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Giovani e politica: più morale, meno moralismo

di Luciano Gandini - 10 gennaio 2006

Pierluigi Diaco sul Foglio di Sabato scorso si rivolge ai giovani, indipendentemente se siano di destra o di sinistra, basta che siano «mossi da uno spirito comune: quello di lottare e battersi per una politica più liberale, meno moralista, e più vantaggiosamente socialista.» L'appuntamento che dà è ad Hammamet, giovedì 19 gennaio, davanti alla tomba di Bettino Craxi. E' difficile per i giovani di oggi capire il significato di un appuntamento del genere. Negli anni delle monetine e del tintinnar di manette noi si era troppo piccoli per capire quello che stava accadendo. Solo i più vecchi tra questi giovani hanno visto in diretta certe scene.

Poi la potenza delle immagini, il ripetersi ossessivo negli anni di alcune scene non hanno certo contribuito a spiegare, approfondire, capire. E solo con il passare degli anni si riesce a ricostruire tutto. Grazie ad internet è possibile recuperare testi, discorsi e cominciare a farsi un'idea. Ne ho trovati e conservati due. Nel luglio del 1992, oltre quattordici anni fa - chi scrive ne aveva dodici e pensava più ai power rangers che al pool di mani pulite - Craxi utilizzava queste parole: «C'è un problema di moralizzazione della vita pubblica che deve essere affrontato con serietà e con rigore, senza infingimenti, ipocrisie, ingiustizie, processi sommari e grida spagnolesche. E' tornato alla ribalta, in modo devastante, il problema del finanziamento dei Partiti, meglio del finanziamento del sistema politico nel suo complesso, delle sue degenerazioni, degli abusi che si compiono in suo nome, delle illegalità che si verificano da tempo, forse da tempo immemorabile. Bisogna innanzitutto dire la verità delle cose e non nascondersi dietro nobili e altisonanti parole di circostanza che molto spesso e in certi casi hanno tutto il sapore della menzogna. Si è diffusa nel Paese, nella vita delle istituzioni e della pubblica amministrazione, una rete di corruttele grandi e piccole che segnalano uno stato di crescente degrado della vita pubblica, uno stato di cose che suscita la più viva indignazione, legittimando un vero e proprio allarme sociale, ponendo l'urgenza di una rete di contrasto che riesca ad operare con rapidità e con efficacia».

Non sembra passato molto tempo. La questione morale torna e ritorna, annoia quasi, se non fosse un aspetto così importante per chi vuole occuparsi della cosa pubblica. Quando Diaco chiede una politica «meno moralista» coglie nel segno. Quella stessa politica che in Forza Italia ho deciso di combattere. E non me ne vorrà se penso di essere in buona compagnia. Silvio Berlusconi pochi giorni fa non si è fatto pregare e ha chiaramente denunciato l'anomalo intreccio tutto italiano tra politica e affari con queste parole: «mentre invece la situazione inaccettabile è il fatto che ci sono Giunte rosse che danno gli appalti alle cooperative rosse che danno gli utili ai partiti rossi e non pagano le imposte: questo è inaccettabile».

C'è un forte bisogno di parlare di ricette per costruire il nostro Paese. Servono soluzioni. La politica italiana dista anni luce dalla concretezza della vita di tutti i giorni. E i giovani vivono la vita di tutti i giorni, leggono meno i giornali, navigano più su internet e pensano più a sé stessi. Ma non è menefreghismo o qualunquismo, è voglia di stare comodi comodi il più lontano possibile da un mondo che sembra non riguardarli. Caro Diaco, porta un fiore ad Hammamet da parte mia, ricorda: «solo una cosa mi ripudierebbe, essere riabilitato da coloro che mi uccideranno» e quando torni continua a fare il possibile per riavvicinare la politica ai giovani.

! Luciano Gandini
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