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numero 280
6 marzo 2008
 
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L'ultima Utopia: Claude Parent e la poetica dell'Obliquo

di Riccardo Forte - 25 novembre 2005

Figura poliedrica nel panorama della cultura architettonica contemporanea, enfant prodige dell'avanguardia artistica francese fin dagli anni '60, quando elabora la sua teoria dell'«obliquità», Claude Parent sfugge a ogni categorizzazione convenzionale: questo talento proteiforme e visionario, nato nel 1923 a Neuilly-sur-Seine da una famiglia dell'alta borghesia, è ad un tempo irriducibile contestatore, filosofo rivoluzionario, anticonformista, contraddittorio, avverso a ogni scuola istituzionale, amante del gusto della provocazione e dello scandalo. A causa dei suoi atteggiamenti viene respinto per lungo tempo dall'establishment. Si proclama architetto ma disprezza con accanimento il professionismo in architettura, ne disconosce i diplomi e rifiuta quello dell'Ecole Supérieure des Beaux-Arts che ha frequentato per quasi un ventennio. Tuttavia, nel 1973 è insignito del Gran Prix National d'Architecture e, tre anni più tardi, della Légion d'Honneur su proposta del Ministero della Cultura, non disdegnando di coltivare amicizie e frequentazioni importanti con alti esponenti della finanza e della politica.Claude Parent, Vivre à l'oblique (copertina della brochure)

Nel 1951 l'incontro con André Bloc, il fondatore della rivista L'Architecture d'aujourd'hui (piattaforma di divulgazione critica delle avanguardie internazionali) risulta essere decisivo per la sua formazione, preludio a una collaborazione feconda sul piano professionale. Nel 1953 svolge un periodo di apprendistato presso l'atelier di Le Corbusier, collaborando per circa un anno alla stesura del progetto per l'Unité d'habitation di Nantes. A questo stesso periodo (1953-54) risalgono i suoi primi lavori, consacrati a un'utenza alto borghese: la Maison Herzelle a Meudon, la Maison Gosselin a Ville d'Avry, la villa Jeannic a Issy-les-Moulineaux e la Maison Morpain a La Celle-sur-Seine, opere contrassegnate da un linguaggio di matrice neoplasticista. Nella villa Soultrait a Domont (1957) e nella Villa Bloc a Cap d'Antibes (1959), Parent sperimenta i fondamenti compositivi della «funzione obliqua», in una sapiente compenetrazione di volumi, sviluppando un'attitudine tettonica che sarà magistralmente sintetizzata nella boîte métallique della Maison de l'Iran alla Cité Universitaire di Parigi (1962-68).

Nell'universo onirico di Parent, fissato nei disegni visionari de Les villes cônes éclatées, Les turbines, Les ondes, sembra racchiudersi «la visione poetica di una rivoluzione totale che, tramite l'architettura, vuole sconvolgere la concezione del territorio e delle città. Un mondo dominato da uragani, onde, vortici, dalla destabilizzazione di ogni ostacolo preconcetto [e] delle dimensioni abitudinarie pigramente appoggiate sulle geometrie statiche della storia». L'architettura è per Parent una composizione de-costruita «di fluidità edilizie, [di] stratificazioni geologiche convulsamente ondulate da cataclismi tellurici, di città che si aprono a cratere come mälstrom pietrificati» (M. Nicoletti).

2 - Casa Drusch a Versailles, 1963 - arch. Claude Parent (© archi-guide.com)

L'itinerario intellettuale e professionale di Parent segue percorsi eterodossi , che si snodano all'interno del fermento intellettuale che animava l'utopismo dei primi anni '60. E' il periodo in cui la rivista Le Carré Bleu - fucina del dibattito concettuale dell'avanguardia europea - teorizza la creazione della Ville mobile, un agglomerato urbano che, lungi da configurarsi come la versione moderna della città ideale, definisce un modello di architettura fluida e in continua evoluzione, costantemente aperto alle realtà mutevoli della società contemporanea. Nel 1965 il GIAP (Groupe International d'Architecture Perspective) elabora, attraverso l'opera di divulgazione critica del suo demiurgo-animatore Michel Ragon, le teorie, le pulsioni utopistiche e le riflessioni sui temi della società, della tecnologia e del sistema internazionale degli scambi, all'interno di un mondo in vorticoso cambiamento che sembra preconizzare, con trent'anni di anticipo, le grandi sfide della globalizzazione.

