RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Le nuove «ideologie del male» della sinistra

Laicismo, relativismo e politically correct

di Mario Secomandi - 5 gennaio 2006

Caduto il muro di Berlino, nel fatidico 1989, si pensò da più parti che ci si approssimasse ad entrare in una nuova fase storica, contrassegnata addirittura da una fantomatica «fine della storia». A dire il vero, siffatto avvenimento ha - per così dire - segnato una sorta di «spartiacque» tra un'epoca (quella rientrante nell'arco temporale che va dalla fine della seconda Guerra mondiale sino agli anni '90) ed un'altra, ossia quella attuale, la cui data (di riferimento e nascita) emblematica e simbolica la si fa coincidere con il tragico attentato alle torri gemelle, avvenuto - com'è ben noto a tutti - nel 2001, ad opera di un gruppo di fondamentalisti islamici, capitanati dallo sceicco saudita Osama Bin Laden. Se nei decenni che abbiamo alle nostre spalle il mondo era suddiviso in due blocchi contrapposti, ove l'uno rappresentava il mondo libero ed occidentale (Italia compresa), guidato dagli USA ed avente quali sistemi istituzionali di riferimento l'economia sociale di mercato e la democrazia politica (liberalismo), e l'altro s'incentrava sul socialismo reale dell'Est di stampo sovietico (totalitarismo comunista, partito unico ed economia pianificata dal potere statale/centrale), ai giorni nostri, dopo l'implosione del sistema sovietico, dovrebbe essere oramai chiaro a tutti come si versi in una situazione geopolitica caratterizzata dal delinearsi degli USA alla stregua di unica maggiore superpotenza rimasta al vertice degli equilibri di forza relativamente agli assetti politico-militari sullo scacchiere internazionale.

Al periodo temporale susseguente al devastante attentato terroristico subito dagli Stati Uniti nell'11 settembre 2001, così come al profilarsi della dottrina della «guerra preventiva» da parte del presidente Bush (secondo cui, d'ora in avanti, gli Stati Uniti si accingeranno con determinazione a «colpire qualsiasi base terroristica o Stato che appoggi terroristi prima ancora di essere - da questi - colpiti», qualora lo ritenessero opportuno, ovvero ove si fosse in presenza di serie ed attendibili minacce agli interessi americani sia in terra propria che nel mondo intero), ha fatto in un certo qual modo da pendant l'esplicarsi di strategie politiche abbastanza differenti fra loro in ordine alle coordinate di politica estera delineate ed adottate dai principali Paesi europei. In altri termini, Francia e Germania (quelle rispettivamente di Chirac e Schroeder; con la Merkel cambierà senz'altro l'approccio tedesco verso gli USA in un senso più propositivo e costruttivo) sono andate costituendo un certo qual «asse franco-tedesco», le cui direttive di riferimento sono parse sempre più essere quelle del gettare le basi di una politica imperniantesi su di un atteggiamento di fondo marcatamente anti-americano: ciò lo si è visto attraverso la non partecipazione, da parte di tali due Stati, non solo all'attacco all'Iraq, ma anche all'attuale ricostruzione e transizione - di tale Paese - verso la democrazia.

In merito alla Spagna, v'è da notare come al consenso espresso da Aznar verso la politica di Bush sia subentrato il ritiro delle truppe compiuto da Zapatero, nuovo Premier spagnolo, il quale va in tal modo ad incrementare le fila degli anti-americani, avvicinandosi il medesimo al su visto «asse franco-tedesco». Se si tiene tra parentesi la Gran Bretagna, il cui Primo ministro Blair con la sua visione e prassi politica sta a dimostrare l'alleanza di ferro che corre le due sponde (anglosassoni) dell'Atlantico, è proprio l'Italia, in questa fase storica, ad esprimere, per mezzo di Silvio Berlusconi, la leadership più atlantica dell'Europa continentale, diversamente per l'appunto da Francia, Germania (di Schroeder), ed ora anche Spagna (con Zapatero); il nostro Paese, con la presenza dei suoi tremila soldati in territorio iracheno, non fa che attestare quanto si abbia - da parte italiana - a cuore l'alleanza con l'America e come si tenga a contribuire fattivamente e non solo a parole alla ricostruzione democratica di questo importante nonché strategico Paese del Medioriente. E' doveroso rammentare il fatto che la dottrina di Bush vada nella direzione di operare a che possa pervenirsi ad una democratizzazione di tutto il Medioriente; progetto questo molto ambizioso, ma al contempo necessario, stante il prendersi atto di come il diffondersi del seme della democrazia in quella zona così strategica possa portare come frutto anche la pace, la giustizia e la fine così agognata del terrorismo.

