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numero 280
6 marzo 2008
 
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Le riforme dell'istruzione, la sinistra e l'informazione

di Carlo Cerofolini - 19 novembre 2005

Berlinguer, ex Pci-Pds-Dc, Ministro dell'istruzione nei governi dell'Ulivo, ha messo in seria difficoltà l'università con l'introduzione del cosiddetto 3+2, per il conseguimento prima della laurea breve (3 anni) e poi di quella specialistica (2 anni), che pubblicamente - a detta di diversi Rettori - nulla ha a che fare con la nostra cultura e tradizioni, perché mutuata dal mondo anglosassone e che ha stravolto piani di studio e soprattutto ha abbassato la qualità dell'insegnamento dei nostri atenei (Nota: anche se la riforma universitaria fu promulgata dal Ministro Zecchino, in realtà fu studiata sotto Berlinguer). Oltre a questo, sempre Berlinguer, si apprestava pure a sinistrare la scuola con la riduzione di un anno del corso primario, costituito da elementari e medie: 4+3 anni anziché 5+3, con la perdita secca di circa 40.000 posti di lavoro per i docenti, 1.000 ore di lezione per gli allievi e con un caos didattico organizzativo enorme, sia causa dell'innaturale travaso di docenti fra elementari e medie inferiori sia per la sovrapposizione dei corsi del vecchio con il nuovo ordinamento dal 2007 al 2013. Eppure quasi nessuno protestava, pochi cortei, niente Rettori che incitavano alla rivolta, sindacati più rappresentativi zitti, la più parte dei mass-media allineati e coperti, insomma nessuno disturbava il manovratore più di tanto.

Infatti, Berlinguer venne defenestrato non per le riforme che aveva attuato o voleva attuare ma per il cosiddetto concorsaccio dei docenti, dove era previsto che solo il 20% degli insegnanti di ruolo più «bravi», su base provinciale (ex art. 38 contratto integrativo 31/08/1999), potesse avere aumenti di stipendio e che determinò la ribellione corale e non prevista dei docenti stessi. In contrapposizione a questo scardinamento il governo Berlusconi, con le riforme fatte dal Ministro Moratti, ha invece, in sintesi, operato così:

  1. Per l'università non ha toccato niente dell'impianto berlingueriano (3+2) e quindi per gli studenti nulla è cambiato; ha messo ordine e serietà nel reclutamento dei docenti, con il ritorno a concorsi su base nazionale, e non più locale come voluto proprio da Berlinguer, che riducono possibili combine per la designazione dei vincitori; non ha leso nessun diritto acquisito; per i ricercatori, per quanto attiene le assunzioni, niente cambia fino al 2013; ha dato nuove e migliori prospettive per i giovani e la ricerca, aprendosi anche al mercato ed al privato per progetti mirati.
  2. Per la scuola non ha stravolto il ciclo primario, che rimane di 5+3 anni; ha introdotto, obbligatoriamente, l'informatica e l'inglese fin dall'inizio degli studi, con in seguito l'inserimento di una seconda lingua comunitaria; ha mantenuto il tempo pieno; per i licei ha adottato un modello simile a quello di Berlinguer; ha dato dignità al canale professionale anche per ridurre il più possibile abbandoni e ripetenze; ha posto al centro dell'attenzione lo studente e le famiglie; ha disegnato un percorso d'istruzione personalizzato per tutti gli allievi con l'insegnante tutor ed il portfolio delle competenze degli studenti.

Nonostante questo, ecco che da anni si assiste ad un fuoco di sbarramento preconcetto verso questi provvedimenti mai visto: cortei, girotondi con bambini, Rettori (sic) che incitano studenti e docenti a manifestare, propalazione di menzogne in quantità industriale, amplificate pedissequamente da molti mezzi d'informazione, «assedio» al Parlamento da parte di giovinastri, centri sociali, ex sessantottini ora in cattedra, ecc... Il perché di questi due pesi e due misure (con Berlinguer, durante i governi di centro sinistra quasi tutti zitti, con il Ministro Moratti ed il governo Berlusconi ribellione continua) si può solo spiegare con il fatto che, come affermava Giolitti: «Le sinistre non sanno governare e non fanno governare», ed indubbiamente questo può accadere perché le casematte del potere in Italia sono da sempre gramscianamente occupate proprio dalle sinistre, nonostante che al governo ci sia dal 2001 il centrodestra.

Uscire da questo cul de sac non è facile, in quanto: «Il comportamento popolare è indubbiamente influenzato dal clima intellettuale. A sua volta il comportamento popolare, da un lato rafforza il clima intellettuale, dall'altro svolge un ruolo importante nella sua trasformazione in linee di condotta politiche» (cfr. Milton e Rose Friedman «Liberi di scegliere» p. 288 ed. Tea Due, 1994), e visto che l'intellighentija è di sinistra, l'unica via che è possibile percorrere, in questa fase, è quella di far capire ai cittadini chi ha sbagliato, dove ha sbagliato, perché ha sbagliato e dove portano certe vie (alla rovina soprattutto delle classi meno abbienti) e qual è invece la strada che deve essere percorsa, con i vantaggi che ne derivano, con dati di fatto alla mano.

Il problema è però «costringere» chi detiene il potere dell'informazione a pubblicare notizie corrette e complete - non solo per quanto attiene le riforme dell'istruzione - e questo, attualmente nel nostro Paese, si può ottenere essenzialmente dando degli esempi, che riducano a più miti consigli coloro che sono ostili a prescindere al centro-destra, inserendo nei punti nevralgici del Paese persone valide ed intellettualmente oneste che antepongano il bene dello Stato a quello della fazione. Ovvero soggetti che non possono che riconoscersi nei valori liberali e democratici propri dell'attuale compagine governativa e particolarmente di Forza Italia, in modo cioè da capovolgere la situazione. Basta insomma far capire chi «comanda» e rapidamente, per dirla come De Gaulle, l'intendenza seguirà, poteri forti - anche istituzionali - compresi. Chi di dovere sarebbe bene prendesse nota.

! Carlo Cerofolini
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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