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Libertà e verità, i nostri due pilastri filosofico-culturalidi Mario Secomandi - 11 novembre 2005 Forza Italia è nata per unire due mondi che troppo a lungo sono stati divisi in compartimenti stagni: il mondo laico e quello cattolico. E' giunto il momento di scrollarci di dosso quella «sindrome di Porta Pia» per la quale, ad esempio, un intervento della gerarchia ecclesiastica (che potrà avere qualche ricaduta nel dibattito politico-culturale del Paese) su temi fondamentali del magistero della Chiesa dovrebbe essere respinto quale inaccettabile ingerenza ovvero attacco alla laicità dello Stato e delle istituzioni. Occorre, ad ogni modo, chiarire un punto fondamentale: la separazione fra l'ambito politico-statale e quello religioso-ecclesiastico è un punto fermo della vita civile delle istituzioni del mondo occidentale, e non è da mettere in discussione. Qui non è affatto in questione il fatto che a legiferare, a titolo esemplificativo, non debbano essere i Vescovi ma i parlamentari; per converso, si rivela necessario enucleare come la Chiesa Cattolica, la quale non rappresenta che la depositaria principale e più autorevole dell'insegnamento e della fede cristiana, abbia il pieno diritto di esprimersi sulle più svariate tematiche che interessano la vita di noi tutti e che occupano il dibattito pubblico. Dall'ambito economico-sociale alla questione della pace e della guerra, alle più controverse dispute sulla tutela della vita umana dal concepimento al suo termine naturale, o alla promozione e valorizzazione della famiglia eterosessuale fondata sul matrimonio quale cellula fondamentale della società. In altri termini, se per laicità si dovesse intendere l'esclusione dal dibattito e dal circuito pubblico-mediatico dell'apporto che deriva dalle grandi tradizioni morali e religiose dell'umanità (in primis per gli italiani da quelle che promanano dalla dottrina sociale della Chiesa), allora la maggioranza degli intaliani non sarebbe da considerarsi laica. Se, di contro, laicità volesse significare non solo separazione e distinzione di ruoli tra Stato e Chiesa, fra politica e religione, fra ambito della legge ed ambito della morale, ma anche un sano scambio di punti di vista, una sorta di aiuto reciproco fra siffatti ambiti, di modo che ve ne sia una reciproca "purificazione", allora siamo tutti laici convinti. Ecco dunque che, secondo questa seconda concezione, il diritto-dovere della Chiesa, come del resto quello di qualunque altra valida agenzia socio-culturale o religiosa, di dire apertamente la sua su qualsivoglia tematica di rilevanza pubblica non viene in alcun modo meno. Più in particolare, svariati movimenti hanno il diritto di esprimersi su diverse questioni in modo da provare ad influenzare la legislazione pubblica. Fra questi possono annoverarsi anche quelli d'ispirazione cristiana (ad esempio il Movimento per la vita). E' evidente come settori laicisti (soprattutto radicali o di sinistra) si prodighino nel dare spazio a movimenti omosessuali od ecologisti e, al contempo, si facciano in quattro per ostacolare soprattutto la missione cattolico-cristiana. Secondo una certa dottrina laicista, tutti devono poter contribuire alla vita politico-statale, tutti fuorchè la gerarchia vaticana ed i cristiani ferventi. Noi rispettiamo e promuoviamo il diritto ad esprimersi pubblicamente per tutti i movimenti e la libertà di culto delle varie confessioni religiose. Non abbiamo intenzione di proporre un «secondo Medioevo»; né sarebbe possibile, né sarebbe proponibile, tanto meno sarebbe auspicabile. I super-laici dormano sonni tranquilli. I problemi che stanno sotto gli occhi di tutti sono oggi la crisi economica, l'impasse europea, la polveriera mediorientale con connesso fondamentalismo islamico, il rapporto euro-atlantico, l'emergere prepotente sullo scacchiere geo-politico planetario di Paesi come India e Cina, così diversi da noi per cultura e tradizioni. Emerge con forza il bisogno dei cittadini non solo italiani, ma anche europei, di avere dei chiari e forti riferimenti culturali, morali, religiosi ed identitari. Emerge una forte domanda di senso in merito a chi è l'uomo, a come si deve vivere e che significato assumono la vita e la morte. Archiviato il periodo della guerra fredda e preso atto delle conseguenze dell'attentato dell'11 settembre, non fa che palesarsi la necessarietà di gettare le fondamenta per una nuova cultura politica forte, in unione alla messa in piedi di un soggetto politico unitario forte e di un programma poderoso. Quando si parla di libertà e verità, come capisaldi attorno ai quali far ruotare il nostro paradigma filosofico-identitario, suole farsi riferimento alle due più grandi tradizioni filosofiche, religiose, morali e culturali dell'occidente: liberalismo e cristianesimo. Non c'è dubbio di sorta che il connubbio fra la razionalità illuministica-laica e la fede e dottrina cristiana non costituiscano che l'architrave posto a supporto del nostro mondo civile e democratico. Lo Stato laico, per come deve essere inteso in Occidente, non vuol dire Stato ostile, né tanto meno indifferente verso l'apporto che vi dà la religione. Per converso, questo medesimo Stato, onde non degenerare in Stato totalitario o assoluto abbisogna fortemente del