Ci si chiede a questo punto cosa c'entrino le cose appena dette col titolo del presente articolo, ovvero col come contrastare laicismo, relativismo e politically correct (che con tutta probabilità costituiscono le nuove «ideologie del male» della sinistra occidentale), che poi non sono altro che «tre tasselli di un unico mosaico», che è quello costituito da un'Europa oramai rimasta priva di un solido ancoraggio alle sue radici storico-culturali e religioso-identitarie; un'Europa che, a fronte dei vieppiù ingenti flussi migratori, «figli legittimi» della globalizzazione in atto, il cui corollario pare essere proprio quello di trovarsi a vivere in una società via via più interdipendente, multiculturale non meno che multietnica, a fronte della minaccia rappresentata dalle frange del fondamentalismo islamico, si trova ad essere spiazzata ed impreparata, non avendo provveduto essa stessa al delinearsi di un quadro cultural-filosofico composto di chiari e precisi valori morali, etici (indi identitari), comuni ed universali da porre a fondamento dell'integrazione istituzional-costituzionale europea e della connessa politica comunitaria.

Orbene, è da asserire come il laicismo, il relativismo ed il politicamente corretto siano divenuti - dopo il crollo delle ideologie che hanno tenuto banco nel secolo scorso - la nuova ideologia, vale a dire la corrente filosofico-culturale che sembra vieppiù stare alla base della politica soprattutto di sinistra. Per essere più precisi, caduto il comunismo ed il sistema sovietico, si dà il caso che laicismo, relativismo e politicamente corretto stiano divenendo il perno attorno al quale ruotano le direttive strategiche ed il medesimo manifesto culturale della sinistra italiana, europea ed americana (quest'ultima rappresentata dal partito democratico, il quale, con Kerry alla sua guida, è risultato sconfitto alle urne da Bush nell'ultima competizione elettorale tenutasi oltreoceano).

Possono farsi, dunque, innumerevoli esempi allo scopo di enucleare il portato di un tale tipo di approccio, proprio della sinistra mondiale: la non partecipazione alla ricostruzione, pacificazione e democratizzazione irachena da parte del governo spagnolo, tedesco e francese (sebbene in quest'ultimo Paese vi siato sin dall'inizio delle operazioni militari alleate un Presidente non di sinistra); l'avversione che lambisce quasi l'odio nei confronti della politica americana dimostrata a più riprese dai no global, ma più in generale dalla sinistra italiana, europea e statunitense, come pure le proposte tese ad introdurre i matrimoni gay con relativa possibilità di adozione (che il governo Zapatero sta già approvando a tutta carica), a finanziare la ricerca sugli embrioni e la clonazione, ad operare a che persista un far west delle provette (in relazione alle tecniche usate per la fecondazione assistita), a premere affinché si tolgano i simboli religiosi dagli edifici pubblici (vedere la discussa legge sul «laicismo» francese la quale non ha esitato a mettere al bando qualsivoglia vistoso segno di appartenenza ad una religione, vuoi con riferimento agli edifici pubblici che con riguardo alle stesse persone); i casi italiani (del natale scorso) per cui talune zelanti insegnanti hanno provveduto ad estromettere la parola Gesù dai canti natalizi, ovvero a sostituire il nostro Presepe con una rappresentazione di cappuccetto rosso, in quanto (secondo loro) Gesù ed il santo Presepe sarebbero elementi troppo scomodi, data la presenza nelle aule d'Italia di ragazzi e ragazze musulmani o comunque di altre fedi, culture e tradizioni.

