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numero 280
6 marzo 2008
 
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Un welfare a misura della famiglia

di Letizia Bandoni - 9 dicembre 2005

Mettere la persona al centro dell'attività di governo vuol dire realizzare riforme e prevedere strumenti formali ed istituzionali di supporto affinché ogni individuo, potenzialmente, possa aspirare a concretizzare i propri ideali ed i propri progetti di vita. Pari opportunità di scelta, questo è il tema del welfare state del governo Berlusconi. Ciò implica non una semplice tutela passiva degli individui con sussidi di mantenimento, che servono semplicemente a congelare uno status sociale e a disincentivare il potenziale individuale, ma bensì una responsabilità dello Stato nel supportare l'iniziativa dei singoli. Insomma, si tratta di un «sistema che si muove verso chi ha intenzione di muoversi» e non verso chi si autoesclude.

Le maggiori cause di esclusione sociale sono state indotte dal vecchio metodo assistenzialista, quello che ha imposto una taglia sulle teste delle giovani generazioni vessate dall'onore previdenziale per il mantenimento delle pensioni dei nonni, primi veri esclusi dalla produzione di valore nel tessuto sociale ed economico. Quel sistema che ha fatto dilagare lo spettro della disoccupazione, grazie ad un mercato del lavoro chiuso su se stesso ed alla rigidità nonché alla burocrazia che è stata posta a regolamento dei contratti di lavoro. Insomma, un sistema che, collezionando sbagli su sbagli, ha indotto l'individuo ad essere ostaggio del proprio potenziale. Questo meccanismo malato ha accentuato sempre più il divario tra il progetto di vita ideale individuale e la sua reale praticabilità, ponendo sulle spalle delle giovani generazioni il peso dei soggetti deboli della società. Nonostante ciò, il 95% dei giovani si prefigge, come obiettivo di vita prioritario, la creazione di una famiglia. Il governo Berlusconi ha attuato un progetto di riforma del welfare state secondo cui la creazione di una famiglia è una scelta libera.

Libera dal problema di dover trovare un posto di lavoro

I governi precedenti avevano lasciato una disoccupazione all'11%. Ciò ha determinato il più grosso ostacolo al mantenimento della famiglia e ha messo a rischio proprio i suoi componenti più deboli, giovani ed anziani. L'esecutivo Berlusconi è riuscito, grazie alla legge Biagi, a creare più di 1.400.000 nuovi posti di lavoro: nuove opportunità si sono generate grazie alla flessibilità introdotta da nuove forme contrattuali regolate nell'ottica di un riequilibrio tra garanzia dello sviluppo professionale dell'individuo e garanzia della presenza dell'individuo nel nucleo familiare riaffilandone la possibilità di non escludere le due dimensioni.

Oggi, nonostante la difficile congiuntura economica internazionale, la disoccupazione è scesa al 7% (-5% in soli 4 anni) e, con una fiscalità che, finalmente, ha allentato la morsa del nostro portafogli, si sono posti i presupposti per tornare a parlare di concreto sviluppo; ed i dati Istat e il rapporto Censis ne sono la prima vera testimonianza.

Libera dal concepire la maternità come un ostacolo al menage familiare

Il governo Berlusconi ha posto le basi affinché la scelta carriera/maternità, per le donne, sia solo una scelta personale e non obbligata dalla rigidità contrattuale o da pesi economici pendenti sulla testa dei nascituri. 50 milioni di euro sono stati destinati all'istituzione dei Fondi per gli Asili Nido, sviluppando una rete di servizi per la prima infanzia che soddisfi la domanda per almeno il 33% nella fascia di età da 0 a 3 anni. È stata anche incentivata la creazione degli Asili Aziendali che, assieme alla flessibilità recuperata nel rapporto contrattuale, rappresenta la concreta attuazione di una politica family-friendly.

La società moderna ha bisogno di rinnovarsi nella dimensione lavorativa e demografica. Ma ciò non può essere permesso se non si adeguano il sistema contrattuale e quello fiscale alleggerendo il carico sul patrimonio familiare - una ricchezza che deve essere mantenuta libera di essere investita non per finanziare la «macchina statale», ma per premiare il futuro dei figli e che serva da supporto agli individui deboli presenti nel nucleo familiare. Ecco, quindi, che dopo l'introduzione, con la finanziaria 2005, delle deduzioni fiscali per figli, coniugi o altri familiari a carico da 2.900 fino a 3.700 euro, arriva la proposta di estendere, con la finanziaria 2006, il bonus bebè di 1.000 euro ad ogni figlio e non solo al secondogenito. Una misura che non ha nulla a che fare con la polemica aborto sì/aborto no, che rimane e rimarrà sempre una questione di coscienza individuale sulla quale non possiamo fare leva attraverso uno strumento fiscale. No, il governo Berlusconi non vuole «comprare la vita» - come penserebbero di fare Livia Turco o Rosi Bindi -, vuole solo responsabilmente liberare risorse nel bilancio familiare e rendere la vita una scelta libera, non dipendente da «taglie fiscali» o da «compensi di coscienza».

Libera dal problema della casa

L'Italia è un popolo di proprietari, il patrimonio immobiliare stimato in 900 miliardi di euro costituisce la ricchezza primaria delle famiglie, ma anche una ricchezza che rimane tesaurizzata, destinata a non generare flussi nel sistema economico, conducendo persino a penosi paradossi. Gli individui più pesantemente colpiti da questa stagnazione di risorse sono gli anziani che vivono in case di proprietà ma che non riescono a sbarcare il lunario e sono costretti, in certi casi, a situazioni di indigenza economica e quindi esclusi socialmente. Il governo Berlusconi è stato il primo ad aumentare le pensioni minime, portandole a 516 euro mensili; è stato l'unico ad assumersi la responsabilità di garantire un ruolo economico anche alla terza età, ad esempio incentivando la permanenza nel mercato del lavoro di quegli individui che, pur avendo raggiunto l'età pensionabile, sono ancora in condizione di mettere a frutto la propria esperienza.

Il governo oggi propone un ulteriore passo avanti, uno strumento attraverso il quale scongiurare l'esclusione economica e sociale degli anziani con maggiori difficoltà, garantendo contestualmente un'impennata nei consumi: il prestito vitalizio ipotecario per il consumo che vada, cioè, a sostenere il consumo degli anziani ponendo a garanzia la propria ricchezza immobiliare senza che essi si debbano privare della casa di proprietà. È il concetto della ricchezza che produce ricchezza e che allontana il rischio indigenza; è il concetto del denaro che entra in circolo anziché essere custodito sotto il materasso. Quello che è più importante è che si tratta di una proposta responsabile di un governo che supporta la terza età senza vessare le giovani generazioni.

Così come la casa può essere strumento di coesione sociale per le fasce deboli, essa diventa anche ostacolo al menage familiare delle giovani coppie, vista l'impennata registrata dal mercato del mattone. Con la stessa responsabilità con la quale si dà risposta all'esclusione sociale della terza età, il governo Berlusconi pone attenzione alla concretizzazione del progetto di vita delle nuove generazioni istituendo un fondo pari a 10.000.000 di euro per il sostegno finanziario all'acquisto dell'abitazione principale in regime di edilizia convenzionata. Tale misura, unita alle agevolazioni sui canoni di locazione e agli incentivi per il recupero edilizio, da un lato elimina l'ostacolo casa e dall'altro determina un necessario scossone al torpore economico che aveva congelato il nostro sistema.

Famiglia e welfare

Ecco, quindi, che la famiglia torna ad essere al centro dell'attività di governo, torna ad essere il tessuto forte della società e dell'economia del nostro Paese. L'esecutivo Berlusconi sta portando avanti una coraggiosa quanto responsabile battaglia per ridisegnare un welfare che non «compri la povertà» con lo sciocco metodo dei sussidi che alimenta l'incremento del debito pubblico che i nostri figli saranno costretti a pagare, ma che vada a stimolare il potenziale di ricchezza custodito nella libertà di scegliere per il futuro propria di ogni individuo, e potenziata laddove la persona sia inserita e concorra allo sviluppo del nucleo sociale primario: la famiglia.

! Letizia Bandoni
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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