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Prodi e la questione energetica: questione di Watt o di voti?

di Giorgio Bianco - 2 dicembre 2005

Il sole scalda, abbronza, in qualche malaugurato caso dà alla testa. Ma perché questo si verifichi, occorre che il sole batta. Lo sanno tutti, anche i più convinti sostenitori dell'energia fotovoltaica. Chi avrebbe mai detto, allora, che persino in giornate livide come queste, rannuvolate e raggelate da una perturbazione di provenienza balcanica, il sole potesse disorientare il cerebro e abbagliare la vista di qualcuno? Sarà forse un caso eccezionale, degno dell'interesse di medici e scienziati di vaglia, ma questo sembra proprio essere avvenuto nei giorni scorsi: il sole, oltrepassando lo spesso e plumbeo strato di nubi che sovrasta la nostra Penisola, pare realmente aver avuto un inopinato effetto sul riverito cranio del professor Romano Prodi da Reggio Emilia, candidato alle prossime elezioni per il centrosinistra.

Cominciamo dall'inizio. L'uomo guida dell'Unione, in un intervento ad un recente convegno di Legambiente, si è gettato alle spalle il proprio passato filonucleare nello stesso modo in cui parlando alla propria nuova donna si racconta delle «ex»: non negandone l'esistenza, il che sarebbe poco sincero, poco fine, poco credibile e facilmente sbugiardabile, spiegandole più o meno sinceramente il motivo per cui «non erano le donne giuste», mentre la nuova fiamma, per cui si nutre un ardore più o meno disinteressato, lo è. Più o meno è ciò che ha fatto il professore per sedurre la giovane platea ambientalista: niet energia nucleare, almeno fino a quando non si sarà trovato il modo di sfruttare l'atomo senza rischi. Nel frattempo, ha annunciato, se l'Unione andrà al governo punterà sul risparmio energetico e sulle fonti rinnovabili, in primo luogo sul fotovoltaico e sull'eolico.

Insomma: tra gli applausi entusiasti della platea ecologista, il leader della coalizione di centro sinistra ci promette città piene di pannelli solari e campagne piene di mulini eolici. Poco importa agli ambientalisti, e tanto meno al Professore, se gli uni e gli altri hanno un impatto ambientale peggiore di quello a cui si suppone dovrebbero porre rimedio. Riguardo alla produzione di energia solare, ad esempio, il Professore insiste sulla necessità di aumentare l'uso dei pannelli di 20 volte, passando dagli attuali tremila KW all'anno a sessantamila, ovvero decuplicando la produzione per giungere almeno ad eguagliare i livelli della Germania. Dichiarazioni che, ovviamente, hanno mandato in brodo di giuggiole il leader del Sole che ride (ma che avrà, poi, tanto da ridere?) Pecoraro Scanio, il quale ha commentato: «gli impegni di Prodi sono uno schiaffo ai nostalgici del nucleare e del carbone: l'Unione andrà ad energia solare».

Non dello stesso parere l'amministratore delegato dell'Enel Fulvio Conti, il quale sottolinea che Germania e Giappone non possono rappresentare modelli per l'Italia, dal momento che questi Paesi, a differenza del nostro, non hanno città medioevali da proteggere e rispettare. Ma la constatazione non impensierisce il leader dell'Unione, secondo il quale il problema dei differenti modelli di urbanizzazione semplicemente non esiste: «ci sono le parti nuove delle città, le parti industriali. Io non ho avuto il tempo, altrimenti avrei messo i pannelli solari anche sul tetto della Fabbrica del programma, un brutto capannone fuori Bologna che vedrei bene con tanti pannelli solari sul tetto. Mezza Italia è fatta così». Chissà che cosa penseranno di queste dichiarazioni gli esponenti di quelle amministrazioni comunali - molte delle quali di sinistra - che hanno puntato molto se non tutto sulla riqualificazione delle orrende periferie che caratterizzano molte delle nostre città.

Ma è tempo di giungere a questioni più sostanziali. L'utilizzo dell'energia solare, come è noto, si basa sul principio di raccogliere le radiazioni solari mediante opportuni dispositivi e concentrarle in modo da renderle utilizzabili. Certo, si tratta di una fonte del tutto gratuita e non inquinante, ma i suoi svantaggi, sui quali l'ex filonuclearista Prodi, di fronte alla platea di Legambiente, si guarda bene dal far cenno. In primo luogo, al Professore (sui suoi nuovi adepti è inutile farsi illusioni) non dovrebbe sfuggire che i pannelli solari, di fatto, funzionano soltanto quando batte il sole.