Ecco, se quelle appena accennate sono solo alcune delle conseguenze del propagarsi di siffatta corrente politico-culturale, è nostro dovere andare a rinvenire le sue determinanti: il pensare e portare avanti l'idea che (a parere per l'appunto di suddetti laicisti e relativisti) tutte le culture, tradizioni e religioni siano uguali, abbiano cioè «lo stesso valore». Per cui, ad esempio in ordine a molti pensatori rifacentisi a questo «indirizzo dottrinario» di Paesi come la Spagna e la stessa Italia, non ci deve o dovrebbe essere (nei loro desideri e progetti) alcuna interferenza del Vaticano, indi della Chiesa Cattolica, nelle decisioni politiche dello Stato, dal momento che, per costoro, la religione Cattolica rappresenta una mera dottrina culturale e sociale particolare ed è una religione come tante altre, come ad esempio il Buddismo, l'Induismo, l'Animismo e lo stesso Islam. In più, secondo il loro «lume della ragione», uno Stato davvero laico (che per il loro pensiero in realtà è, anziché laico, ateo, «neutrale», indifferente ed agnostico): dovrebbe equiparare i diritti delle coppie di fatto, anche di quelle composte da persone dello stesso sesso, ai diritti (e promozione) che gode la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna; dovrebbe finanziare ed appoggiare qualsivoglia ricerca scientifica, senza frapporre a questa alcun limite etico-morale, andando così a legittimare - come sottolineato poc'anzi - la ricerca sugli embrioni, la clonazione ed il far west delle provette; dovrebbe, oltre che non riconoscere le radici cristiane dell'Unione europea, fare in modo che negli edifici pubblici, scuole comprese, non vi siano simboli religiosi (ivi compreso il nostro Crocifisso), né tanto meno si facciano i canti natalizi od il Presepe.

Ma, al contempo, dovrebbe promuovere, ai fini di una generica (e fondata sul nulla) tolleranza e «non discriminazione», la cultura e religione islamica nelle nostre scuole, contrastando in tal modo «l'ingiusto privilegio» di quella Cattolica; dovrebbe, da ultimo, non partecipare alla ricostruzione irachena poiché la cultura e civiltà occidentale è (secondo loro della sinistra) «uguale e non affatto superiore» alle altre sparse nel mondo e costituirebbe una profonda «ingiustizia» il fatto di fare ingerenza in altre terre, anche se dilaniate da conflitti e miserie causate - tra le altre cose - da tiranni o sanguinari dittatori, fra cui il Saddam Hussein.

A questo punto dovrebbe essere chiaro a tutti lo strappo, operato da siffatta inquietante corrente di pensiero, fra ragione ed etica, fra ragione e fede, fra ragione e fondamenti morali universali, naturali e dunque «eterni». La sfida della fase attuale si gioca, pertanto, proprio sul piano dei principi e valori morali comuni, naturali ed universali, da porre a fondamento dell'azione politica. Valori e principi (quali, fra tutti, la dignità della persona umana, la difesa della vita umana dal concepimento sino al suo termine naturale, la tutela e promozione della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna, i paletti etico-morali entro cui può e deve viaggiare la ricerca scientifica e tecnologica, lo sviluppo economico unito ad una solidarietà sociale nell'ottica della sussidiarietà, la conciliazione - e non pertanto l'incomunicabilità od ostilità tipicamente laicista e relativista - di una sana laicità dello Stato con il costituirsi della Religione - prima fra tutte quella Cattolica - a guisa di collante e strumento morale, culturale e sociale, oltre che spirituale, della società) che devono essere, al contrario di ciò che professano i relativisti e laicisti, «pre-politici», ossia devono «precedere» sia lo Stato stesso che l'opera di qualsivoglia legislatore e qualsivoglia maggioranza.

A tal riguardo, è da sottolineare come illustri pensatori e politici del calibro di Marcello Pera, Giuliano Ferrara (nella veste non di politico, ma di fine intellettuale), Ferdinando Adornato e Sandro Bondi, gravitanti tutti attorno a Forza Italia e Silvio Berlusconi, indi all'attuale governo italiano in carica, si stiano accorgendo dei rischi connessi alla deriva laicista e relativista che va profilandosi segnatamente nel continente europeo. Pera, in particolare, nel suo libro Senza radici scritto in comunione con l'allora Cardinale Ratzinger, così come peraltro in molti suoi ultimi discorsi ed interventi pubblici, va sostenendo - a ragione - come soltanto riconoscendo, tutelando e promuovendo l'incontro tra la razionalita laico-illuministica e la fede cristiana (considerato che proprio questo incontro sta a fondamento della nostra civiltà occidentale!) l'Europa del presente e del futuro potrà affrontare e vincere tutte le sfide cui si troverà di fronte. Adornato, in un suo articolo di qualche tempo fa, ha rammentato come uno dei più importanti slogan attorno cui dovrà ruotare la futura campagna elettorale di Forza Italia sarà proprio quello dal titolo «Tasse giù valori su», a dimostrazione del fatto che sia necessario caldeggiare la filosofia e cultura politica di Forza Italia (partito cattolico, ma non confessionale; laico, ma non laicista; nazionale, ma non nazionalista; liberale, ma non libertario; popolare ma non populista; social-riformista e non social-comunista).

