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Il Congresso USA condanna i Laogai cinesi

di Vincenzo Merlo - 24 dicembre 2005

Venerdì 16 dicembre il Congresso degli Stati Uniti ha approvato, con maggioranza schiacciante (411 voti contro 1) una risoluzione di condanna dei campi di lavoro forzato cinese, i Laogai. «E' la mia prima vittoria e rappresenta lo storico riconoscimento di un grave problema che è la chiave di volta per comprendere le violazioni dei diritti umani nella Cina comunista» - commenta Harry Wu, l'esule cinese Presidente della Laogai Research Foundation, che ha rivelato al mondo le atrocità dei campi di lavoro in cui lui stesso è stato internato per 17 anni. Harry Wu fu arrestato a 22 anni dopo che all'università aveva semplicemente criticato l'appoggio cinese all'invasione sovietica di Budapest. Delazione. Manette. Nessun tribunale, nessuna prova o indizio, nessuna accusa precisa, se non quella d'essere un cattolico e un rivoluzionario di destra.

«Nei Laogai perdi ogni dimensione, entri in un tunnel scuro - afferma Wu nel corso dell'intervista a Filippo Facci pubblicata il 21 novembre su Il Giornale -. Preghi di nascosto. In un Laogai non ci sono eroi che possano sopravvivere: a meno di suicidarti o farti torturare a morte. Scariche elettriche. Pestaggi manuali o con i manganelli. L'utilizzo doloroso di manette ai polsi e alle caviglie. La sospensione per le braccia. La privazione del cibo e del sonno. Questo ho visto, e così è stato per preti, vescovi cattolici, monaci tibetani. I Laogai sono parte integrante dell'economia cinese. Le autorità li considerano delle fonti inesauribili di manodopera gratuita: dai 4 ad 8 milioni di persone rinchiuse (50 milioni dall'inizio del comunismo maoista), che costituiscono la popolazione di lavoratori forzati più vasta del mondo. E' un mondo supplementare, ma basilare, che ha fatto volare l'economia: un'economia di schiavitù».

Nel documento del Congresso americano, fortemente voluto da Harry Wu ed elaborato da Frank Wolf e da altri membri del Congresso, si prospetta che la produzione industriale e manifatturiera scaturita da questi lager sia respinta dagli USA e da tutto l'Occidente. Ecco alcuni stralci della risoluzione, così come riportati in un comunicato della Laogai Research Foundation: «Istituiti dal Partito Comunista all'epoca di Mao Tsetung, i Laogai sono utilizzati dalla dittatura a partito unico come strumento primario nella detenzione dei dissidenti politici e dei criminali. I due principali obiettivi di questo vasto sistema sono quelli di usare tutti i prigionieri come fonte di manodopera a basso costo per il regime comunista e rieducare i criminali attraverso il lavoro forzato e l'indottrinamento politico obbligatorio. Il sistema dei Laogai è formato da oltre 1000 prigioni dove i detenuti sono costretti a lavorare in condizioni deplorevoli fino a 16 ore al giorno. Ai prigionieri non sono concessi diritti, sono spesso torturati per indurli a confessioni e sono obbligati con la forza ad abbandonare la loro religione. Ogni anno si registrano, tra l'altro, oltre un migliaio di casi documentati di trapianti di organi eseguiti sui cadaveri dei condannati a morte. Inoltre, i beni prodotti dal lavoro forzato nelle carceri sono esportati negli Stati Uniti e in tutto il mondo. Spiegare al mondo cosa sono i Laogai è importante per promuovere i diritti umani e la libertà in Cina, così come è stato un imperativo diffondere le atrocità dell'Olocausto e dei gulag sovietici. Deve essere fatto ancora molto per rendere l'opinione pubblica consapevole di che cosa sono davvero i Laogai e quali crudeltà sono perpetuate nei campi».

Ma ecco, in sintesi, le proposte approvate dai parlamentari USA nella risoluzione succitata: il Congresso invita la Comunità internazionale a condannare l'intero sistema oppressivo dei Laogai; si invita il Governo degli Stati Uniti ad applicare interamente la legge che proibisce l'importazione di tutti i prodotti provenienti da lavori forzati riconducibili ai Laogai; si invita lo stesso Governo USA a rivedere l'attuazione degli ormai datati memorandum d'intesa con la Cina circa il lavoro nelle prigioni (1992, 1994); il Congresso USA s'impegna, in auspicabile accordo col Parlamento europeo, affinché si intraprenda ogni sforzo per giungere ad un'analoga risoluzione della Commissione dei diritti umani dell'ONU, che possa condannare i Laogai e la situazione dei diritti umani in Cina; si invita il Governo cinese a rendere pubbliche le informazioni sui Laogai, ora coperte da segreto di Stato, così come devono essere resi pubblici il numero delle esecuzioni effettuate nei Laogai e i dati sugli organi espiantati dai condannati a morte; si invita inoltre lo stesso Governo cinese a permettere senza restrizioni le visite degli ispettori internazionali dei diritti umani, compresi gli ispettori delle Nazioni Unite; si sollecita infine l'istituzione di una Commissione che possa studiare il sistema dei Laogai e racconti tutta la verità su di essi. Chiosa Maurizio Blondet (autore di numerose inchieste sul tema) su La Padania di domenica 18 dicembre: «Nella migliore tradizione americana, i suoi legislatori hanno avuto il coraggio, nel momento decisivo, di non ascoltare gli interessi del profitto e degli affari, per riconfermare i principi dei diritti umani universali. Il Parlamento USA vuole intraprendere un'azione congiunta col Parlamento Europeo per strappare all'ONU una "condanna del Laogai e della situazione dei diritti umani in Cina". Pechino non se ne dà per inteso, confidando che la nostra avida meschinità sarà più forte dei principi».

La vera battaglia comincia ora. Harry Wu vuole che la condanna porti a sanzioni economiche concrete; non solo dazi doganali, ma il blocco delle importazioni di merci cinesi fabbricate nei lager. Solo così, dice, il regime può essere indotto a smantellare il suo arcipelago concentrazionario. Ecco il punto: i legislatori americani hanno fatto la loro parte. Ora tocca all'Europa, ai nostri Governi. Basta un atto di volontà per imporre alla Cina, per le sue atrocità, vere sanzioni, fino al suo isolamento economico. L'Europa sarà capace, una volta tanto, di rendersi sorda alle lobbies della delocalizzazione e delle importazioni «competitive»? Blondet ha ragione. L'augurio è che l'Europa (dopo gli anni bui della Commissione Prodi) ritrovi dignità e tensione unitaria nell'affrontare il problema. Forza Italia si faccia promotrice in Europa, insieme agli alleati di Governo (in primis la Lega Nord, da sempre particolarmente sensibile al problema), di una coraggiosa azione politica, nel solco tracciato dal Congresso americano.

Vincenzo Merlo

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