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numero 280
6 marzo 2008
 
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Quello «strabismo» ideologico che trionfa nei libri di scuola

di Vincenzo Merlo - 16 dicembre 2005

Il piccolo dossier sui testi scolastici «politicamente orientati», in uso presso le scuole secondarie superiori del nostro Paese, si arricchisce di nuovi, interessanti tasselli. Questi ultimi sono interamente contenuti nel volume Compendio di diritto per gli istituti tecnici per geometri - Edizione 2001, di Gustavo Zagrebelsky, Giacomo Oberto, Giacomo Stalla, Cristina Trucco (editrice Le Monnier), adottato in questi anni presso alcuni istituti superiori italiani. Il testo firmato dall'ex Presidente della Consulta si segnala, infatti, per alcune «perle» meritevoli di attenzione, anch'esse evidentemente riconducibili ad una ben precisa impostazione politico-culturale (indovinate quale?). Sentite ad esempio come vengono tratteggiate le esperienze dittatoriali di destra e di sinistra (pag. 484): «Esistono due tipi di dittature: le dittature di destra (quali il fascismo e il nazismo), che hanno il compito di mantenere il dominio delle classi privilegiate sulle classi popolari, e le dittature di sinistra (o dittature del proletariato), che si propongono invece l'eliminazione dei ceti privilegiati attraverso l'abolizione della proprietà privata (comunismo)».

Siamo alle solite! Anche in questo caso nessuna parola sui crimini dei regimi comunisti (il termine «dittatura fascista» compare nel testo decine di volte, mentre «dittatura comunista» non appare mai), e men che meno si accenna all'effettiva origine storica della distinzione destra-sinistra, che invece attiene alla diversa collocazione dei gruppi politici all'interno dell'Assemblea rivoluzionaria francese: come ognuno sa, si siedono nei banchi di sinistra i rivoluzionari più accesi, che vogliono in quel modo semplicemente rimarcare la loro avversione al cristianesimo, ed in particolare alla Chiesa cattolica, nel cui Credo si professa che «Gesù Cristo siede alla destra del Padre». Il fondamento della contrapposizione sinistra-destra corre dunque lungo i binari dell'avversione o meno al cristianesimo, ai suoi valori, alle sue tradizioni. Tutto ciò, nei nostri libri di testo, viene però sistematicamente ignorato...

Nel volume preso in considerazione non s'ignorano, al contrario, la fine della Seconda Guerra mondiale e il quadro politico delineato dall'Assemblea Costituente. Sotto l'emblematico paragrafo «la destra antidemocratica», ecco cosa si scrive a pag. 489: «Esisteva infine la formazione dell'Uomo Qualunque, con 30 seggi e il 5,3% dei voti (trasformatosi poi, nel 1948, nel Movimento Sociale Italiano). Esso si richiamava più o meno espressamente al regime fascista, rifiutando la politica, i partiti, la democrazia, secondo un atteggiamento che da allora si chiamò "qualunquismo"». Le «imprecisioni» sono qui più di una: innanzi tutto i seggi conquistati nel 1946 dall'Uomo Qualunque furono 36 e non 30; non è affatto vero, poi, che la formazione di Giannini (che si esaurisce per contrasti interni e per la concorrenza dei partiti di destra), si trasformi nel 1948 nel Movimento Sociale Italiano (che, al contrario, nasce nel dicembre 1946 e non risulta abbia mai avuto un atteggiamento di «rifiuto della democrazia» o di tipo «qualunquista»).

Merita di essere segnalato, d'altro canto, quanto si scrive a pag. 499 a proposito dell'uguaglianza tra uomo e donna nell'ordinamento giuridico italiano: «Alla promozione dell'uguaglianza si ispirano altresì le leggi che proteggono la donna dai rischi della maternità e della violenza, cioè la legge sull'aborto e quella sulla violenza sessuale». Cosa c'entri la legge 194 sull'aborto con la promozione dell'uguaglianza tra uomo e donna, rimane per me un mistero, per non parlare della dizione «rischi della maternità».

Interessante, poi, è quanto si scrive a pag. 516 sul tema del Concordato tra Stato e Chiesa cattolica: «Da sempre si sollevano critiche al sistema concordatario da parte di chi vorrebbe un regime di libertà uniformemente garantito a tutte le confessioni religiose, secondo comuni principi costituzionali. Le critiche principali sono: il Concordato è sostanzialmente una abdicazione dello Stato a una parte della società, la parte cattolica;...il sistema concordatario attribuisce un doppio peso politico ai cittadini cattolici; essi, come cittadini, eleggono i loro rappresentanti negli organi dello Stato; come cattolici, sono rappresentati dall'autorità ecclesiastica. Il mondo cattolico riesce così a contare due volte, cosa che non avviene per i semplici cittadini...Non si comprenderebbe però il perché degli attacchi al regime concordatario se non si considerasse che tanto il Concordato del 1929 quanto la sua modifica operata nel 1984 contengono numerosi privilegi, anche di tipo finanziario, a favore della Chiesa cattolica. Gli aspetti incostituzionali del Concordato del ‘29 (stipulato col fascismo) sono oggi venuti a cadere. Ma i privilegi persistono e sono importanti». Abdicazione dello Stato alla parte cattolica...doppio peso politico ai cittadini cattolici...il mondo cattolico conta due volte, cosa che non avviene ai normali cittadini...privilegi che persistono: questa parte sembrerebbe proprio scritta da Boselli e Pannella, non trovate?

Altro spunto degno di nota è quanto è contenuto a pag. 667, a proposito della legislazione sociale: «Preso atto che nella società capitalista sono presenti squilibri ed ingiustizie si riconosce finalmente che le loro cause non derivano da un'incapacità del singolo a costruirsi la propria fortuna ma sono insite nei meccanismi economici e sociali». Niente di nuovo sotto il sole, come si vede! Naturalmente è sempre e solo la «società capitalista» ad essere fonte di «squilibri ed ingiustizie», le cui cause sarebbero addirittura «insite nei meccanismi economici e sociali». Di «regime liberale» si parla anche a pag. 483: «Questi i capisaldi del regime liberale voluto dalla borghesia, la classe sociale dominante...». Regime liberale...classi dominanti, classi subalterne...Dove abbiamo già sentito questi termini? Pensate anche voi a Marx?

Per concludere, ecco cosa sostiene il testo di Zagrebelsky a proposito di «diritto all'istruzione» e scuole private: «A questi argomenti (a favore del finanziamento alle scuole private - nda) si contrappone l'art. 33, terzo comma, della Costituzione, che riconosce il diritto dei privati di istituire scuole, ma esclude espressamente la possibilità di oneri per lo Stato. Esso ha così voluto avvantaggiare l'istruzione impartita attraverso istituti pubblici, cioè l'istruzione non ideologicamente impegnata». E proprio di una «istruzione non ideologicamente impegnata» l'imparzialissimo libro di Zegrebelsky costituisce una mirabile, quanto emblematica, espressione, non è vero?

Vincenzo Merlo

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Ragionpolitica, periodico on line n.140 del 16/12/2005
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
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