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Le scelte italiane del XXI secolo

di Armando Pannone - 5 gennaio 2006

Due le tematiche forti con le quali dovrà inevitabilmente confrontarsi il cittadino italiano del XXI secolo: il rapporto con Dio e il rapporto con gli Stati Uniti. Le due problematiche, come vedremo, sono strettamente connesse. L'uomo italiano, campanilista per antonomasia è, tuttavia, sempre più proteso verso un'identità soprannazionale. La dicotomia è lacerante, l'italiano appare come smarrito e tende ad imboccare strade tortuose più che tracciare con determinazione il percorso della propria maturazione personale e collettiva.

Nelle bozze della Costituzione europea si invocava il richiamo a Dio. I cattolici avevano chiesto a gran voce che venissero riconosciute e riaffermate le radici cristiane, tessuto connettivo della storia di tanti (quasi tutti) i popoli europei. Un razionalismo esasperato, un compromesso arido non poteva, si disse, prescindere da alcuna matrice religiosa in nome di un nuovo illuminismo. Il problema non era e non è di poco conto. La divaricazione delle posizioni politiche in materia di eutanasia, ad esempio, è netta tra Italia, Spagna ed Olanda. Affiorano motivi di divisione più che di convergenza tra le nazioni, religiosamente divise tra Cattolicesimo e Protestantesimo. Eppure, la strada tracciata da Giovanni Paolo II e, successivamente, da Benedetto XVI, era ed è quella coraggiosa e lungimirante del dialogo interconfessionale, ma nel rispetto della identità e della storia cristiana. Un saggio appello che i politici avrebbero dovuto tenere in gran conto al momento di stilare solenni Dichiarazioni in grado di affratellare diversi popoli in un unico «Grande Sogno».

L'occasione è stata sciupata. Non si è andati al di là di un generico accenno ai valori dell'uomo, optando per una formula razionalistica, orfana di un passato glorioso, patrimonio di tutta l'umanità. Alla fine, tutti scontenti di una Carta costituzionale che doveva indicare le ragioni intime e spirituali dello stare insieme, in nome di un condiviso patrimonio morale, sia pur nella diversità delle posizioni, trovando in esso le motivazioni dell'idem sentire. Il futuro è nel voler eternare gli ideali comuni del passato e la storia dell'Europa, strettamente connessa alla religiosità dei suoi popoli, poteva essere, e lo è in ogni caso, maestra di civiltà. Si è scelta, invece, la strada asettica di un astratto, illuministico principio d'identità. Troppo poco, davvero, per cementare identità diverse in un unico disegno diverso e più profondo delle convenienze commerciali o del generico rispetto civile. Si è ignorata la testimonianza superba delle cattedrali svettanti verso il Cielo, il Rinascimento, l'arte e tutti i capolavori imbevuti di spiritualità.

E' stata premiata solo la dimensione sociale dell'uomo europeo, declinata a senso unico, in senso comunardo, evitando persino di parlare del diritto alla religiosità dell'uomo. Il comunismo strisciante, dal sinistro fascino esercitato sugli intellettuali europei, ha prevalso per non dover far i conti con la storia dei diritti di libertà dei popoli, oscurando le pagine buie della massificazione del pensiero. La classe dirigente europea che ha lavorato alla Carta ha voluto compiere una fuga in avanti, più che impiantare un doloroso ma necessario processo di effettiva revisione dell'identità continentale. Un processo che avrebbe visto sconfitti i luoghi comuni sull'ineluttabilità del comunismo, ne avrebbe smascherato la pericolosità storica e che avrebbe consentito una svolta in senso liberale dell'Europa.

Negli Stati Uniti, di contro, l'afflato religioso è forte, come il rispetto delle altrui libertà. Il collante che tiene insieme tante realtà a volte diverse tra loro è nel riconoscersi tutti figli di una Nazione che celebra la libertà e che per questo può e deve essere amata e difesa. La strada dell'identità di un popolo passa attraverso mozioni ed istanze comuni ma anche attraverso un reale confronto con il diverso, cui destinare non solo uno spazio, ma offrire le stesse opportunità. Negli Stati Uniti la riconoscenza a Dio è grande e da questo nasce e si sviluppa il culto irrinunciabile dei grandi ideali e valori umani e sociali. Valori che possono essere esportati, diffusi, discussi ma mai disconosciuti o negati. Chi contesta la way of life americana rifletta sul senso profondo della democrazia, rilegga de Tocqueville, mediti la sua lezione profonda. Negli Stati Uniti le donne hanno raggiunto la piena indipendenza, il diritto di voto, c'è piena partecipazione, ascolto, attenzione per le minoranze ed un garantismo a tutta prova. Niente è stato ottenuto con facilità, ma è stato possibile realizzare un modello democratico di reale affermazione dei migliori progetti dell'uomo, sintesi ed evoluzione del sistema di valori e del pensiero occidentale. Gli Stati Uniti sanno assumersi le responsabilità connaturate al loro peso specifico internazionale, hanno capacità di soffrire e slanci generosi. Nessuno lo dimentichi.

L'uomo europeo del XXI secolo deve riconoscere la propria matrice religiosa, il substrato della propria storia, partire dalla ricchezza del proprio pensiero occidentale. E' la condizione essenziale ed autentica per avviare realmente il confronto e l'integrazione interconfessionale. Rispettarsi per rispettare. E deve essere capace di slanci e di grandi orizzonti di pensiero. Coltivare l'amicizia col popolo americano sia naturale, per gli europei, come insegna la storia. Una storia comune di sangue e di aneliti condivisi che hanno portato comunque vantaggi innegabili alla civiltà dell'uomo. Una storia che gli italiani conoscono bene, per averla vissuta sulla propria pelle. Gli italiani, senza pregiudizi di sorta e con lo slancio del cuore che gli è proprio, possono fare molto per tracciare un cammino agevole dell'Europa gettando un ponte ideale ancora più solido con gli amici americani.

! Armando Pannone
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