Considerato che i sindacati in Italia, specie quelli confederali (Cgil-Cisl-Uil), sono un'importante realtà e che negli anni hanno travalicato ogni loro compito - perché sono passati da sindacati di trattativa a quelli di guida e di potere - e siccome una colpa non marginale hanno per l'attuale situazione di sofferenza economica e sociale in cui si trova l'Italia, è lecito e doveroso pensare di riportare nell'alveo di loro competenza dette organizzazioni sindacali. Questo nell'interesse dei lavoratori, degli stessi sindacati e soprattutto nell'interesse del Paese. Allo scopo si potrebbe prendere come riferimento il seguente sintetico decalogo:
Le azioni di sciopero devono essere decise in votazioni a scrutinio segreto, da tenersi fuori orario di lavoro, da almeno i due terzi dei lavoratori stessi ed il diritto di sciopero deve essere normato da leggi attuative dell'art. 40 della Costituzione. Leggi che non devono, oltre tutto, consentire - come ora - di essere i cittadini "ostaggi" dei vari scioperanti. Per raggiungere questo scopo si deve mettere un tetto al numero di ore massime di sciopero che si possono fare ogni anno, soprattutto nei servizi di pubblica utilità, così come già si ha nel comparto scuola, dove i docenti in base alla legge n.146/90 e successive modifiche, non possono fare più di 60 ore di sciopero annue, oltre ad ampliare i periodi "caldi" in cui non si può scioperare.Si deve mutuare dalla Germania il divieto di fare sciopero ai dipendenti dello Stato il cui rapporto di lavoro non è regolato da contratti concordati fra sindacati e datore di lavoro (magistrati, docenti universitari, ecc...);
Le organizzazioni sindacali devono dare ai lavoratori che scioperano rimborsi congrui, maggiorati per gli iscritti, attingendo alle somme derivanti sia dalle quote sindacali sia da altre entrate per servizi connessi alle loro attività.
Non sono ammessi scioperi di "solidarietà" o scioperi di natura politica, che esulino quindi questioni inerenti rinnovi contrattuali, il sistema pensionistico, il TFR (trattamento di fine rapporto di lavoro), o che non riguardino gravi carenze di sicurezza sul luogo di lavoro.
E' garantita la libertà di lavoro a chi non è d'accordo sullo sciopero.
Non sono ammessi picchettaggi ed i lavoratori che non scioperano e le merci o gli utenti devono poter entrare ed uscire liberamente nelle fabbriche o uffici in cui si attua lo sciopero.
Le quote sindacali non potranno più essere ritirate - direttamente o indirettamente - tramite il datore di lavoro ed ogni anno i lavoratori dovranno rinnovare, se lo vogliono, l'iscrizione al sindacato, mentre la disdetta sarà operativa dal mese successivo alla richiesta scritta inoltrata.
Si dovrà prevedere, per i sindacati, una significativa riduzione di quanto introitano dallo Stato con i CAF (330 milioni annui) e con i Patronati dagli Enti Previdenziali (310 milioni annui). Per quanto poi concerne i corsi di formazione tenuti sempre dai sindacati, o da società a loro riconducibili, e che sono fonti di entrate non indifferenti, si dovrà, verificarne la validità ed efficacia sia a preventivo sia a consuntivo in modo oggettivo.
Dovranno essere rimodulate le agevolazione che i sindacati ricevono soprattutto dalla pubblica amministrazione o da enti o società collegate alla pubblica amministrazione stessa, ad iniziare dai permessi e distacchi sindacali (costo circa 200 milioni annui per 50.000 persone).
In attuazione dell'art. 39 della Costituzione, dovrà essere emanata un'apposita legge riguardante: la registrazione dei sindacati, le norme da seguire affinché uno statuto sindacale possa considerarsi democratico e l'aspetto che rende obbligatori i contratti collettivi di lavoro.
I bilanci dei sindacati dovranno essere trasparenti, pubblici e certificati da società a ciò abilitate e gli stessi bilanci saranno sottoposti ad imposizione fiscale secondo quanto verrà stabilito da apposita legge.
Solo così si potrà evitare che i sindacati - particolarmente Cgil-Cisl-Uil, che oltre tutto rappresentano solo il 25% circa dei lavoratori attivi - continuino:
a. ad essere una sorta di terza Camera che condiziona indebitamente, e spesso negativamente, l'operato dei governi, specie se sono di sinistra;
b. a proclamare scioperi a raffica - moltissimi dei quali politici - quando l'esecutivo è di centro destra, che non poco contribuiscono a disastrare il Paese e particolarmente le classi sociali più svantaggiate.
La strada è stretta però è obbligata, se non vogliamo essere condannati al declino. Margaret Thatcher ingaggiò con le potenti Trade Unions (i sindacati inglesi) una "guerra" lunga e dura, però alla fine vinse e tutto il Regno Unito ne ha tratto grandi giovamenti. Il suo operato deve essere di stimolo e d'esempio.