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Cosa stiamo facendo in Iraqdi Martino Pillitteri - 29 dicembre 2005 Approfittando della visita natalizia del Presidente del Senato Pera in Iraq, è opportuno ribadire come il personale italiano, sia il contingente militare sia quello della cooperazione e sviluppo, si trovi in Iraq in seguito a un atto di coraggio del governo Italiano che condivide la promozione di libertà e democrazia nel mondo. Come ben esposto dallo stesso Pera a Nassiriya, «non è la libertà che si impone, ma la tirannia. La libertà nasce da sé sola, la tirannia si mantiene con la violenza. La libertà è un bisogno insopprimibile, la tirannia è una coercizione inaccettabile. La libertà porta la vita e il rispetto, la tirannia porta la morte e il degrado della persona. Lo si vede in Iraq, lo si vede in Afghanistan, lo si è visto in ogni tempo e in ogni occasione». La sinistra italiana, non avendo una vison, non ha di conseguenza neppure argomenti validi da promuovere e non può fare altro che invocare il ritiro senza se e senza ma del personale Italiano in Iraq. Le alternative sono affidarsi all'ingiuria e alle teorie della cospirazione. Due mesi fa, durante un dibattito presso la sede congressi di Rifondazione Comunista a Milano, alcuni rappresentanti di ONG irachene, esponenti dei sindacati e della sinistra italiana, hanno sintetizzato il lavoro della presenza Italiana in Iraq assicurando come i nostri soldati si trovino in Iraq in vacanza e che, invece di difendere gli iracheni, sostengono la politica imperialista americana. La realtà e ben diversa. A parlare non sono solo gli 11 milioni di iracheni che sono andati a votare lo scorso 15 dicembre. Parla anche quello che c'è dietro il voto, ovvero il lavoro di soldati e civili anche italiani impegnati alla sicurezza e ricostruzione del Paese. Per rendersi conto dell'opera svolta dai nostri in Iraq, è sufficiente leggere quello che c'è scritto sul sito del ministero degli esteri italiano: «La Missione italiana in Iraq è stata istituita con la Legge 219 del 1 agosto 2003, che assegna precise funzioni al nostro contingente, fra cui quello di concorrere, con gli altri Paesi della Coalizione, a garantire le condizioni di sicurezza e stabilità necessarie a consentire l'afflusso e la distribuzione degli aiuti umanitari e contribuire, con capacità specifiche, alla condotta delle attività di intervento più urgenti per il ripristino delle infrastrutture e dei servizi essenziali». Passando dai principi generali ai fatti più concreti, le nostre forze assolvono una gamma di attività previste per il conseguimento della missione assegnata, che investono sia il settore della sicurezza che quello della ricostruzione. Tra le prime, i nostri soldati sono impegnati in pattugliamenti a breve e a lungo raggio per il controllo del territorio, presidio di obiettivi sensibili, esecuzione di check point e il sostegno o alla ricostruzione dell'intero comparto di sicurezza iracheno attraverso attività di formazione delle nuove forze di polizia irachene. Per quanto riguarda la ricostruzione, il personale italiano si impegna a soddisfare esigenze essenziali della popolazione, come l'assunzione di personale locale per la pulizia delle strade e lavori di sistemazione; redazione di piani di prelevamento e di distribuzione della benzina, assicurando il normale svolgimento delle attività connesse ed impedendo il proliferare del mercato nero; esecuzione di lavori di ripristino e miglioramento della stazione elettrica di Nassiriya per consentire l'adeguata erogazione di energia; redazione di un piano per la salvaguardia dei siti archeologici dell'area di responsabilità; redazioni di piani sanitari in supporto alle strutture ospedaliere locali (fornitura di medicinali, attrezzature sanitarie, potabilizzatori, ecc.); assistenza sanitaria specialistica alla popolazione e medicina preventiva presso le scuole dell'area di responsabilità; supporto all'operato delle organizzazioni governative; attività di supporto alla Cooperazione del Ministero degli Esteri per la realizzazione di un progetto multisettoriale nella provincia di Dhi Qar riguardante i settori sanitario, agricolo e dell'istruzione; distribuzione di aiuti umanitari provenienti da vari donor nazionali con relativo trasporto strategico e tattico. Entrando ancora più nello specifico, il settore sanitario riceve 32 milioni. La Croce Rossa Italiana porta vanti un progetto di riabilitazione delle strutture sanitarie di Baghdad e un progetto di cardiochirurgia e di trattamento dei grandi ustionati. Il personale italiano poi, sta effettuando operazioni di riabilitazione dell'ospedale di Nassiriya e dei centri sanitari di al Shakhaarah e al Sulaihat. Di progetti e iniziative ce ne sono molti altri. L'unico insuccesso è quello di non essere stati capaci di informare gli italiani in modo efficace sui risultati conseguiti. Finché i media continuano a dedicare tutto lo spazio alle bombe e si grida allo scandalo quando i nostri soldati sparano ai terroristi, la professionalità, dedizione e la dignità dei nostri soldati e del personale della cooperazione e lo sviluppo non troveranno facilmente il consenso e riconoscimento dell'opinione pubblica italiana. Oltre a celebrare il successo politico delle elezioni, si sarebbe dovuto comunicare anche quei conseguimenti mirati per il sostegno per la sicurezza e sviluppo che sono la base per il successo finale in Iraq. Bisogna registrare, però, come l'opinione pubblica italiana stia cambiando il prorpio punto di vista sul ritiro delle truppe americane e italiane. Il ripiegamento graduale in relazione ai progressi in loco, sembra essere accettato dalla maggioranza degli italiani. Considerando le bombe reali a Bagdad e i bombardamenti dei mezzi di comunicazione della sinistra, questo è già un buon segno. Martino Pillitteri |
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Ragionpolitica, periodico on line n.142 del 29/12/2005 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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