore, e unendoci tutti nella lotta contro di esse. Ciò che sta avvenendo in questi giorni con il cosiddetto «virus dei polli» è emblematico. Di fronte ad un'emergenza sanitaria che potrebbe trasformarsi in un'epidemia mortale, le organizzazioni internazionali ed i governi di tutto il mondo si sono mobilitati, uniti per sconfiggere il nemico che ci minaccia tutti. E' lì, di fronte a noi, perché non dovremmo combatterlo tutti insieme?

Di fronte invece ai pericoli del male ideologico, le organizzazioni internazionali ed i governi si dividono, rendendo la vittoria più difficile. Eppure il pericolo è lì, di fronte a noi, perfettamente visibile. Basterebbe aprire gli occhi. New York, Madrid, Londra. Oggi un nuovo attentato in Giordania. Ieri in Iraq. L'altro ieri in Israele. E domani? Qualcuno di noi è al sicuro? Vogliamo fare qualcosa, o vogliamo che il male si diffonda e continui a mietere vittime innocenti impunemente. La negazione del diritto alla libertà, alla democrazia, alla vita si mostra a noi, in modo palese. Cosa accadrebbe se il mondo affrontasse l'influenza aviaria spaccandosi tra chi la considera una minaccia e chi decide di non fare nulla? Probabilmente nel giro di poco tempo, una volta mutato il virus, esso si diffonderebbe provocando molti morti. Certo, alla fine verrebbe sicuramente sconfitto, ma il numero dei morti sarebbe sicuramente molto più alto, e peserebbe come un macigno sulle nostre coscienze.

Per il terrorismo è la stessa cosa. Siamo di fronte ad un male che si diffonde. Se lo affrontassimo tutti uniti, il numero delle vittime sarebbe sicuramente inferiore. Invece qualcuno ha deciso di non affrontarlo. Perché pensa che il rimedio non sia quello giusto. O meglio, che il modo di «fornire» il rimedio alle popolazioni più esposte sia sbagliato. Non credo che qualcuno pensi che la libertà non sia un diritto di tutte le persone, uomini e donne. Eppure qualcuno non pensa che sia giusto aiutare dall'esterno lo sviluppo della libertà.

Ma, se guardiamo all'esperienza passata, dobbiamo chiederci: come è stata portata la libertà dove essa era negata? Il Muro di Berlino è caduto sotto il peso delle contraddizioni dell'ideologia comunista. E così anche il fondamentalismo cadrà sotto il peso delle proprie. Ma va aiutato, come è stato aiutato a cadere il comunismo. La spallata finale è arrivata dall'esterno. Da chi, come il presidente Reagan e papa Giovanni Paolo II, ha portato avanti con fermezza un messaggio di speranza, opponendo le ragioni della libertà ad una ideologia totalitaria e menzognera.

Di fronte alla sofferenza di milioni di persone abbiamo il dovere di intervenire. Lo dobbiamo anche per rispetto a tutti coloro che hanno pagato con la propria vita il prezzo della libertà. Sicuramente in passato si è sbagliato. In parte paghiamo ancora le conseguenze di tali sbagli. Ma essi non possono essere usati come scusa per l'inazione. La paura di sbagliare nuovamente non può paralizzarci al punto di non agire più, o, peggio ancora, di ritirarci dalle nostre responsabilità. Sicuramente saranno commessi nuovi errori. Ma non ci sono alternative all'azione. Per non dover rispondere un giorno, come Caino, «sono forse io il custode di mio fratello?».

! Matteo Gualdi
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Ragionpolitica, periodico on line n.135 del 11/11/2005
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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