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L'utopia ambientaledi Paolo Della Sala - 2 dicembre 2005 La scorsa settimana La Stampa riportava un articolo sulla recente visita di Jeremy Rifkin in Italia. Rifkin è un sociologo ed esperto di media, riciclato come scienziato ambientale. La firma è prestigiosa, non si tratta di un Beppe Grillo qualsiasi, ma di uno studioso americano comunque apprezzabile per quanto «leftist». Purtroppo la sua «ricetta all'idrogeno» si è ridotta, e di molto. A tre anni dall'uscita del suo libro su questo tema molte parole sono volate, nulla è successo. La tecnologia del presente è, al massimo, mista. Insomma, Rifkin non ha scoperto nulla. Un anno dopo il primo volo dei fratelli Wright c'erano già delle compagnie aeree, mentre ancora oggi l'idrogeno non vola, domani vedremo. Del resto Rifkin e gli ambientalisti difficilmente indovinano: gli ultimi due libri dello studioso sono un fallimento già nel titolo, al di là della quantità di credenti ambientalisti che li comprano. Ecco i titoli: La fine del lavoro (utopia marcusiana e marxista di un Eden fatto a misura di militante) e Il sogno europeo. Come l'Europa ha creato una nuova visione del futuro che sta lentamente eclissando il sogno americano. L'ultimo titolo è perfetto, nel suo masochismo involontario: l'Europa sta eclissando il sogno americano così lentamente che si è addormentata, anzi, forse è morta. Ma questo è un particolare irrilevante, cosa importa invece è la consulenza offerta a Rifkin dal Commissario Ue Prodi. Più chiaro adesso? Il titolo del testo sull'idrogeno è ancora più interessante: Economia all'idrogeno. La creazione del Worldwide Energy Web e la redistribuzione del potere sulla terra. Come si vede, si tratta di una Utopia, nel senso pieno del termine. E'necessario chiarire una cosa: a tutti risulterebbe molto simpatica l'idea di non pagare più l'energia elettrica, ma di ottenerla semplicemente piazzando una «girandola» sul terrazzo. Il fatto che - a oggi - questo sistema non abbia trovato né acquirenti né produttori non si spiega sostenendo che è «tutta colpa della lobby dei petrolieri texani». I petrolieri texani non sono né poveri né stupidi: se si potesse rifare l'intero parco auto mondiale con l'idrogeno sarebbero i primi a godere... Se Beppe Grillo ci dicesse quanto costa il suo impianto a pannelli solari, e se questo investimento fosse conveniente per tutti noi comuni mortali, l'utopia sarebbe realtà. Ma ciò non succede. Inoltre nessun liberale, neocon, anti alqaedista che si rispetti, può dimenticare che il miglior sistema per fare fuori Hamas, Bin Laden, i mullah iraniani e compagnia bella è proprio quello di uscire dal petrolio grazie alla techné. Figuriamoci se non ci interesserebbe mandare a bagno i macellai mediorientali e i loro ricatti all'Occidente, così che i popoli arabi possano finalmente rimboccarsi le maniche, lavorare in economie libere e sollevare il capo, come è giusto che sia, come noi vogliamo (ma come i leftisti del mondo non vogliono). La realtà non corrisponde a questa Utopia. Il petrolio sale di prezzo mentre il peccato originale dei leftisti rimane proprio l'utopia. Utopie naturaliL'utopia consiste nella creazione di un mondo all'interno di una scatola cranica. Se il modello è un romanzo (Swift, Hobbes etc.), un film, o un qualsiasi logos che non dissimuli l'intenzione di restare modello e non imporsi nella realtà, allora ogni idea è lecita, e il contributo al diletto e al progresso umano può essere rilevante. Se viceversa il modello che si confeziona è per cambiare il mondo, per sostituire il mondo, allora scoppiano disastri. Si rileggano tutti i romanzi di Philip K. Dick, in particolare La città sostituita o L'uomo dei giochi a premio. Da Platone in poi, infatti, ogni utopia tende a diventare dottrina e politica. L'ultima utopia politica è stata quella comunista, nelle due versioni internazionalista e nazionalsocialista-fascista, totalitarismo quest'ultimo derivato dal comunismo, come troppo spesso dimentichiamo di ribadire. Dopo il crollo comunista, l'utopia è tornata verso la fantascienza, la moda, il «virtuale», la tecnica, come utopie fictionali e/o possibili. Il tentativo di salvare il mondo per mano dell'uomo è invece rinato sotto la forma ambientalista. L'Utopismo ambientale non è morto col virus totalitarista perché non punta più al centro del potere, ma al centro delle coscienze. Anche in questo caso siamo tutti d'accordo: chi non è per la natura? Chi preferisce una periferia industriale a un lago in un parco o a un'isola incontaminata? Siamo dunque tutti per l'ambiente. Ma: «La rivoluzione energetica riguarda la democrazia. Ci sono tre grandi problemi a livello globale: il surriscaldamento, il debito del Terzo mondo e la tensione in Medio oriente. Sono tutti problemi che hanno a che fare con i Paesi produttori di petrolio. L'unica via d'uscita è stabilire un nuovo regime energetico realizzato in sinergia con il nuovo sistema di comunicazioni». Così dichiarava a maggio sul Corriere della Sera. Si può essere più chiari di così? Cause della rinascita utopista ambientaleMolte le cause del successo (non in termini di voti) dell'utopismo ambientale. Una delle più dimenticate è il collegamento della fede nella Natura, con l'Apocalisse comunista. Tutte le culture che sono state soggiogate o hanno vissuto una crisi ontologica hanno infatti sviluppato un catastrofismo, questa è la tesi dell'antropologo Ernesto De Martino nel suo fondamentale saggio La fine del mondo. La cultura della «apocalisse» è del tutto diversa da quella cristiana, che non si fonda su una sconfitta, ma nasce nel momento dell'espansione della fede, e non è nichilista. Nell'Africa dominata dal colonialismo europeo sono nati moltissimi «movimenti profetici». Nel «1904 il movimento feticista e xenofobo di Epikilipikili: prevale il tema dell'antimagia nera, difesa magica dai bianchi e dalle loro armi segrete. Difesa della magia nera = difesa dai bianchi». (De Martino, op. cit. p. 362 et ita infra. Tema ambientalista: «difesa della Natura = difesa dal capitale». «Apocalisse del Bashilele, diffusasi nel 1933: avvento di un messia liberatore annunziato da temi catastrofici (ritorno collettivo dei morti, eclissi solare, comparsa di un cane nero parlante, comparsa di un uomo in parte bianco in parte nero Riti presso le tombe degli antenati, sospensione del lavoro, attesa del ritorno dei morti apportatori di benessere e ricchezze)». Siamo, all'opposto di Cristo, in un ambito di utopismo da catastrofe. «1926: André Nasuta fonda in Francia il movimento amicale Balali (amicalismo), uomo politico, Gesù-Matsua. Armata della Salvezza. Il movimento mvungista. Il movimento consista (Padre Spirito, Padre Kimbango e Padre Tedesco). Culti profetici popolari endogeni nell'ambito del sincretismo shinto-buddhistico in occasione della crisi post-bellica della società e della cultura giapponesi». E soprattutto questi illuminanti appunti: «La fine del mondo presso i Kenta o Kintak Bong, come punizione di Kei, essere supremo, per colpe derivanti da trasgressioni ai suoi ordini: sacrifici per evitare questa catastrofe. N.B. Manca un rinnovamento del mondo nella forma di paradiso finale». «Presso gli indigeni delle isole Caroline, Namoluk esegue la fine del mondo su ordine dell'essere supremo a motivo della colpevolezza degli uomini, e utilizzando tuono, uragano, fulmini e due esseri, uno dei quali stringe da tutte le parti terra e mare mentre l'altro getta grandi massi dal mare sulla terra». [tzunami?] Come si vede, si tratta dello stesso procedimento seguito dall'Utopia ambientalista. Questo il modello:
Quando capiremo che trasmissioni come Velisti per caso, Geo etc. sono dottrina?
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Ragionpolitica, periodico on line n.138 del 2/12/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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