RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

La dignità di Quattrocchi, il cinismo dei no global

di Gianteo Bordero e Stefano Doroni - 11 gennaio 2006

Di fronte alle immagini del video dell'esecuzione di Fabrizio Quattrocchi, trasmesse lunedì sera dal Tg1, il primo moto spontaneo è quello di inchinarsi commossi e fare tanto di cappello alla memoria di chi ha saputo testimoniare fino in fondo, pagandola con la vita, la sua fedeltà al sentimento d'appartenenza a un popolo, a una storia, a una patria. Fabrizio Quattrocchi è morto così, in ginocchio in una fossa scavata da quelli che comunisti, pacifinti e arcobalenati vari nostrani hanno definito «resistenti» iracheni, con in bocca le parole «vi faccio vedere come muore un italiano». E' il 14 aprile 2004, e Quattrocchi, che si trova in Iraq come agente della sicurezza privata, da due giorni è stato rapito assieme ai suoi colleghi Salvatore Stefio, Maurizio Agliana, Umberto Cupertino. Sospettato dai rapitori di essere una spia al servizio degli «occupanti» americani, Quattrocchi viene barbaramente ucciso con due colpi di pistola e poi, come racconta chi ha avuto modo di visionare per intero il filmato, girato su un fianco dai suoi aguzzini che gli scoprono il volto e mostrano alla telecamera il capo insanguinato. Di seguito, dopo che il corpo ormai senza vita viene lanciato dentro la fossa, i rapitori esultano e uno di loro, dall'accento maghrebino, dice: «E' nemico di Dio, è nemico di Allah».

I fatti sono qui: duri come una pietra, con scolpite sopra quelle parole di un eroe. Non possiamo avere paura ad usare questa parola. A vergognarsi dovrebbero essere coloro che quasi due anni fa lo chiamavano «mercenario», che definivano lui e i suoi tre compagni di sventura «eroi di scorta». E anche oggi che il video della barbara uccisione di Quattrocchi è stato reso pubblico, oggi che possiamo ascoltare le sue ultime parole, che dovrebbero ricordarci il rispetto e l'onore che l'uomo si merita, i rossi «buoni», quelli che si ritengono moralmente superiori, si coprono d'infamia.

Mariuccia Ciotta, direttrice de Il Manifesto, dice con orgoglio che i comunisti non cambiano idea sulla questione e sulla persona (un mercenario al soldo dell'Occidente invasore), e si permette queste parole riguardo all'ultima frase di Quattrocchi: «Alla fine cosa può cambiare per noi se l'ha detta o non l'ha detta?». Per i pacifinti rossi che preferiscono sempre i cattivi che uccidono a sangue freddo un uomo legato in una fossa agli yankee invasori; che preferiscono i jihadisti chiamandoli «resistenti» alle democrazie che si stanno difendendo dal terrore; per costoro il patriottismo è ciarpame, roba vecchia che non serve alla causa internazionale del comunismo intrigato con il jihadismo islamico nel progetto di distruzione delle strutture culturali e civili dell'Occidente.

Sul sito dei no global, Indymedia, troviamo commenti che fanno rabbrividire. Siccome per gente del genere patriottismo significa nazionalismo, un tale Nino chiosa: «Il nazionalismo è l'ultimo rifugio delle carogne». E così Quattrocchi, ormai da due anni, continua a morire due volte, per mano dei suoi aguzzini e degli sciagurati che, per meschine ragioni ideologiche, non esitano ad insultare i morti. Ma in fondo, che erano Quattrocchi e i suoi tre colleghi sequestrati con lui se non «mercenari del cazzo», come li chiama, sempre su Indymedia, il signor Mk, distinto per eleganza e raffinatezza nei suoi commenti politici?

Signori, eccovi servita la base della sinistra comunista: quella dei «bravi ragazzi» delle manifestazioni arcobalenate, dei «rampolli» dei centri sociali, dei «pacifici» no global che sperano che il cancro rosichi al più presto quel che resta della vita della Fallaci solo perché ha il coraggio di svelarne le falsità. Questi sono coloro che vantano una incredibile superiorità morale su chi non la pensa come loro. Ricordiamo bene che, se le elezioni daranno la vittoria alla sinistra, lasceremo l'Italia ai ricatti morali di gente così, che trova nei partiti comunisti i loro portavoce in Parlamento.

Gianteo Bordero e Stefano Doroni

Gli ultimi commenti
leggi tutti i commenti (6)
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.143 del 5/1/2006
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata