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Senza impegno per la verità non può esserci autentica pace

di Mario Secomandi - 11 gennaio 2006

Benedetto XVI, nel suo discorso di lunedì al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, è tornato ancora una volta a porre l'accento sull'«impegno per la verità». Tale intervento ripercorre la scia del messaggio del Papa in occasione della Giornata mondiale della pace, celebrata l'1 gennaio, dal titolo «Nella verità, la pace». Ratzinger getta dunque un guanto di sfida ai cantori e soloni del politically correct, considerata la scomodità dell'uso della parola «verità» in un continente, l'Europa, secolarizzato quando non scristianizzato. In un periodo come quello attuale, in cui sembra prevalere la corrente filosofico-culturale del relativismo etico, per cui qualsiasi valore pare avere il medesimo significato e la medesima importanza, è degna di rilievo la parola forte del Papa. Egli non fa che sottolineare come la pace non coincida col «mero silenzio delle armi». Invece, «dove e quando l'uomo si lascia illuminare dallo splendore della verità, intraprende quasi naturalmente la via della pace».

Sono stati quattro i tasselli sui quali Papa Ratzinger ha articolato il suo intervento: «L'impegno per la verità è l'anima della giustizia»; «L'impegno per la verità dà fondamento e vigore al diritto di libertà»; «L'impegno per la verità apre la via al perdono ed alla riconciliazione»; «L'impegno per la pace apre a nuove speranze». Sulla scia del discorso del Pontefice, e facendo il punto sulla situazione geopolitica internazionale del momento, non si possono più prendere sottogamba le minacce che incombono sulla comunità mondiale a causa del terrorismo fanatico-fondamentalista. Per evitare lo scontro di civiltà è opportuno che le nazioni occidentali avanzate si adoperino per rinnovare e riorganizzare le istituzioni internazionali (ONU e NATO), affinché si sparga il seme della libertà e della democrazia in tutto il pianeta. E' proprio la mancanza di istituzioni liberal-democratiche che determina la perpetuazione dello status quo di marginalità e sottosviluppo dei Paesi africani e del Terzo mondo.

Il Papa non ha mancato inoltre di sottolineare come la libertà religiosa sia la prima di tutte le libertà. V'è un nesso inestricabile, dunque, fra libertà e verità. Chi non rispetta la prima reca offesa alla seconda, così come chi non segue la seconda finirà per conculcare anche la prima. Occorre fare riferimento in questo caso non solo alle minacce alla libertà religiosa (soprattutto nei confronti dei cristiani) nei Paesi dove è radicato il fondamentalismo islamico, ma anche a quelle vigenti tuttora in Cina. Qui vanno infatti susseguendosi arresti e torture di persone la cui unica «macchia» talvolta è solo quella di essere fedeli alla Chiesa di Roma.

Si può notare, in buona sostanza, come al centro del pensiero di Benedetto XVI non vi sia un generico ed astratto pacifismo, né tanto meno quell'anti-occidentalismo aprioristico talmente radicato sul fronte della sinistra no global. E' da rimarcare dunque, su tale scia, la necessità di perseguire un approccio molto realista e concreto, ma non per questo privo dello slancio proprio della speranza. E' da respingere con forza la cultura politica della sinistra, intrisa di un multiculturalismo idolatrico, sulla scorta del quale non si guarda più al diritto delle singole persone, ma solo a quello della propria comunità di appartenenza (anche se è una comunità non rispettosa dei valori democratici e di libertà). Al contempo, va rilanciato con forza l'approccio identitario di Forza Italia, volto alla promozione a livello mondiale dei valori fondanti dell'Occidente: l'incontro tra libertà e verità ed il primato della persona umana su qualsiasi apparato. Occorre lavorare alla missione della «libertà globale», stante la responsabilità che si ha nei confronti di tutte quelle popolazioni private delle condizioni minime per condurre un'esistenza dignitosa, senza le quali non potrà mai esservi vera pace.

! Mario Secomandi
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