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Problemi europei all'università

di Giovanni Vagnone - 16 dicembre 2005

Due notizie che giungono dall'Europa dovrebbero interessare in particolar modo quanti vivono, attivamente o passivamente, il mondo dell'università. La prima proviene dal Belgio o, meglio, dalla Corte di giustizia europea, e riguarda una sentenza contraria ad una pratica che il Belgio ha attuato per tutelarsi dall'«invasione degli studenti francesi». La seconda dall'Austra, Paese attualmente in crisi per la spesa enorme che deve sostenere nei confronti degli studenti tedeschi (soprattutto di medicina) che, valicando la frontiera e senza neppure dover cambiare idioma, possono frequentare e raggiungere un titolo senza le forche caudine di un numero chiuso. I due aspetti sono due facce della stessa medaglia, in particolare riguardante la libertà di movimento stabilita dal più importante provvedimento in materia d'istruzione preso a livello europeo: il Bologna Process.

Nonostante la pubblicità in merito sia sempre stata quasi pari a zero, così come tutta l'opera che i partiti sviluppano a livello giovanile e adulto, in parallelo e in collegamento tra loro, il processo di cui si parla è in stadio di sviluppo, cosa che ha pesanti ripercussioni e ricadute anche sulle normative interne agli Stati. Un motivo di stupore, al tempo della discussione sulla riforma Moratti della scuola, era proprio questo: i manifestanti e gli oppositori prescindevano ostentatamente dai dettami e dalle dichiarazioni di intenti firmate in sede europea, dimenticandoli improvvisamente quando si trattava di criticare l'odiato nemico.

Ma entrando nel merito della questione si può approfondire un tema del quale, per lo meno, bisognerebbe aver sentito parlare. Il Bologna Process è un insieme di linee guida volte ad uniformare il mondo universitario nell'Unione Europea, sulla base dei principi della libertà di circolazione e di stabilimento che è fondamento del diritto comunitario. Gli obiettivi sono:

  1. l'adozione di un sistema di titoli di semplice leggibilità e comparabilità, con l'implementazione dei diplomi supplementari;
  2. l'adozione di un sistema fondato su due livelli principali, ovvero due cicli di cui uno propedeutico al secondo;
  3. il consolidamento del sistema dei crediti didattici (sistema ects), acquisibili anche in contesti diversi da quello accademico;
  4. la promozione della mobilità (per studenti, docenti, ricercatori e personale tecnico amministrativo), mediante la rimozione di ogni possibile ostacolo al pieno esercizio della libera circolazione;
  5. la promozione della cooperazione europea nella valutazione della qualità;
  6. la promozione della necessaria dimensione europea dell'istruzione superiore (sviluppo dei curricula, cooperazione fra le istituzioni, schemi di mobilità, programmi integrati di studio, formazione e ricerca).

Il follow-up del Bologna Process è stato in questi anni molto attivo, con meeting dei ministri europei dell'educazione, da Praga nel 2001 a Berlino nel 2003 in poi, con conferenze, incontri e dibattiti a livello europeo per le valutazioni sulla situazione delle istruzioni universitarie ed un confronto a livello sistematico del grado di sviluppo del processo di Bologna nei singoli Paesi: la documentazione facilmente reperibile su internet contiene i report anche del nostro ministero sulla congiunzione tra politiche internazionali ed universitarie, con contenuti che spaziano dai seminari tematici (come ad esempio il Doctoral Studies and Mobility con relazione del presidente Siegler dell'EURODOC, Doctorates in Europe: Experiences and proposals of doctoral candidates).

Parallelamente si è sviluppato un complesso apparato di organizzazioni che seguono il Bologna Process nei modi più svariati: l'unica riconosciuta e coinvolta nei lavori è l'ESIB (National Unions of Students in Europe), di cui per l'Italia fa parte l'UdU (Unione degli Universitari); sono realtà praticamente sempre rispecchianti il pensiero di sinistra, mentre istituzioni anche più consolidate e con maggiore esperienza nel campo della Higher Education (come per esempio l'EDS e lo YEPP, di cui fanno parte anche Forza Italia Giovani e Studenti per le Libertà e che sono collegate al Partito Popolare Europeo, partito di maggioranza nel Parlamento Europeo e di ispirazione centrista, liberale, conservatrice) sono state escluse e costrette a provvedere adottando proprie mozioni che indirettamente servono a testimoniare posizioni antitetiche a quelle prevalenti.

Il fatto è che un processo di integrazione europea a livello universitario, così importante, è stato avviato senza la necessaria pubblicizzazione, e soprattutto senza il coinvolgimento della base su cui gli eventuali effetti delle politiche europee ricadranno. Si è lasciato spazio ad un'organizzazione politica giovanile in rappresentanza di tutti gli studenti, che però è politicizzata, quindi parziale, e non ha una concreta rappresentatività proporzionale alle esigenze studentesche delle singole nazioni: questo ha creato, cosa testimoniata semplicemente dalla scarsa diffusione di informazioni ed interesse sulla questione, e continua a creare (basti pensare all'Austria e al Belgio) intoppi al pieno e democratico sviluppo del Bologna Process.

Resta il fatto che è importante conoscerlo, o per lo meno sapere che esiste, così da sapere anche che progetti di ricaduta più diretta sugli studenti, come l'Erasmus e il Socrates, sono parti di un contesto di normativa europea ben più complesso e mai come in questo momento in dinamica trasformazione. Forse allora le cieche proteste potranno essere indirizzate con più ragionevolezza laddove si decidono linee guida più generali e di portata maggiore (e non semplicemente frutto di strumentalizzazioni del popolo studentesco dai 6 ai 24 anni); e forse saremo anche contenti di sapere che importanti trattati internazionali (e non solo quello di Roma), sono stati sottoscritti in Italia, anche se con basi risalenti alla Sorbonne declaration del 25 maggio 1998, in cui si sottolineava il ruolo chiave delle Università per promuovere la mobilità e la facilità di trovare lavoro in tutto il continente.

! Giovanni Vagnone
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