In questo contesto culturale, Parent elabora la sua idea di città, composta di cellule configurabili liberamente; il tessuto urbano immaginato è formato da concrezioni ondulate che si susseguono senza soluzione di continuità nel paesaggio naturale, concepite come un immenso «reticolo aperto ad accogliere le realtà individuali». Il suo manifesto teorico rifugge tuttavia da ogni deriva utopistica; l'esperienza costruttiva è il passaggio decisivo e il termine di confronto con la realtà quotidiana, nella piena rispondenza alle sue intuizioni progettuali e compositive. Nel 1963 Parent aveva fondato con Paul Virilio il Groupe Architecture Principe, di cui l'omonima rivista diventa il manifesto programmatico e il veicolo di diffusione privilegiato di una nuova dottrina della metamorfosi, modellata sul principio della funzione obliqua, concepita come «incontenibile pulsione dello spirito». Les vagues, La lame, Les collines, L'escalade, Les enroulés, Les spirales, Les cratères et Le seuil de rétablissement sono le moderne monadi che compongono l'universo del suo immaginario. Come ha acutamente osservato Manfredi Nicoletti, «i disegni di Parent sembrano dilatare l'obliquità alla scala planetaria e istituire un paesaggio costruito non poggiato sul vuoto, ma sostenuto da una logica autoreferenziale, "eretica" in relazione all'abitudine passiva al binomio orizzontale-verticale». «Vivre à l'oblique», sostiene Parent, significa esplorare e reinventare la propria condizione umana, superando i limiti fisici tradizionali e i consueti parametri di riferimento spazio-temporali in un vortice cinetico di orizzonti destabilizzanti creati dalla permanente condizione di disequilibrio.

3 - Parigi, Cité Universitaire: Maison de l'Iran (oggi Fondation Avicenne), 1962-68 - arch. Claude Parent (foto 2005)

La filosofia dell'obliquo, teorizzata nel 1964 con Paul Virilio, è «il cuneo del dubbio» che sovverte le certezze consolidate. La fonction oblique, che si richiama manifestamente ai principi ispiratori del primo Futurismo, è il primato della creatività e della libertà umana sulla banalità dell'ortogonalità cartesiana e degli schemi precostituiti della realtà quotidiana. È l'affermazione di un modus operandi su piani inclinati che si invera in una produzione architettonica ampia e variegata, protrattasi per oltre un quarantennio in una sofferta alternanza di identità conflittuali e di intuizioni di straordinaria originalità.

L'architettura di Claude Parent è detentrice di un messaggio rivoluzionario: dai telai ribaltati della prodigiosa villa Drusch a Versailles (1963) e dalle linee tese e decostruite della casa Mariotti a Crepière, progettata nel 1966 in collaborazione con Paul Virilio, fino all'appartamento «obliquo» per André Bellaguet del 1970, e allo strabiliante padiglione francese alla Biennale di Venezia di quello stesso anno, hanno origine i prodromi di un linguaggio compositivo che troverà, trent'anni più tardi, nelle eversioni decostruttiviste di Zaha Hadid e di Daniel Libeskind, i suoi referenti principali. La ricerca inesausta di una pluridirezionalità liberata dal «giogo cartesiano» porta a indagare le dimensioni dell'inconscio e a sperimentare le potenzialità espressive della forma. Nella chiesa di Sainte Bernadette du Banly a Nevers (1964-66), il brutalismo architettonico del cemento armato a vista rimanda metaforicamente ai bunker tedeschi del Vallo Atlantico, in una contrapposizione sacré-profane densa di suggestioni spirituali.4 - Nevers (Bourgogne), Chiesa di Sainte Bernadette du Banlay, 1964-66 - arch. Claude Parent, in collaborazione con Paul Virilio (© archi-guide.com)

In aperta contrapposizione alla tendenza, allora imperante, di un ritorno «bucolico» ai valori primordiali della natura e alla fuga di massa dalle città, Parent si fa latore di un messaggio culturale impopolare e scandaloso, occupandosi per un decennio (1974-1984) dell'immagine architettonica delle centrali nucleari francesi su incarico della Direction de l'Equipement d'Electricité de France (EDF). La nuove «cattedrali dell'energia», che sembrano prorompere da forze titaniche ignote e ancestrali, trovano la propria trasfigurazione nel landmark delle grandi torri a evaporazione e nelle calotte sferiche dei reattori nucleari, che paiono sostenersi su quelle che lo stesso Parent definisce le poderose «zampe di tigre», i monumentali contrafforti obliqui che rimandano all'avvenirismo visionario delle centrali elettriche futuriste vagheggiate da Sant'Elia.

