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Amnistia più che necessaria

di Paolo Possenti - 16 dicembre 2005

Con il titolo Amnistia necessaria qualche giorno fa anche il Corriere della Sera nel suo articolo di fondo si univa al coro pre-natalizio di quanti, nell'approssimarsi delle festività, tornano a scoprire la situazione drammatica delle carceri italiane per un sovraffollamento cronico dovuto in parte anche alla inefficienza della nostra magistratura ed agli strumenti giuridici preposti alla gestione del mondo carceri. Tale situazione è da anni al centro di una delle più incredibili campagne politiche di auto-assoluzione delle sinistre compromesse in maniera grave in questa disumana vicenda. Ma mentre i digiuni di Pannella sono moralmente accettabili, seppur con beneficio di inventario, piuttosto melense e disgustose per la loro ipocrisia ci sembrano invece gli articoli di certa stampa borghese, la quale riscopre periodicamente la necessità di un'amnistia che dipende esclusivamente da una legge voluta dalle Sinistre unite nel 1993 in piena Tangentopoli per mettere in via definitiva una corda al collo ai loro avversati politici.

Vale la pena di ricordare bene questa paginetta di storia italiana proprio per ben comprendere la naturale predisposizione forcaiola di un settore consistente della sinistra italiana. Ci fu un tempo, però, guarda caso nel momento del crollo del muro di Berlino e dei regimi comunisti nell'Est, in cui le Sinistre non la pensavano così. Convinte che i partiti democratici avrebbero potuto chiedere loro il conto delle innumerevoli violazioni delle più gravi leggi dello Stato, quando i loro partiti ed in specie alcuni uomini politici, erano legati in varie forme che arrivavano allo spionaggio e al palese tradimento delle istituzioni democratiche per i loro legami con l'Unione Sovietica, cercarono di mettersi al sicuro proprio varando alcune importanti amnistie.

Ci fu, in quell'epoca, chi anche in pubblici dibattiti e convegni chiese l'incriminazione per alto tradimento, spionaggio, attentato alla sicurezza dello Stato, intesa col nemico, finanziamenti occulti e via di seguito, contro i dirigenti del Partito Comunista e dei partiti satellite: quasi tutte accuse punite con l'ergastolo. Non che il Partito Comunista e le lobby ad esso collegate si facessero allora delle risate su simili ipotesi come si potrebbe pensare a sedici anni di distanza, oggi, ma invece cercarono in una serie di incontri più o meno segreti, di passare invece al contrattacco per proteggersi ed eventualmente rovesciare la situazione. E guarda caso per prima cosa si protessero con due note amnistie che i nostri bravi giornalisti, cui fa purtroppo difetto in maggioranza cultura e memoria, non avranno probabilmente mai letto.

La prima amnistia fu approvata nell'ottobre del 1989 ed annullava quasi intermante i reati concernenti le organizzazioni legate al PCI e di in particolare alle Cooperative, come il reato gravissimo di aver istituito una banca interna al sistema cooperativistico (con sede a Bologna e protetta dalla parola chiave «Romeo»), che consentiva di raccogliere risparmio senza pagare nessuna tassa al Governo e di muovere cifre enormi al di fuori di ogni controllo della Banca d'Italia. Venivano poi azzerati anche tutti i peccatucci commessi da gente come Prodi, già Presidente dell'IRI, e via di seguito. Non ne erano naturalmente esclusi alcuni democristiani che si erano dimostrati più che altro in qualche caso ladri di galline, rispetto ai giri d'affari legati ai comunisti ad esempio nella gestione dei piani urbanistici, che comportava l'esproprio per alcuni e la ricchezza per altri (caso esemplare fu, ad esempio, quello del comune di Senigallia, comunista e estremista, dove scientificamente furono espropriati gli avversari politici e concessi benefici urbanistici giganteschi ad una famiglia comunista di cui un membro, l'architetto Morpurgo, era ingegnere capo del Comune).

Ma non volgiamo dilungarci in altri esempi altrettanto stupefacenti poiché mai nessun pubblico ministero si è mai preso la briga di indagare sull'operato delle amministrazioni comuniste, specie in Emilia Romagna, in Toscana e nelle Marche, dove perfino il maggior industriale del luogo, divenuto multinazionale, si è schierato sempre dalla loro parte usufruendo anch'esso, da sempre, di tutti i benefici di legge. Infatti le amministrazioni comuniste (o DS) neppure oggi lasciano spazio agli avversari.

