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Tra terrorismo e stupiditàdi Valentina Meliadò - 25 novembre 2005 Ci sono fatti che, valutati all'interno di una dimensione più ampia, segnano piccole svolte che meritano una riflessione. I terroristi che giovedì 24 novembre hanno compiuto una strage in Iraq dinanzi ad un ospedale, nel momento in cui soldati americani erano impegnati a distribuire giocattoli ai bambini, ed il fatto che la polizia irachena abbia bloccato camion carichi di giocattoli esplosivi, significa che la dirigenza di Al Qaeda in Iraq ha deciso di varcare un ulteriore confine. Che per i terroristi l'infanzia non fosse nulla di sacro, lo si era capito da tempo, ma qui si tratta di aver deciso di sterminare la nuova generazione irachena, quella cui è affidato il compito di trasformare irreversibilmente l'Iraq in una democrazia stabile, quelli cioè che si spera di riuscire a far crescere all'interno di un sistema di valori a loro sconosciuto: libertà, diritti, possibilità. Dopo quanto accaduto nessuno, in Occidente, dovrebbe avere più dubbi su chi siano i veri nemici del popolo iracheno. Ma altri fatti, purtroppo, ci ricordano in quale distratto humus culturale viviamo: il sindaco comunista di una piccola cittadina italiana decide di sostituire via dei martiri di Nassirya con via Arafat, e lo fa adducendo la motivazione secondo cui non può essere martire chi parte in missione dietro retribuzione. Ossia: chiunque compia anche un atto eroico, se viene remunerato per ciò che sta facendo, non è né eroe né martire. Ora, tralasciando il fatto che, se una così assurda motivazione non servisse altro che a mascherare una ragione profondamente politica, questo sindaco avrebbe potuto cambiare l'intestazione della targa, o semplicemente, se proprio ci teneva, dedicare un'altra via ad Arafat, il punto è che, seguendo il ragionamento di cotanto uomo delle istituzioni, Falcone, Borsellino, Pecorelli, Dalla Chiesa, Calipari o tanti altri magistrati, giornalisti, politici e uomini dell'ordine che sono morti per aver combattuto mafia o terrorismo, o solo per aver fatto il loro dovere fino in fondo, non sono da ricordare né come eroi, né come martiri, semplicemente perché svolgevano il lavoro per il quale erano pagati. Via le targhe dunque, a voler essere un minimo consequenziali. Ma come si fa ad essere così cinici, così ciecamente ideologizzati da non voler riconoscere la dignità del lavoro degli altri solo perché quel lavoro non ci piace? Ma perché in Italia le vittime, quelle che muoiono e quelle che restano, devono essere perpetuamente torturate? Tanto più che certe decisioni, in un momento storico come questo, provocano gravi conseguenze, se è vero che in un messaggio comparso su internet, sempre che il messaggio sia verosimile, tale decisione viene plaudita. Questo significa che i terroristi ci giudicano e tentano costantemente di influenzare la politica italiana, anche quella locale. Arriveremo a tenerne tanto conto da cercare di non irritarli? Evidentemente è ciò che si aspettano, se il direttore di Al Jazeera decide di andare a Londra a lamentarsi per quanto appreso da un giornale inglese, cioè che Bush e Blair avevano pensato di bombardare le sedi della suddetta tv araba. Sta di fatto, però, che nulla di tutto ciò sia avvenuto, e che nessun leader occidentale si permetterebbe di andare a disturbare un altro leader, suo pari, per fargli il processo alle intenzioni. Ultima chicca della settimana, gli articoli contro la Fallaci pubblicati dal quotidiano di Alleanza Nazionale, secondo cui la nota scrittrice nulla avrebbe a che spartire con la destra in quanto atea e di sinistra per formazione. Sorvolando sul fatto che tutti sanno, o dovrebbero sapere, che Oriana Fallaci non è di destra, non lo è mai stata e non lo sarà mai, ciò che stupisce è la volontà di tornare indietro di decenni, più che di anni, volendo rispolverare le origini antioccidentali, antiamericane e filoarabe della destra fascista, il che equivale a ricordarne le origini socialiste, il che ancora ci ricorda quanto i due opposti estremi in realtà si toccassero, e quanto sia vero che il nemico comune dell'estremismo politico, ieri come oggi, sia solo il liberalismo. Dire che chi ascolta i canti gregoriani è già propenso al canto del muezzin, significa porsi al di fuori della Storia, e non solo quella della guerra secolare tra Cristianesimo ed Islam, ma anche quella recente che vede contrapposte due visioni della vita, della religione e della convivenza umana difficilmente conciliabili. Cercare di «accasare» politicamente Oriana Fallaci è un'operazione inutile e del tutto irrilevante, perché Oriana Fallaci è una grande scrittrice irriducibile entro qualsiasi schema; una donna passionale e determinata, fiera e ribelle, che scrive, come sempre ha fatto, ciò che pensa e ritiene giusto, fregandosene di essere scomoda o politicamente scorretta. Che piaccia o meno, è uno degli spiriti più autenticamente liberali del '900.
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Ragionpolitica, periodico on line n.137 del 25/11/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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