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Recuperiamo la Domus Aureadi Sara Franchino - 16 dicembre 2005 Il patrimonio artistico italiano rappresenta senza dubbio la nostra più grande ricchezza.Purtroppo tale straordinaria condizione, che rende unico il nostro Paese e invidiato in tutto il mondo, non si tramuta sempre in un beneficio economico. Sia per scelte sbagliate, sia perché i monumenti, i musei, i palazzi costano. Costa il loro recupero e restauro, costa la loro manutenzione, costa la loro valorizzazione in termini di promozione turistica. Costano e necessitano a tal punto di cure continue e amorevoli da rendere impossibile per lo Stato, ora come in futuro, provvedere alla conservazione di tutto il proprio tesoro di beni di interesse storico-artistico. In questi giorni il Ministro per i Beni e le Attività Culturali si è trovato costretto a riaffrontare il problema dello stato delle rovine della Capitale. Purtroppo, infatti, la condizione in cui versa la Domus Aurea non consente di mantenerne accessibile la visita neppure in quelle 32 stanze che nel 1999 erano state riaperte al pubblico, permettendone così l'ingresso solo ad un ristretto novero di studiosi ed esperti, gli unici, fino allora, ad avere la possibilità di inoltrarsi nel labirinto di quell'edificio, culto dei grandi maestri del rinascimento italiano. Di artisti della caratura di Raffaello, Ghirlndaio e Pinturicchio, che riscoperta la residenza neroniana si avventuravano nelle «grotte» a rimirarne le straordinarie pitture murali. A trarne ispirazione, a far fiorire una nuova tendenza - diremmo noi oggi - di decorazione per gli interni delle lussuose dimore delle famiglie romane, a studiar affascinati tanta armoniosa maestria classica, tale superbo equilibrato intreccio di elementi naturali. La «casa» progettata da Severo e Celere fu fatta erigere dal principe sulle ceneri dell'incendio che, nel 64 d.C., distrusse gran parte della città di Roma. L‘obbiettivo era quello di renderla il simbolo della propria assolutistica concezione del potere imperiale. A celebrare la grandezza dell'imperatore concorrevano i giardini esotici, il lago artificiale che si apriva ove oggi sorge il Colosseo, le smisurate proporzioni degli ambienti ed il lusso degli ornamenti, che ben si armonizzavano con le importanti opere d'arte, molte delle quali razziate dall'imperatore in tutta l'Ellade. Il gruppo del Laocoonte, che già Plinio il Vecchio descrive nella sua Storia naturale fu, per esempio, rinvenuto proprio presso Colle Oppio (tetto della Domus Aurea) nel primo ‘500. Accantonato un approccio sentimentale, che pur è da ritenersi corretto per il significato storico e artistico che la villa riveste, con gli occhi gelidi dei pragmatici, bisogna oggi porsi il problema di come gestire quella che ora si presenta come una contingenza e che, tralasciando il resto della penisola, non è l'unica a Roma: rischiano, infatti, di essere limitate le visite alle terme Caracalla, sempre sperando che non venga messa in forse la stagione lirica, né di buona salute godono il Palatino e le terme di Diocleziano. Occorre analizzare la situazione con quelle che sono le reali e attuabili possibilità di intervento, percorrendo vie che non sconfinino nel miraggio utopico della migliore delle soluzioni e - seppur magari spiacevole a dirsi - capaci di individuare degni compromessi e alternative creative, fermo restando come precipuo il limite della tutela e salvaguardia. In tale direzione questo Governo si era già mosso istituendo la Patrimonio Spa (che pur non è stata pensata, né sarebbe adeguata, per beni assolutamente indisponibili come la Domus Aurea), la società, controllata dal Ministero del Tesoro, che provvede alla «valorizzazione, gestione ed alienazione del patrimonio dello Stato (...) nel rispetto dei requisiti e delle finalità propri dei beni pubblici». L'assunto logico di partenza di tale iniziativa è stata la volontà di concretizzare e beneficiare anche in termini economici del grande valore rappresentato dal patrimonio dello Stato, unitamente alla acuta considerazione che chi manifesta un interesse tale nei confronti di un bene culturale da volerlo acquistare, probabilmente dimostrerà sensibilità ed attenzione maggiore rispetto a tanti cittadini disinteressati ed incuranti e potrà contribuire alla sua conservazione, compiendo, in tal modo, un servizio per la collettività. Certo è che, nel pensare un recupero della Domus Aurea, sarebbe giusto - una volta deciso l'investimento e reperite le ingenti fonti di finanziamento necessarie - non fermarsi ad azioni tampone, ma pensare ad un progetto integrato di risanamento e ricerca scientifica, che al contempo preveda anche tutte quelle opere di cui necessitano quello straordinario «labirinto» ipogeo costituito dalla residenza neroniana e l'intera zona di Colle Oppio, con le terme di Traiano e quelle di Tito, ad iniziare dall'impermeabilizzazione del terrapieno e dal far convogliare l'acqua piovana altrove.
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Ragionpolitica, periodico on line n.140 del 16/12/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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