Una seconda amnistia sempre approvata dal PCI e dai suoi accoliti fu approvata nel 1991, per cancellare quegli altri reati che erano stai commessi nel frattempo, in gran parte della amministrazioni di Sinistra e da qualche sparso democristiano. Messe al sicuro in 99,9 % delle situazioni compromettenti per tutta la Sinistra, i Comunisti pensarono bene di passare al contrattacco con le loro teste di cuoio che, secondo i buoni insegnamenti leninisti, dovevano essere quei giudici aderenti alle loro ideologia, inserti per tempo nei punti chiave del sistema giudiziario italiano. Si trattava di una minoranza di magistrati, ma dotati di un attivismo e di un fanatismo che avrebbero fatto invidia a Vichinsky ed Jagoda. Quello che certamente era stupefacente è stato il fatto di come un organismo di grandi tradizioni civili e culturali della storia d'Italia come la Magistratura e che rimaneva nella stragrande maggioranza ligio al più scrupoloso dovere e dalla più schietta onestà, possa essere stato infiltrato nel delicatissimo settore penale da Pubblici Ministeri di tanta faziosità politica, seppur sostenuta da grandi apparati politici e purtroppo anche da una classe giornalistica, rapidamente vendutasi al vincitore apparente.

In piena tangentopoli, infatti, con una manovra a tenaglia degna dell'epoca staliniana, non solo venivano mobiliate tutte le loro risorse giudiziarie possibili, ma il Partito Comunista e i suoi accoliti si preoccupò di non fare scappare nessun pesce dalla rete affinché la mattanza dell'avversario potesse essere totale e definitiva. Nel 1993 veniva approvata la legge (anche con l'irresponsabile consenso di parte di quei democristiani terrorizzati dai processi di piazza) che approvava non solo l'abolizione dell'immunità parlamentare, ma votava anche un provvedimento (tutt'ora di carattere chiaramente incostituzionale nella lettera e nello spirito) in forza del quale occorrono ora i due terzi del Parlamento per approvare una qualsiasi amnistia. In tal modo si chiudevano evidentemente le porte ad ogni possibilità di poter utilizzare questo istituto previsto dalla costituzione e che veniva bloccato questa sì con una legge truffa ed a scopo liberticida.

Infatti, da quella data l'Italia non ha potuto concedere nessuno tipo di amnistia, neppure quanto a chiederlo fu il Papa in occasione dell'Anno Santo. Ma si dirà che le sinistre, generalmente misericordiose vero i deboli, i detenuti e i peccatori, hanno proposto varie volte dei condoni. Verissimo e da qui si vede la cinica malvagità di chi manovra questa strategia in Italia. Il condono non cancella il reato. E' una provvedimento che diminuisce la pena di fatto ad libitum con concessioni ed eccezioni, e soprattutto lascia aperte le porte ad ogni intervento che la magistratura voglia prendere nel caso di una parvenza di recidiva. Infatti, il beneficiario del condono può essere portato a scontare la pena fino alla fine, in presenza di una nuova accusa, della quale poi potrebbe venire assolto. Quindi anche qui mano libera ai PM d'assalto non tanto verso i delinquenti comuni, dei quali spesso se ne disinteressano, ma in tutti i casi che vi sia un indizio di coinvolgimento politico.

Perciò gli illustri giornalisti del Corriere della Sera e del coro connesso di centro sinistra, l'amato Pannella, per altro mai ascoltato, la signora Bonino, la signora protettrice della abortiste on. Livia Turco, e quanti spargono lacrime sulla tragica sorte dei detenuti, questa sì veramente tragica, e di quanti non possono sperare su un provvedimento di amnistia, si decidano una volta tanto a scendere magari in piazza per abolire semplicemente, anche riportandola in pristino, l'infausta disposizione anti-costituzionale e truffaldina approvata contro l'amnistia nel 1993, per volere delle sinistre. Anzi, vogliamo cogliere l'occasione di questa drammatica situazione tutta italiana, per additare ai detenuti da che parte stia la cattiva volontà e di chi ha messo questo barbaro strumento di tortura nei loro confronti, facendo sperare in provvedimenti che per legge le sinistre hanno negato contro ogni senso di giustizia e di umanità.

Paolo Possenti

possenti@ragionpolitica.it

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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