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La Fallaci a processo...per troppo coraggiodi Stefano Doroni - 19 novembre 2005 La voce coraggiosa di Oriana Fallaci tuona ormai da anni per metterci in guardia dal pericolo di scambiare l'invasione islamica dell'Occidente per una pacifica immigrazione; così come quella, altrettanto impavida, di Magdi Allam, ci ricorda come le moschee in Italia sono molto spesso avamposti - anche militari - del jihadismo. Ma il coraggio della verità non paga. Il giornalista del Corriere si sposta sotto scorta, già raggiunto dalla fatwa integralista che lo condanna; e la Fallaci va a processo, con il corredo di contumelie che le piovono continuamente addosso da quello che si fa chiamare «popolo pacifista». Forse non se lo ricorda quasi nessuno, tranne il buon Renato Farina che scrive sulle colonne di Libero, ma il 12 giugno del 2006 la scrittrice toscana affronterà la prima udienza del processo che la vede imputata di «istigazione all'odio religioso» per quanto scrisse nel suo libro La rabbia e l'orgoglio. La denuncia partiva da quell'Adel Smith famoso per la sua allergia al crocifisso (ci ricordiamo la polemica del segno cristiano nelle aule scolastiche?). Ecco: una denuncia contro l'odio da parte di chi dell'odio fa uno stile di vita. Paradossi italiani. I giornali, di questa indecorosa vicenda, non parlano più: delle dichiarazioni sconnesse di Prodi, che vuole rispondere alla proposta di Berlusconi di edificare case per gli sfrattati, si riempiono le colonne, così come degli sfoghi di Fassino o dei mal di pancia di Pecoraro Scanio che pretende l'applicazione della «ricetta Zapatero» qualora la sinistra andasse al potere. I media danno spazio in abbondanza agli umori dei pacifisti, dei comunisti, dei cattocomunisti, e perfino all'arena elettorale del pulpito celentanesco: in Italia non c'è spazio per le voci contraddittorie, quelle fuori dal coro catto-comun-buonista-pacifondaio; e se qualche volta si fanno sentire si scatena la stizza politicamente corretta che le bolla come retrograde, rozze, fasciste, non solidali. La voce di Oriana è una di queste note che stonano con l'armonia artificiale suonata dall'organo comunistoide che impone col suo timbro i ritmi del pensiero unico: e quindi, per la sinistra perbenista e piagnona, così come per l'islamismo integralista, questa voce va eliminata. Come? Con l'uso strumentale della giustizia, naturalmente. In Italia funziona a meraviglia, è un'arma collaudata. Qualcuno si è forse sognato di rintuzzare i deliri di Adel Smith facendogli notare che l'odio religioso è il suo brodo di coltura e che tacere sarebbe atteggiamento migliore dello spargere rabbia? Ma da noi, si sa, hanno buon gioco i calunniatori, specie quando si trincerano dietro il paravento ipocrita del loro buonismo grazie al quale si permettono qualsiasi cattiveria. La disponibilità all'integrazione non è servilismo ma prevede la consapevolezza della propria identità e del proprio valore; mentre da noi sei un buon cittadino civile e democratico solo se stai sdraiato a scendiletto sotto i piedi di chi pretende solo diritti ma è allergico ai doveri. La persecuzione contro Oriana non finisce qui. Che i suoi libri, dove ci scontriamo con una realtà che fa paura ma che dovremmo saper vedere ed accettare, avrebbero sdegnato gli islamici colti sul vivo dalle sue circostanziate accuse era prevedibile: c'era pure da aspettarsi di peggio. E il peggio è venuto da chi del jihadismo assassino si è mostrato un difensore: uno dei leader maximi del movimento pacifinto arcobalenato, Vittorio Agnoletto. Non era scomparso nel nulla; si era semplicemente appollaiato in un comodo scranno di parlamentare europeo, naturalmente nelle file di Rifondazione Comunista. L'ineffabile dottorino denuncia la Fallaci per diffamazione a mezzo stampa, reato che prevede per il denunciato, se ritenuto colpevole, una pena dai sei mesi ai tre anni di reclusione oppure una multa fino a un milione di vecchie lire. Agnoletto, impegnato anche lui quanto Adel Smith e compagnucci vari nella campagna per la distruzione di Oriana Fallaci, ricorre prontamente al vigliacco mezzuccio giudiziario per spargere il fango di cui è piena la sua falsa coscienza di pacifista. Dopo che nel maggio del 2004, durante la messa in onda di Porta a Porta, l'onorevole Agnoletto chiamò Oriana «guerrafondaia», la scrittrice rispose sul Corriere della Sera e su Panorama dicendo chiaramente (come nel suo stile) che si trattava di «vigliaccate che meritano soltanto il più profondo disprezzo». Le parole non furono gentili, ma quello iniziato dall'irenico Agnoletto non era certo uno scambio di convenevoli: guerrafondaio è colui che gode nel fomentare conflitti e ingrassa dove la gente muore. Perché la Fallaci denunciata e lui no? Semplice: perché in questo Paese unico al mondo i comunisti fanno le vittime quando si ritengono insultati, e si inventano carnefici quando gli tocca di insultare; e poi, a causa di quell'ingiusto privilegio culturale che si sono accaparrati nei decenni del dopoguerra per l'ignavia di chi li ha lasciati liberi di imporsi, hanno sempre ragione una volta di più di tutti gli altri. La ricetta è facile: si fingono buoni e santi, mentre gli altri sono rozzi e cattivi. Come si può non essere per la pace? E tutti zitti, come tanti babbei. Ma i fatti restano. Oriana sarà costretta a rispondere di quest'altro reato, grazie alla stizza di Agnoletto: un reato pazzesco, tragicomico, che la sinistra usa come mezzo per tappare la bocca alle voci scomode. Da noi c'è un regime, ma non è quello della Casa delle Libertà. Il ritualismo perbenista impone un pensiero unico tutto spostato a sinistra. Il cosiddetto «padrone» dei mezzi di comunicazione (giornali e televisioni), cioè Silvio Berlusconi, ha le armi spuntate, visto che sulla carta stampata e sulla televisione si tira la volata all'armata di Prodi in tutti i modi possibili, dal più moderato al più rabbioso, salvo poche eccezioni. Figurarsi in quali condizioni si trova Oriana Fallaci. Di lei non si interessa nessuno, ammansiti, o meglio anestetizzati come siamo tutti dal delirio multiculturalista dei benpensanti. È questo il regime: la cappa di piombo di un pensiero unico imposto da chi finge soltanto di essere liberale e democratico, ma in realtà o strizza l'occhio alle dittature per coerenza ideologica o, nel migliore dei casi, è imbrigliato dalla necessità di mandare d'accordo il diavolo e l'acqua santa, come il Professor Prodi. Oriana è una voce che spezza prepotentemente un silenzio omertoso e di conseguenza è vittima di questa ciurmaglia ideologica che non vuole udirla, perché è molto più comodo tapparsi le orecchie e continuare a spacciare una verità preconfezionata piuttosto che guardare la faccia rugosa della realtà.
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Ragionpolitica, periodico on line n.136 del 18/11/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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