Meno convincenti e improntate a una visione monumentalista appaiono i progetti e le realizzazioni degli anni '80: la sede della Regione Provence-Marseille (1987-89), il progetto presentato al concorso per un centro polivalente e un parco a Passy (1988), il complesso di uffici SEPTEN (Services Etudes Projets Thermiques Nucléairs) a Lyon-Villeurbanne (1987-1990) e il Centro polifunzionale della Cassa depositi francese costruito a Praga (1989-91). Ma è nell'opera tarda del Centro di animazione Rossypole presso l'aeroporto Charles de Gaulle a Roissy (1993-95), che si definisce compiutamente la démarche compositive di Parent: l'edificio, che sembra scaturire dalla decostruzione di un aeroplano, è «un inno al disequilibrio», ove la pulsione autentica dell'obliquità erompe in un'esplosione di forza futuristica.5 - Parigi, Centro di animazione dell'Aeroporto Charles De Gaulle a Roissy, 1993-95 - arch. Claude Parent (© archi-guide.com)

Parent è un genio incompreso del nostro tempo, visionario precursore della modernità; già a partire dagli anni '60 - come ricorda ancora Nicoletti - egli sovverte «le consolidate certezze della semantica architettonica ancorata alla misura fisica dell'umano, per scoprire una scala umana più complessa, fisico-dinamica, comportamentale e psicologica, [abbandonando] l'idea di architettura come oggetto, per cercare una spazialità che sia interprete, dominio e incentivo di comportamenti innovativi, liberati, dinamici (...). Si oppone a ogni neodecorativismo per cercare uno spazio concettualizzato, destabilizzante, trascendente la materia stessa, [capace di indagare] l'enigma della dimensione intellettuale e lo scandalo della libertà», senza mai tradire la propria vocazione eretica. L'eredità spirituale di Claude Parent si riassume oggi ne «l'invito a pensieri obliqui, destabilizzanti, a un vedere non facile, il labirintico e non evidente manifestarsi delle cose». «Gli altri», conclude Parent rivolgendosi ai giovani architetti, «hanno il potere, il denaro, la gloria, il benessere. Voi non avete nulla, ma siete la sorgente della liberazione del modo di vivere e di pensare».

In un'epoca avvelenata da un conformismo dilagante, dominato dalle convenzioni del politically correct e dal potere pervasivo dello star system internazionale, il messaggio «eversivo» di Claude Parent trasmette uno straordinario vigore intellettuale e un afflato travolgente di libertà, fornendoci una visione della modernità flagrante e perennemente attuale. Parafrasando Filippo Tommaso Marinetti, l'atto creativo in architettura (e nell'esistenza umana) non può generarsi che da una rivoluzione totalizzante del pensiero.

! Riccardo Forte

Bibliografia

Claude Parent, Vivre à l'oblique, Paris, Jean Michel Place éditions, 2004.

Michel RAGON, Claude Parent, Monographie critique d'un architecte, Paris, Dunod, 1982.

The Function of the Oblique, The Architecture of Claude Parent and Paul Virilio, London, Architectural Association, 1993.

Manfredi NICOLETTI, Claude Parent, La funzione obliqua, Torino, Testo e immagine, 2003.


Didascalie illustrazioni


2 - Casa Drusch a Versailles, 1963 - arch. Claude Parent (© archi-guide.com).

3 - Parigi, Cité Universitaire: Maison de l'Iran (oggi Fondation Avicenne), 1962-68 - arch. Claude Parent (foto 2005).

4 - Nevers (Bourgogne), Chiesa di Sainte Bernadette du Banlay, 1964-66 - arch. Claude Parent, in collaborazione con Paul Virilio (© archi-guide.com).

5 - Parigi, Centro di animazione dell'Aeroporto Charles De Gaulle a Roissy, 1993-95 - arch. Claude Parent (© archi-guide.com).

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