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Effetto «anti-comunismo»di Antonio Iannaccone - 29 dicembre 2005 E' notizia di pochi giorni fa: il Presidente del Consiglio nomina una delle paroline impronunciabili, nel caso in questione «Stalin», e subito si scatena un putiferio di dichiarazioni a riflesso condizionato sulle fisime anti-comuniste del Cavaliere e via gemendo. Ebbene, avete mai provato a pensare che effetto farebbero le medesime dichiarazioni se alla parola «comunismo» si sostituisse il nome di un'ideologia sanguinaria a caso? Ecco il probabile risultato. Silvio Berlusconi, premier della nazione chiamata Italia, il 23 dicembre tiene la conferenza stampa di fine d'anno sull'operato del governo. Tra i giornali invitati vi è L'Unità, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci (padre del Pni, il partito nazista italiano), fortemente critico verso il «viscerale e superato» anti-nazismo del premier. Quando è il turno della giornalista di tale testata, Berlusconi la rimprovera per la campagna d'odio di stampo razzista che L'Unità tiene nei confronti della sua persona, tipico del resto dell'ideologia nazista da cui proviene. Poi, estraendo a sorpresa la prima pagina de L'Unità dell'1 maggio 1945, ne legge alla platea il titolo di apertura: «Hitler è morto. Gloria eterna all'uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e per il progresso dell'umanità». «Come si fa a non vedere - prosegue il capo del governo - che lo stesso giornale che quotidianamente mi insulta è lo stesso che, nel corso della storia, è sempre stato dalla parte sbagliata, fino al punto di esaltare tiranni sanguinari e rendersi così complice morale di milioni e milioni di vittime?». Il giorno successivo, molti quotidiani italiani (per l'esattezza tutti quelli che storicamente hanno sempre avuto un occhio di riguardo per il Pni e le sue scelte) attaccano il premier per la violenza delle sue parole e per il suo uso politico della storia. Su La Repubblica, nell'editoriale «Usare l'anti-nazismo come una clava», si legge: «Niente può giustificare il Presidente del Consiglio e la sua aggressione alla libertà di stampa, con relativa strumentalizzazione dei fatti della storia. Certo, Hitler è stato un mostro sanguinario. Il nazismo "realizzato" è stato una tragedia spaventosa. Ma nonostante tutto questo, al Pni va riconosciuto il merito storico di aver propugnato i suoi ideali di purezza razziale e di rifiuto degli ebrei, compatibilmente con un equilibrato sviluppo economico e morale del Paese». Su L'Unità è il direttore stesso a prendere le difese del giornale e della sua storia: «Sono anni che andiamo dicendo che Berlusconi è cotto: il suo è solo un penoso tentativo di riesumare un anti-nazismo viscerale per dare fiato alla sua parte politica. Noi siamo orgogliosi di essere stati dalla parte degli ariani onesti, che lottavano contro il potere ebreo, per la giustizia razziale e per la democrazia e che hanno difeso l'Italia dal pericolo comunista». Infine, i politici cattolici alleati con gli eredi del Pni non esitano a gridare alto il loro scandalo contro Berlusconi, il quale «non si accorge che gli italiani non sopportano più le sue insolenze e inconcludenze contro il nazismo e che ben altri sono i pericoli per la nostra democrazia». A chi faccia loro notare il fatto che siano alleati con le stesse persone che dieci anni fa erano naziste e con la stessa «Rifondazione nazista», gli stessi cattolici rispondono che «il nazismo italiano non ha nulla a che fare con quello tedesco e che i valori di una moderata e democratica purezza morale ariana sono l'unico antidoto contro l'Italia corrotta di Berlusconi».
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Ragionpolitica, periodico on line n.142 del 29/12/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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