Tale movimento politico, attraverso tutte le riforme strutturali che sta ponendo in essere, quali quella della scuola, del mercato del lavoro, delle pensioni, della giustizia, della stessa Costituzione, come pure per mezzo della legge sulla fecondazione assistita (la quale va a porre finalmente paletti etico-morali a tali pratiche), nell'ottica del passaggio dal Welfare State alla Welfare Society and Community, vale a dire da uno Stato onnipresente, onnipotente ed onnisciente che fa tutto indebitandosi fino allo stremo e limitando la libertà del cittadino, ad uno il cui fulcro ruota attorno alla «libertà responsabile» del medesimo cittadino e ad una «società attiva», la cui dignità viene, appunto, prima dello Stato, si sta dimostrando essere l'unica forza politica del momento a proporre con vigore il fatto che tutto quel nucleo di valori (e diritti) morali, etici ed universali (anche e soprattutto quelli autenticamente cristiani), accanto alla dignità e centralità della persona umana, debbano venire prima dello Stato. Lo Stato cioè non può fare altro che riconoscerli e promuoverli; nessuna maggioranza e nessun legislatore può sopprimerli o stravolgerli: tale è la filosofia propria del giusnaturalismo (mix di diritto naturale, fede cristiana, paradigma liberale, laicità occidentale e ragione oggettiva).

Per converso, si nota come la sinistra in generale sia attratta dalla calamita del positivismo razionalista esasperato, indirizzo dottrinario da cui discende che il legislatore, senza alcun riferimento ad un'etica naturale, universale ed eterna, potrebbe giungere - come in precedenza esemplificato - ad equiparare le coppie gay alla famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna, potrebbe considerare la religione (ivi compresa quella cristiana) alla stregua di oppio dei popoli, cioè a dire di ostacolo ad un progresso scientifico e ad una libertà che (per loro della sinistra) dovrebbero non avere limiti etico-morali di sorta; indi una cosa (la religione) se non da sopprimere, almeno da limitare e relegare in un'angusta sfera privata ed intimistica.

In questo scenario fa dunque la sua comparsa il grottesco politicamente corretto, per cui sarebbe «scorretto» (secondo certa sinistra) tutto il seguente elenco di cose: tenere il Crocifisso nelle aule, fare il Presepe, i canti natalizi a scuola ed intrattenere da parte dello Stato italiano rapporti «privilegiati» con la Chiesa Cattolica (il tutto per non offendere i «poverini» mussulmani ed i rappresentanti ed esponenti di altre fedi); intervenire in Iraq od in qualsiasi altra parte del mondo in alleanza con gli USA, visti dalla sinistra mondiale come oppressori e colonialisti, come crociati se non come il male assoluto; proclamare la superiorità della civiltà occidentale, quale virtuoso rapporto fra razionalità illuministica laica e religione giudaico-cristiana, rispetto a tutte le altre culture e religioni presenti nel mondo; privilegiare la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna rispetto alle coppie gay e lesbiche; far camminare su binari etico-morali la ricerca scientifica e le biotecnologie; abbassare le tasse e procedere a riforme strutturali che mettano lo Stato al servizio del cittadino e non viceversa ed in qualche modo che possano intaccare alcuni, invero ingiusti, privilegi (spesso corporativi) i cui costi per le casse statali sono oramai insostenibili.