contributo fornitogli dalle tradizioni morali e religiose dell'umanità (soprattutto da quelle che fanno riferimento alle tre grandi religioni monoteiste: cristianesimo, ebraismo ed islam). Il manifesto cultural-identitario che ne consegue non può che essere composto dalla centralità della persona nella storia (com'è nell'autentica tradizione liberale e cristiana); e non dello Stato o del partito (com'è prevalentemente nella cultura di sinistra), non della classe (com'è nei sistemi comunisti), non della razza (com'è nel nazifascismo), non della natura (com'è per il fondamentalismo ambientalista e per certe culture orientali), non della scienza e della tecnica (com'è per un certo neo-illuminismo laicista che attecchisce facilmente sul fronte radical-progressista), e non della Sharia (com'è negli Stati teocratici islamici). E' da promuovere un rinnovato incontro fra credenti e non credenti attorno al primato della persona sulla società civile e di questa sullo Stato, nell'ottica di una compiuta sussidierietà, secondo la quale l'ente maggiore (ad es. lo Stato) non faccia ciò che l'ente minore (ad es. la Regione) è in grado di fare da solo e meglio, ma piuttosto il primo sia di ausilio verso il secondo, per mezzo di leggi quadro e d'indirizzo, al fine di svolgere compiutamente la propria «missione istituzionale» al servizio del cittadino. Non più il cittadino dovrà essere a servizio dello «Stato moloch», ma piuttosto lo Stato al servizio del cittadino. Il modello economico-sociale da avere come riferimento è, di certo, l'economia sociale di mercato, in modo da porre in essere un autentico liberalismo che sia però sociale ed umanitario e non anarco-capitalistico, ovvero che promuova ed incentivi la meritocrazia di fronte alla mediocrità, ma, al contempo, aiuti «chi è rimasto indietro» a rialzare la testa e camminare. Capisaldi della nostra azione politica saranno senz'altro la difesa della vita umana (sin dal concepimento) e la promozione e valorizzazione della famiglia (quella eterosessuale e fondata sul matrimonio), l'ordine pubblico e la sicurezza, la libertà e parità scolastica, la libertà religiosa e di culto, il mantenimento e rafforzamento dell'alleanza euro-atlantica (Europa ed USA come due facce della stessa medaglia occidentale). Siamo persuasi che la promozione della vera pace non abbia niente a che spartire con l'utopico pacifismo verde e «de sinistra», il quale si basa sul relativismo culturale ed un ambiguo irenismo; al contrario, noi pensiamo, come diceva Paolo VI, che «lo sviluppo è il nuovo nome della pace» o, come diceva Papa Giovanni XXIII, che la vera pace non è «mera assenza di conflitti», bensì è il frutto della vigenza dei seguenti pilastri: libertà, amore, verità e giustizia. Altri punti fermi sono il contrasto senza tentennamento (con uso della forza solo alla stregua di extrema ratio) del fondamentalismo islamico, la promozione di un'autentica Europa che metta al centro la persona, i popoli e le nazioni, la libertà e lo sviluppo economico, la giustizia, l'ordine, la sicurezza e la solidarietà sociale, i valori umanitari e religiosi, laici e cristiani, e che riconosca, promuova e non strappi le radici da cui essa stessa è nata (radici classiche, greco-romane e giudaico-cristiane), tale da porre un freno alla sua deriva burocratica e tecnocratica oggidì vieppiù opprimente, ed al suo deficit rappresentativo e democratico. In conclusione, non v'è autentica libertà se essa rifiuta di farsi ricondurre ad una verità. E qual è la verità? Secondo noi essa scaturisce dall'incontro della cultura laico-umanistica con la tradizione, dottrina e fede cristiana: da ciò scaturisce l'essenza della nostra civiltà occidentale e del vero umanesimo. Occorre, pertanto, che si respinga quell'approccio filosofico imperniato sulla razionalità tecnico-funzionale, la quale, da sola, vorrebbe regolare e dominare la vita di noi tutti. Occorre contrastare il libertarismo e libertinismo morale (melius, amorale), il relativismo culturale, il nichilismo etico ed il neo-illuminismo laicista, i quali, in una fatale sinergia, stanno "narcotizzando" (come ricorda con lungimiranza ed acume il nostro Presidente del Senato Prof. Pera) e soffocando la nostra Europa cristiana, razionale e laica, stanno distruggendo le tradizioni religiose e morali dell'umanità. Per far sì che l'occidente non muoia sotto i colpi del totalitarismo islamista o di quello cinese, e per fare in modo che «sana laicità ed autentica democrazia dell'Europa» non rimanga solo una frase scritta nel Trattato costituzionale, non si può più prescindere da un rinnovato incontro tra fede cristiana e retta ragione laica (che poi è la tesi espressa da Marcello Pera e Papa Ratzinger nel loro Senza radici), le quali, confrontandosi, compenetrandosi e bilanciandosi a vicenda, consentono alla prima di non sfociare in un fondamentalismo neo-medievale ed alla seconda di non dare vita ad un neo-totalitarismo occulto e subdolo. Pensiamo, infatti, d'accordo con l'Aquinate, che fra fede e ragione non ci sia discrasia, atteso che essi derivano da un'unica fonte quale è Dio.
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Ragionpolitica, periodico on line n.135 del 11/11/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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