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Il pericolo dei rischi nella vita quotidianadi Waldemar Ingdahl - 16 dicembre 2005 C'è una parola che è quasi sparita dai nostri dizionari: insalubre. Oggigiorno il cibo, i telefoni cellulari e l'energia sono sempre detti «pericolosi». Ma è il mondo che è diventato più pericoloso o sono cambiati i parametri di come giudichiamo i rischi? Giudicare i rischi è un campo in cui noi esseri umani siamo, paradossalmente, sia bravi sia incapaci. La nostra evoluzione ci ha portati ad evantare i rischi che giudichiamo in modo intuitivo, veloce e sensitivo (questo è un modo efficace quando non si hanno a disposizione dati statistici). Ma i nostri giudizi spesso non corrispondono alla realtà. Abbiamo la tendenza a sopravvalutare il significato dei casi sporadici. Per esempio se un conoscente ha avuto problemi con una certa marca di computer siamo meno disposti ad acquistare proprio quella marca, anche se il suo problema era una semplice casualità. Le persone sorridenti che raccontano quanto sono scese di peso grazie all'ultima cura omeopatica ci convincono sensitivamente molto più delle cifre di un controllo scientifico. Anche se gli aneddoti raramente hanno un valore di prova si possono sempre trovare le poche persone a cui le erbe hanno dato l'effetto desiderato anche se in realtà non hanno nessun effetto. Da studi effettuati riguardo alla paura delle persone di venire aggredite, si è constatato che la paura aumenta aumentando il tempo speso a guardare il telegiornale. La possiblitià di vincere alla lotteria è molto limitata, ma noi vediamo più chiara la vincita improbabile di milioni di Euro che non la perdita sicura di pochi soldi. È difficile ragionare riguardo a limitate probabilità e noi tendiamo a sopravvalutare fortemente la possibilità di casi improbabili, siano essi buoni o cattivi. Ci preoccupiamo molto anche per cose su cui non abbiamo controllo. Per questa ragione molti hanno paura di volare, ma non hanno paura di andare in automobile, benché il rischio sia maggiore a terra. In un mondo tecnicamente avanzato possiamo influire sempre più su ciò che ci circonda, ma contemporaneamente tutto ciò è sottoposto ad altri influssi e a tecniche che non possimo comprendere. A questo punto perdiamo il senso di controllo. Se qualcosa ci minaccia è importante che ne veniamo a conoscienza e che possiamo agire di conseguenza - ciò è bene per ottenere alte cifre di spettatori e vasto riscontro delle conferenze stampa. Chi vuole un dibattito sul fatto che qualcosa non causa cancro? Ma se qualcosa nella nostra vita quotidiana può essere pericoloso appaiono subito grandi titoli sui giornali e ricercatori, autorità e mass media ricevono profitto per avvertirci anche quando non sarebbe necessario. Accentuare i rischi ed i pericoli rende la nostra percezione in bianco e nero, non pericoloso oppure pericoloso. Ma quando piovono rapporti allarmistici l'insicurezza diventa grande. Quando tutto sembra pericoloso non c'è più gran ragione di preoccuparsi. Tali reazioni possono impedirci di prendere in considerazione grandi problemi diffusi, come le malattie connesse a sistemi di vita, mentre contemporaneamente l'ultimo rapporto allarmante di qualche scienziato causa reazioni esagerate. Sono proprio le parole insalubre e salubre che ci aiutano a chiarire le discussioni di grande importanza sui rischi. Bisogna capire la gravità di vari gradi di rischio e che è impossible che qualcosa ne sia completamente privo. Niente è assolutamente sicuro, ma spesso può essere abbastanza sicuro. Waldemar Ingdahl Waldemar Ingdahl è direttore di Eudoxa (Stoccolma, Svezia) |
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Ragionpolitica, periodico on line n.140 del 16/12/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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