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Nichilismo e fondamentalismo fanatico, i veri nemici della pace«Nella verità, la pace», sostiene Benedetto XVIdi Gianteo Bordero - 16 dicembre 2005 «Al giorno d'oggi, la verità della pace continua ad essere compromessa e negata, in modo drammatico, dal terrorismo che, con le sue minacce ed i suoi atti criminali, è in grado di tenere il mondo in stato di ansia e di insicurezza. I miei Predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II sono intervenuti più volte per denunciare la tremenda responsabilità dei terroristi e per condannare l'insensatezza dei loro disegni di morte. Tali disegni, infatti, risultano ispirati da un nichilismo tragico e sconvolgente, che il Papa Giovanni Paolo II descriveva con queste parole: "Chi uccide con atti terroristici coltiva sentimenti di disprezzo verso l'umanità, manifestando disperazione nei confronti della vita e del futuro: tutto, in questa prospettiva, può essere odiato e distrutto". Non solo il nichilismo, ma anche il fanatismo religioso, oggi spesso denominato fondamentalismo, può ispirare e alimentare propositi e gesti terroristici...». «A ben vedere, il nichilismo e il fondamentalismo fanatico si rapportano in modo errato alla verità: i nichilisti negano l'esistenza di qualsiasi verità, i fondamentalisti accampano la pretesa di poterla imporre con la forza. Pur avendo origini differenti e pur essendo manifestazioni che si inscrivono in contesti culturali diversi, il nichilismo e il fondamentalismo si trovano accomunati da un pericoloso disprezzo per l'uomo e per la sua vita e, in ultima analisi, per Dio stesso. Infatti, alla base di tale comune tragico esito sta, in definitiva, lo stravolgimento della piena verità di Dio: il nichilismo ne nega l'esistenza e la provvidente presenza nella storia; il fondamentalismo ne sfigura il volto amorevole e misericordioso, sostituendo a Lui idoli fatti a propria immagine. Nell'analizzare le cause del fenomeno contemporaneo del terrorismo è auspicabile che, oltre alle ragioni di carattere politico e sociale, si tengano presenti anche le più profonde motivazioni culturali, religiose ed ideologiche». Sono, questi, alcuni dei passaggi più significativi del messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace del 1 gennaio 2006, intitolato Nella verità, la pace. Papa Ratzinger, dunque, afferma chiaramente che il primo fattore destabilizzante per l'ordine e per la sicurezza del mondo è, oggi, rappresentato dalla piaga del terrorismo. Un terrorismo che trova drammaticamente il suo brodo di coltura in una mentalità nichilista che nega alla radice ogni valore trascendente e stabilmente definitivo per la vita dell'uomo. Nel richiamare tutti ad un'analisi non superficiale del fenomeno terrorista - un'analisi cioè che non si limiti ad individuarne le cause ed i moventi nel disagio sociale e politico, troppo spesso usato come alibi per non voler guardare la realtà delle cose fino in fondo -, Benedetto XVI invita a risalire al grande dramma culturale, spirituale, religioso del nostro tempo, senza il quale il terrorismo rimarrebbe, di fatto, inspiegabile: il dramma, appunto, del nichilismo. Rinunciare all'affermazione positiva di un significato stabile dell'esistenza, affermando che la ricerca umana della verità è destinata a rimanere senza risposta, e che questa stessa ricerca è, alla fine dei conti, priva di senso, spalanca le porte ad una visione violenta, parziale ed ideologica della vita, pronta in ogni momento a mettere tra parentesi la trascendenza di Dio e, di conseguenza, i diritti dell'uomo che in essa trovano solido e non valicabile fondamento. Come non ritrovare la verità delle parole di Papa Ratzinger nelle manifestazioni quotidiane del terrorismo suicida, che nega ogni valore alla vita umana e afferma soltanto una volontà distruttrice fondata sulla disperazione esistenziale? Una delle espressioni che ricorre con più frequenza nel messaggio papale è, infatti, che «l'autentica ricerca della pace deve partire dalla consapevolezza che il problema della verità e della menzogna riguarda ogni uomo e ogni donna, e risulta essere decisivo per un futuro pacifico del nostro pianeta», e, ancora, che «solo sulla verità di Dio e dell'uomo poggiano le fondamenta di un'autentica pace». Non è dunque possibile costruire una pace giusta, essere autentici «costruttori di pace», se non nel richiamo fondamentale alla verità sulla vita dell'uomo, dei popoli e delle Nazioni. Non è possibile, senza il riconoscimento e l'umile accoglienza del primato di Dio e della verità, mettere in atto un ordine mondiale che voglia definirsi tale, rispettoso della dignità di ogni persona e della comunità umana nel suo insieme. Nichilismo e fondamentalismo, sembra voler dire Papa Ratzinger, lungi dall'essere l'uno l'opposto dell'altro (l'uno in quanto negatore assoluto di ogni verità, l'altro in quanto affermatore violento di una verità), sono invece due fenomeni che si nutrono di un'errata e parziale concezione della realtà, dell'esistenza e infine del fenomeno religioso. La verità cui si richiama Benedetto XVI, invece, è quella verità che, pur rimanendo tale in tutto il suo valore, chiede alla persona la libera adesione della volontà e il riconoscimento del suo limite e del suo essere strutturalmente bisognosa di un compimento che essa da sola non può darsi, e che solo la Provvidenza divina può garantire, manifestandosi nella realtà umana e generando nel cuore degli uomini autentici sentimenti di giustizia, di pace, di fraternità. Così, scrive ancora Benedetto XVI nel suo messaggio, «la pace appare allora in modo nuovo: non come semplice assenza di guerra, ma come convivenza dei singoli cittadini in una società governata dalla giustizia, nella quale si realizza in quanto possibile il bene anche per ognuno di loro». In quest'ottica, dunque, il vero «costruttore di pace» non è colui che si affida ad un ipocrita e superficiale irenismo, ad un pacifismo facile e scontato perché non impegnato radicalmente con le grandi questioni dell'esistenza, ma è innanzitutto chi ama appassionatamente la verità, colui che non sacrifica la verità sull'altare di una finta pace destinata non a risolvere i conflitti, ma a crearne, inesorabilmente e in maniera drammatica, di nuovi e sottilmente più pericolosi per l'uomo e per l'umanità. «Il più grande pericolo che possa temere l'umanità oggi - scriveva Teilhard de Chardin - non è una catastrofe esterna, una catastrofe cosmica, non è né la fame né la peste; al contrario è questa malattia spirituale - la più terribile perché la più direttamente umana fra tutte le calamità - che è la perdita del gusto di vivere».
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Ragionpolitica, periodico on line n.140 del 16/12/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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