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La nuova legge elettorale non è un ritorno al passatodi Gabriele Cazzulini - 16 dicembre 2005 Dieci anni: tanto è durata la convivenza della politica italiana col maggioritario. Ma era un accoppiamento condannato all'infertilità perché concepito nel peggiore dei modi. Portato in trionfo dalla primavera dei comitati referendari e dell'assedio alla Prima Repubblica, il maggioritario italiano s'incamminò in un precoce inverno già nella fase della sua formulazione legislativa. La presenza della quota proporzionale introdusse un perverso mènage a troi, mentre l'atto di separazione tra la politica e il vero maggioritario arrivò con l'introduzione del machiavellico «scorporo», che degradò questo psuedo-maggioritario ad una fogna in cui i vecchi partiti hanno scaricato le loro ansie, in attesa di tempi migliori per riemergere. Oggi il quadro sembra diverso, per alcune importanti ragioni. La prima è che nessun partito si è lasciato prendere la mano da isteria riformatrice per riscrivere la legge elettorale dal giorno alla notte, come accaduto invece nel 1993. Non ci sono più politici solitari che scrivono di proprio pugno una legge per poi scaricarne la responsabilità sulle istituzioni. La nuova legge elettorale è nata in seno alla maggioranza, ha subito correzioni e integrazioni, è stata pubblicamente esaminata e criticata. Poi c'è da ricordare un fattore sempre trascurato: l'Italia del 2006 non sarà l'Italia del 1994, segnata da una crisi acuta che ne scosse le fondamenta. Il clima è decisamente più stabile e consolidato, non ci sono bare aperte in attesa di cadaveri condannati a morte rapida. Nessun partito sembra sull'orlo di una crisi elettorale, né le poste italiane sono intasate da avvisi di garanzia. Infine la considerazione più importante. Più che la legge in sé - qualunque legge - valgono gli effetti prodotti. Anche se una legge è ineccepibile dal punto di vista teorico, ciò non implica che, una volta applicata, consegua gli obiettivi desiderati. Il maggioritario italiano garantiva un 75% di collegi uninominali, che è comunque una quota dominante. Ma bastava quella piccola frazione di proporzionale (25%) a far inceppare puntualmente la logica maggioritaria. Il bipolarismo, che è il frutto più succoso del maggioritario, veniva fuori altrove, cioè dalla polarizzazione dell'elettorato e dei partiti. I lineamenti delle prossime elezioni emergeranno con la precisione di un righello. La pluralità dei partiti, croce e delizia dell'Italia, sarà il punto di partenza, ma verrà raccolta in una tela che stemperi le divisioni favorendo la stabilità. Premio di maggioranza e soglie di sbarramento possono effettivamente produrre un livello decente di governabilità. Anche se poi la buona riuscita di un'elezione dipende dalle capacità personali del premier e dalla coesione della sua maggioranza - virtù che non possono essere create artificialmente da una legge. Avviso agli scontenti di questi riforma: non c'è nessun ritorno al passato della Prima Repubblica. E' vero, il maggioritario che strizzava l'occhio al mondo anglosassone è un (bel) ricordo, che va ad appiccicarsi nell'album delle fotografie d'epoca. Adesso però il cassetto è chiuso. L'impianto è chiaramente proporzionale, ma gli effetti saranno più vicini a quelli di un vero maggioritario rispetto al maggioritario fasullo che ci siamo trascinati finora. I nostalgici del proporzionale si accorgeranno però di aver esultato troppo in fretta: non sono previsti voti di preferenza, nemmeno uno, e per giunta ci sono forti incentivi alla formazione di coalizioni guidate da un unico leader e ispirate da un unico programma. Tutte condizioni che erano assenti nel maggioritario. Sapore insipido per la nuova riforma elettorale? Non è detto. La colpa è di palati troppo abituati ai disgusti prima di un proporzionale proporzionalista e poi di un maggioritario azzoppato sin dalla nascita. Alla stabilità ci stiamo abituando da troppo poco tempo per apprezzarla, ma le prossime elezioni daranno un sostanzioso assaggio dei nuovi tempi. A tutti gli elettori, buon appetito!
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Ragionpolitica, periodico on line n.140 del 16/12/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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