Ad ogni modo, sulla scia degli scritti e dei discorsi di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, non è difficile prendere atto dell'esistenza, nella storia umana, di vere e proprie «ideologie del male». Nel libro del precedente pontefice intitolato Memoria e Identità (l'ultimo pubblicato sotto il suo nome), Le ideologie del male è stato il titolo di un capitolo nel quale Giovanni Paolo II dimostrava come sia il nazismo (nel nome della superiorità della razza ariana) che il comunismo (in virtù dell'egualitarismo coatto e della centralità della classe operaia), nel loro tentativo di redimere l'umanità in una maniera assoluta e ad un tempo immanente (tale è il frutto avvelenato delle ideologie), avessero invero tagliato, attraverso i lager ed i gulag, tutti i ponti tra l'uomo e Dio, così come tutti quelli tra l'uomo ed i diritti naturali (e la retta razionalità oggettiva). Papa Woytyla soleva altresì mostrare come nell'attuale libertinismo morale (divorzio, aborto, contraccezione, omosessualità parificata all'eterosessualità, clonazione ecc.) si possano rintracciare le fondamenta di una nuova ideologia del male, la quale, nata e cresciuta proprio nel seno dello stesso mondo occidentale, col pretesto di liberare l'uomo da qualsiasi vincolo etico-morale, non fa che rappresentare il vessillo di un nuovo illuminismo radicale, sulla scorta del quale, procedendo persino ad una strumentalizzazione dei diritti dell'uomo, si va finendo per andare, in realtà, disobbedendo alla legge di Dio, contro l'uomo e contro la famiglia. E già si è rammentato quanto la sinistra "profonda" sia intrisa di tale paradigma ideologico.

Quanto al pensiero teologico e filosofico di Papa Ratzinger, è da rammentare come, già nella messa precedente alla sua elezione al soglio petrino, mettesse esplicitamente in guardia contro quella «dittatura del relativismo» che si va costituendo, per la quale, chi ad esempio dimostrasse di credere, professare e caldeggiare nella sfera pubblica i principi e valori fondanti del cattolicesimo (i quali sono valori anche sanamente laici), verrebbe subito bollato come integralista, fascista ed anti-democratico: il caso Buttiglione (ministro italiano estromesso da un importante incarico in sede di Unione Europea solo per aver egli rammentato la rilevanza della famiglia come «società naturale» - non dunque giuridica o culturale - fondata sul matrimonio indissolubile tra un uomo ed una donna) e la battaglia della grande stampa e dei vari poteri forti per il «» al referendum sulla fecondazione artificiale (ed ora per i pacs e per la pillola abortiva) stanno lì a dimostrarlo.

Sulla scorta di quanto detto, dovrebbe ora essere chiara l'assurdità dell'attuale cultura di sinistra, impoverita com'è da questi lampanti connotati di laicismo, relativismo, politicamente corretto, dirigismo economico e libertarismo morale. A fronte di tale (mi si perdoni il termine politicamente scorretto) spaventosa cultura deve contrapporsi quella rappresentata da Forza Italia, la quale, a differenza della sinistra, che va nella direzione del «Tasse su e valori giù», ovvero del dirigismo (e corporativismo sindacale) economico connesso al libertarismo morale, percorre invece la strada opposta del «Tasse giù e valori su», convinta com'è che l'Italia, nell'alveo della strategica partnership con gli USA di Bush, sia la principale nazione dell'Europa continentale a dare impulso alla difesa e promozione della cultura e civiltà occidentale (mix di razionalità laica e fede cristiana, liberalismo politico ed economia sociale di mercato, laicità dello Stato e valori etico-morali universali aventi la dignità della persona e la promozione della famiglia come proprio caposaldo) in Europa così come in tutto il mondo, segnatamente oggidì, in una fase contrassegnata dalla seria e concreta minaccia del fondamentalismo nichilista islamico (che è nettamente un'altra ideologia del male; si pensi all'ultimo messaggio di Benedetto XVI per Capodanno dal titolo Nella Verità, la pace).

Forza Italia è convinta che solo riconoscendo la propria identità (occidentale) si può procedere ad un serio e costruttivo dialogo con l'«altro»; solo capendo chi siamo in realtà (ovvero cristiani e laici ad un tempo) possiamo integrare gli stranieri, anche i musulmani moderati (da qui il pressing operato dallo stesso Berlusconi, a più riprese, per l'integrazione della Turchia nell'Ue). Gli USA di Bush (si vede dal suo programma) hanno capito che non ci si può esimere dal coniugare lo sviluppo socio-economico con i valori etico-morali universali; Forza Italia idem; la sinistra, al contrario, pare proprio di no.

! Mario Secomandi
Gli ultimi commenti
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.143 del 5/1/2006
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata