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L'Italia all'avanguardia sul tema del lavoro

di Sara Franchino - 9 dicembre 2005

Mentre l'Unione - appellativo di coalizione che suona sempre più come un ossimoro - avrebbe trovato l'accordo sui Pacs (che però, per non scontentare nessuno, Pacs non sarebbero); mentre Rutelli propone il suo utopico programma per la famiglia, dimenticandosi di guardare alle possibilità che i conti dello Stato consentono; mentre Pecoraro Scanio rassicura che quanto dice attuerà, come non si sa. E mentre i massimi esponenti Ds altro non fanno se non criticare la scelta del Ministro degli Interni di ripristinare l'ordine pubblico, garantendo legalità e sicurezza a Torino e in Val di Susa, il Governo Berlusconi, senza scendere nel clima della sterile polemica politica pre-elettorale, passo dopo passo, continua nel suo operato, teso a migliorare le condizioni di vita degli italiani e a costruire un solido destino di sviluppo per la Nazione, per i giovani così come per gli anziani.

In questi giorni, sul versante lavoro - settore dove finalmente, introdotta da questo Governo maggiore flessibilità con la riforma Biagi, sono incrementate le possibilità di inserimento delle persone in cerca di un'occupazione - il Ministero del Welfare ha portato a compimento un'altra grande azione finalizzata all'emersione del lavoro clandestino. L'operazione «Marco Polo 2», sia per il numero dei soggetti ispezionati (circa 500 aziende tra Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Marche, Lazio, Campania e Puglia), sia per le infrazioni raccolte, che riguardano circa l'80% delle aziende ispezionate, a pieno titolo si qualifica come il più significativo intervento di contrasto al lavoro nero mai realizzato da un Governo europeo nel corso degli ultimi dieci anni.

Un'operazione, portata avanti di concerto con l'Arma dei Carabinieri, Inps ed Inail, finalizzata in particolare alla repressione dei gravi fenomeni di occupazione abusiva di cittadini di nazionalità cinese, che si è estesa su gran parte del territorio nazionale, interessando 8 Regioni e 15 Province, e che viene a seguire la prima operazione «Marco Polo», svoltasi lo scorso maggio. «Dopo gli anni di lassismo praticato dai nostri predecessori di sinistra, il Governo Berlusconi non soltanto si sta adoperando per difendere i prodotti made in Italy dalla concorrenza sleale di produttori stranieri disonesti, ma grazie ad una azione di vigilanza e di controllo, mai praticata in passato, opera per difendere il lavoro made in Italy da chi, qui in Italia, sfrutta i lavoratori clandestini. Ci sentiamo orgogliosi per aver concluso la più grossa operazione sul piano continentale tesa all'emersione del lavoro nero e clandestino, con particolare riguardo al lavoro nero dei cinesi in Italia, responsabili di aver creato una vera e propria rete di "piccole Cine" all'interno del nostro territorio nazionale» spiega il Sottosegretario di Stato al Lavoro e alle Politiche Sociali Roberto Rosso, che ha condotto l'iniziativa.

«Per la prima volta in Italia la lotta al lavoro sommerso non è rimasta affidata al solo sforzo volontaristico di pochi funzionari, ma viene perseguita con azioni coordinate da una Commissione Nazionale, da me presieduta, alla quale partecipano Carabinieri, Inps e Inail e di cui da gennaio faranno parte anche Guardia di Finanza, Asl e Arpa» approfondisce il Sottosegretario di Forza Italia, sottolineando: «Abbiamo messo in campo tre volte le forze che solitamente intervenivano in passato, individuando così una rete di microimprese e di grossi stabilimenti cinesi schiavizzati non solo in Toscana, come succedeva prima, ma anche in Lombardia, in Puglia e in altre 10 regioni italiane». Per poter ottenere un simile risultato, evidenzia Rosso, «abbiamo aumentato del 70% il corpo degli ispettori del lavoro tramite il più grande concorso degli ultimi dieci anni, assumendo personale laureato: avvocati, commercialisti, ingegneri e medici. Così facendo abbiamo sanato la scandalosa situazione ereditata dai precedenti Governi, che in 5 anni di guida del Paese non solo non avevano mai assunto neppure un ispettore del lavoro, ma non avevano neanche integrato quelli andati in pensione. Prodi, D'Alema, Amato avevano anzi creato le condizioni per smantellare l'intero corpo di vigilanza attribuendo, con la riforma del Titolo V della Costituzione, tali competenze a livello degli enti locali».

Una strategia, quella attuata dall'attuale Governo, che si rende adesso possibile anche grazie all'entrata in vigore della legge Biagi: «Agevolando il lavoro in ingresso, offrendo la possibilità agli imprenditori di mettersi in regola - precisa il Sottosegretario al Welfare - è stato possibile prevedere sanzioni più severe per chi non si fosse adeguato alle normative vigenti. Rendendo infatti più elastiche le leggi e più flessibile il lavoro, siamo ora in grado di portare avanti una lotta seria verso chi continua a non rispettare tali normative, con una struttura che opera, a questo scopo, in maniera integrata, 365 giorni all'anno».

! Sara Franchino
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Ragionpolitica, periodico on line n.139 del 9/12/2005
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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