Naturalmente è possibile fare ricorso ad accumulatori, ma questi ultimi sono così costosi, rispetto ai pannelli in quanto tali, da togliere ogni competitività economica alla produzione di energia solare. Lo si è già constatato, basta azzardarsi ad usare espressioni come «competitività economica» per attirarsi le ire di coloro per i quali pecunia olet (generalmente quella degli altri, ché guai a toccare la loro): «non esiste solo l'economia, bisogna tener conto dell'ambiente in quanto tale!» Benissimo. Riconosciuto, come si è fatto, che i pannelli solari sono di per sé economici - prescindendo però dall'indispensabile e sommamente antieconomico ricorso agli accumulatori - e per nulla inquinanti, sarà allora necessario domandarsi: qual è il reale apporto che possono fornire al nostro fabbisogno energetico? Se il portavoce del Sole che ride ha voglia di non ridere troppo, e il Professore vuole onorare il primo dovere che gli compete, che non è quello di professare, ma anzitutto di studiare quanto e più degli altri, a costoro non saranno sfuggiti i clamorosi costi di manutenzione di questa fonte energetica.

Si dà il caso, infatti, che i pannelli fotovoltaici si sporchino molto facilmente e frequentemente (basta un acquazzone misto a vento, che ovviamente porta con sé grandi quantità di sabbia e terriccio frammisti ad acqua), opacizzandosi e perdendo così, in tutto o in parte, la propria funzionalità, e rendendo necessari dispendiosi interventi di pulitura. Si aggiunga che, generalmente, generalmente, le installazioni di collettori solari risultano oltremodo costose e ingombranti (ma questo, per il leader dell'Unione sembra non costituire un problema: tanto ci sono le periferie urbane, con tanti saluti a chi ci abita).

Ma, si badi bene, non si è ancora toccato il punto fondamentale. Lo ha fatto nei giorni scorsi, tra gli altri, il professor Edgardo Curcio, presidente dell'Aiee (Associazione italiana economisti per l'energia), il quale, concedendo al Professore il beneficio della buona fede, ha affermato: «penso che Prodi avesse inteso riferirsi alla possibilità di alimentare in questo modo di acqua calda gli impianti industriali». Ma tuttavia anche il raggiungimento di questo obiettivo sarebbe impossibile. Quella solare è un'opzione certamente importante e praticabile, che va perseguita e incentivata, ma è fuor di dubbio che essa va intesa limitatamente al riscaldamento d'acqua negli immobili di tipo residenziale.

Più drastico, ma anche più legato a dati empirici difficilmente contestabili, è stato a suo tempo l'ingegner Giovanni Vitagliano, autore del volume Energia per tutti. Un'esposizione chiara per capire meglio l'energia (ed. 21mo Secolo): «In Italia è stato fatto un importante esperimento di conversione termodinamica ad Adrano, in provincia di Catania, della potenza di circa un MW. Per dare un'idea delle dimensioni, basti sapere che la superficie complessiva degli specchi è di 6.200 metri quadrati, e il territorio complessivamente occupato è di 37.000 metri quadrati. Per avere un termine di paragone, approssimativamente le aree occupate rispettivamente dal campo di gioco e dall'intero stadio olimpico di Roma».

Delle prese di posizione sul fu filonucleare, oggi militante di Kyoto, Prodi si avrà modo di parlare quanto prima. Per il momento, vale la pena soffermarsi su un punto. «Vecchio Professore / cosa vai cerando / in quel portone?», cantava quello spirito libero che fu Fabrizio De Andrè. Nel caso del Nostro, la risposta sembra fin troppo scontata: il portone è quello di Legambiente e dei Verdi (con Carlo Ripa di Meana, sull'eolico, avrà filo da torcere, anche in questo caso spiegheremo il perché), e quello che va cercando non dovrebbe nemmeno esserci bisogno di dirlo, anche se qualcuno lo fa: «La vera posta in gioco sono i voti degli ambientalisti. Con le centrali ai nostri confini, non esiste alcuna ragione di sicurezza per dire no al nucleare». E se lo dice il fiore all'occhiello della ricerca scientifica italiana nonché ex parlamentare europeo del Pci Tullio Regge, vale la pena prendere in considerazione le sue parole.

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