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6 marzo 2008
 
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L'espulsione di Daki e la minaccia del terrorismo islamico

di David Busato - 16 dicembre 2005

Le vicende legate alla lotta al terrorismo islamico sono tornate alla ribalta in questi giorni con l'espulsione del marocchino Daki, arrestato e poi assolto fra molte polemiche. Dopo Nassiriya gli italiani si resero conto da vicino cos'è il terrorismo islamico. Non tutti però si resero conto che Al Qaeda aveva dichiarato guerra all'Italia. In quei giorni ci furono momenti di vera unità nazionale con bandiere italiane sventolanti fuori dalle finestre e, a parte alcune eccezioni come gli slogan No Global «uno, dieci, mille Nassiriya...», fu un momento di vera unità nazionale. Ma quel momento è passato? C'è ancora? Anche a sinistra i caduti sono eroi? Ha senso che esponenti delle istituzioni esultino in caso di assoluzione con frasi tipo «ha vinto lo stato di diritto?».

Il terrorismo islamico bussa ancora alle nostre porte. Lo si è visto nei giorni precedenti con il caso Iran e le irresponsabili ed inaccettabili dichiarazioni di Ahmadinejad che hanno riportato all'attenzione il dialogo con l'Islam e la necessità sempre presente di fronteggiare il terrorismo islamico. L'espulsione del marocchino Daki quindi rientra in questi termini, come lo fu per l'imam di Carmagnola o altri. Ma la stampa di sinistra non è proprio d'accordo su questo. In questi casi puntualmente si accende un dibattito su quale sia il limite tra autodifesa di un Paese e la difesa delle libertà individuali. Lunedì 12 dicembre c'è un articolo a firma Red titolato: Assolto due volte, comunque terrorista: espulso marocchino. «Lo hanno accusato- continua l'articolo- di essere un terrorista internazionale». Un'accusa che gli è già costata un anno di carcere, salvo poi essere assolto da due tribunali diversi.

Adesso è in Marocco, dove è stato spedito dal ministero degli Interni italiano. Poi c'è l'intervento dell'avvocato difensore del marocchino: «Questo provvedimento, dato che c'è stata un'assoluzione, sa molto di rivalsa per quello che Daki ha dichiarato, e cioè di essere stato sottoposto a interrogatori illegali». E ancora varie reazioni: «Espulsione inammissibile e illegittima, Pisanu dimostra ancora una volta sudditanza verso gli Stati Uniti» si indigna Giuliano Pisapia, deputato e responsabile giustizia di Rifondazione Comunista. Secondo Pisapia l'espulsione «è finalizzata a impedire che si faccia piena luce sulle gravi violazioni del diritto di difesa, sugli abusi e sulle minacce denunciate da Daki da parte di agenti americani nel nostro paese e che avevano già trovato precisi e incontrovertibili riscontri». «La decisione del ministro dell'Interno Pisanu di espellere Mohamed Daki è grave, ne mette a repentaglio l'incolumità, rappresenta un atto di delegittimazione nei confronti della Magistratura che lo aveva assolto pochi giorni fa dall'accusa di terrorismo internazionale» dice il deputato Verde Paolo Cento, vicepresidente della commissione Giustizia della Camera. «I Verdi chiedono al ministro dell'Interno Pisanu di riferire subito in Parlamento sulle ragioni di questa espulsione, di accertare presso le autorità del Marocco le sua attuali condizioni».

L'Italia deve difendersi e lo sta facendo. Ma a volte sentenze discutibili vanificano il lavoro di intelligence. Giusta la Consulta islamica, giusta e corretta la massima attenzione agli ingressi di immigrati possibili kamikaze ed al controllo degli immigrati regolari già presenti nel nostro territorio, giusto il controllo degli internet point e dei call center islamici. Lo abbiamo ripetuto spesso che l'11 settembre 2001 il controllo su tutto ciò che gravita attorno al mondo islamico è stato giustamente intensificato per prevenire attentati. La memoria va all'imam di Carmagnola, poi espulso, o ad altri imam considerati pericolosi, o al rocambolesco rapimento a Milano da parte della Cia dell'imam Abu Omar su cui da tempo c'è una querelle giudiziaria tra magistrati milanesi e governo Usa con richiesta di arresto da parte dei primi verso 22 agenti Cia.

Quanto il nostro Paese sia stato e sia tuttora crocevia di malintenzionati e martiri della jihad lo confermano anche le recenti dichiarazioni dell'ex imam della moschea di Firenze, ora sotto processo a Cremona. La Toscana in particolare è stata spesso al centro di indagini e controlli sul terrorismo islamico e terra di polemiche per costruzioni di moschee finanziate con i soldi di tutti i contribuenti. Le dichiarazioni di qualche esponente dell'islam estremista non sono le prime, probabilmente non saranno le ultime, e dimostrano come sia difficile conciliare l'ospitalità con il rigore e l'autodifesa. Tale Mohamed Rafik, sentito come testimone alla Corte di Assise della città lombarda dove era finito in carcere l'ex imam della moschea Mourad Trabelsi, sostituito proprio da Rafik, ha ammesso che dal 1998 al 2001 alla moschea di Firenze avveniva una raccolta fondi a favore dei mujhaeddin e che i soldi provenivano dalle due macellerie islamiche presenti a Firenze. Tanto per non smentire l'ex imam ha poi riferito di avere avuto contatti telefonici con Abu Qatada, il palestinese considerato portavoce di Al Qaeda in Gran Bretagna. Ricordiamo che nel novembre 2003 ai servizi segreti italiani giunse un'informativa su di un possibile attentato al Duomo di Cremona e alla metropolitana di Milano.

Parole che suonano come macigni per chi ancora non credeva, negando ostinatamente quanto stava emergendo nelle indagini sul terrorismo islamico. I tre algerini arrestati stavano progettando un attentato, ma incredibilmente per due procure la parola terrorismo ha due significati diversi: terroristi a Napoli, ma non a Brescia. Il presunto terrorista considerato resistente da un Pm di Milano è stato considerato invece terrorista da un Pg. E mentre la nostra democrazia si lambicca in cavilli procedurali e linguistici, e leghe musulmane consegnano «mezzalune d'oro», la minaccia islamica è sempre più presente, ma il modo di fronteggiarla e su come difendersi divide ancora non solo la maggioranza dall'opposizione, ma anche e soprattutto il centrosinistra stesso al suo interno.

! David Busato
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