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6 marzo 2008
 
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Il rapporto 2006 sulla libertà nel mondo

di Stefano Magni - 29 dicembre 2005

«Gli anni passati sono stati caratterizzati dalla violenza terrorista, dalla pulizia etnica, da guerre civili, da catastrofi naturali e da polarizzazione geopolitica. Il fatto che la libertà possa espandersi in un ambiente del genere è veramente impressionante». Questo il commento di Arch Puddington, il direttore della ricerca di Freedom House, l'organizzazione no profit che monitora il grado di libertà nel mondo, Paese per Paese. Alla fine dell'anno, come di consueto, ha tirato le somme, ottenendo un risultato veramente sorprendente: il 2005 può essere considerato come l'anno della libertà. Perché, dal 1972 (anno del primo rapporto globale della Freedom House) ad oggi, non si è praticamente mai assistito ad un'espansione globale della libertà come nell'anno appena concluso.

La Freedom House non può essere certo accusata di essere un'organizzazione di parte schierata acriticamente con la destra: solo pochi mesi fa, un giudizio esagerato di questa organizzazione non governativa sui media italiani (considerati solo parzialmente liberi) aveva fatto esultare la sinistra nostrana. Eppure l'ultimo studio della Freedom House mostra come la visione del mondo condivisa da conservatori e liberali sia corretta e come la sinistra, tendenzialmente catastrofista e preoccupata dalla potenza «unilaterale» statunitense, sia ben lontana dalla realtà dei fatti.

Nel 2005, infatti, i maggiori progressi sono stati ottenuti proprio lì dove la potenza statunitense è intervenuta con maggior impegno. E si tratta di progressi notevoli. L'area dove la libertà si è affermata più rapidamente è evidentemente il Medio Oriente. Nel Libano, dopo il ritiro delle forze di occupazione siriane, si assiste ad una vera e propria esplosione della libertà in tutti i campi: da «non libero», il Paese viene ora classificato come «parzialmente libero». Meno evidenti, ma altrettanto importanti, sono gli sviluppi in Kuwait (suffragio femminile), Iraq (Costituzione e prime elezioni libere), Egitto (prime elezioni multipartitiche), Autorità Palestinese (prime elezioni).

Nei casi di Egitto e Autorità Palestinese, il 2006 potrebbe anche essere foriero di peggioramenti: la libertà di voto sta infatti facendo crescere l'integralista Fratellanza Musulmana, che in Palestina, con la vittoria di Hamas, rischia di diventare maggioranza. Intanto, però, le popolazioni locali sono maggiormente responsabili del loro stesso futuro. E nel mondo musulmano, preso nel suo complesso, negli ultimi dieci anni i progressi sono notevoli: se nel 1995 c'era un solo Paese a maggioranza musulmana nella categoria «libero», 13 «parzialmente liberi» e 32 «non liberi»; oggi abbiamo 3 Paesi «liberi», 20 «parzialmente liberi» e 23 «non liberi». L'Islam, dunque, può essere compatibile con la libertà individuale.

Altri grandi progressi si registrano nell'ex Urss. Sono migliorate le condizioni dei cittadini in Paesi come Ucraina, Georgia e Kyrghizistan, dopo le rivoluzioni pacifiche che li hanno liberati dalle loro tirannie. Mentre va decisamente peggio per la Russia dopo l'ulteriore giro di vite autoritario di Putin e per i regimi post-comunisti in Turkmenistan, Uzbekistan e Bielorussia.

Anche nell'Asia orientale la libertà tende a crescere, con l'unica importante eccezione delle Filippine, che da Paese «libero» sono state declassificate a «parzialmente libero», in seguito alle violenze e alle frodi elettorali che hanno caratterizzato le ultime elezioni.

Pur non potendolo affermare formalmente, il mondo libero sta perdendo l'America Latina. Tuttora, il subcontinente appare ancora in maggioranza democratico e libero e così viene classificato dalla Freedom House. Ma, nella sostanza, la Bolivia e ancor più il Venezuela si avviano a diventare delle dittature: per la Bolivia di Morales il rischio è forte, per il Venezuela di Chavez, l'affermazione dell'autoritarismo è praticamente solo una questione di tempo. In prospettiva, il subcontinente sudamericano è quello che promette peggio. Nel lungo periodo si rischia di veder realizzato il sogno di Castro: ricreare un nuovo Patto di Varsavia nell'America Latina.

Quello che emerge da questi dati è tutto sommato un quadro molto roseo dello stato della libertà nel mondo. All'alba del 2006 ci risveglieremo in un mondo più libero e pacifico rispetto al passato. È lecito chiederci come mai, seguendo le notizie tutti i giorni, ci si faccia l'idea opposta? Perché siamo convinti di vivere all'Inferno, mentre siamo già in un Purgatorio? Un'ipotesi è che i motivi di questa distorsione mediatica della realtà sono fisiologici: le buone notizie, il più delle volte, sono delle non-notizie. La stampa è configurata per descrivere l'immediato, l'evento drammatico, il fatto di sangue. Gli sviluppi positivi di lungo termine ed i Paesi che non danno fastidio a nessuno non fanno notizia, non farebbero nemmeno audience. Seguendo assiduamente i media, dunque, rischiamo di farci un'idea molto peggiore del mondo in cui viviamo rispetto alla realtà.

Altra ipotesi: la realtà è filtrata da lenti ideologiche distorcenti. Pressoché tutte le ideologie del XX Secolo hanno tenuto in scarsa considerazione la libertà, preferendole l'ordine o l'eguaglianza. Un mondo dominato da due super-potenze era percepito come più ordinato e in un certo senso più equo rispetto a quello più anarchico e multipolare in cui viviamo oggi. La forma di governo, democratica o autocratica, era considerata come un fattore secondario. Collassata l'Unione Sovietica prima, iniziata una politica più attiva degli Stati Uniti poi, un automatismo ideologico ci suggerisce che viviamo in un mondo più disordinato. Ma ci fa dimenticare che in realtà viviamo in un mondo molto più libero.

! Stefano Magni
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