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L'Italia in banda largadi Pietro De Leo - 13 gennaio 2006 L'European Innovation scoreboard è il rapporto che analizza lo stato dell'innovazione tecnologica nei venticinque Stati membri dell'Unione europea, più altri Paesi extraeuropei tra cui Stati Uniti e Giappone. L'Italia si colloca in una posizione media rispetto alla graduatoria globale, mentre è sonoramente indietro rispetto alle portabandiera Europee: Svezia e Finlandia (se si esclude la Svizzera in seconda posizione). L'ottimismo del ministro Stanca rispetto al rapporto, però, è ampiamente giustificato. Il rapporto, infatti, sottolinea come l'Italia abbia un tasso di sviluppo dell'innovazione che si affianca a quello di Svezia, Francia e Gran Bretagna, con profonda capacità di saper trasformare in maniera efficiente gli input innovativi. E' considerevole il distacco con i Paesi ritenuti in retrocessione (tra cui la Spagna). Il rapporto dimostra che, molte delle ragioni della posizione non troppo avanzata del nostro Paese, hanno cause strutturali: pochi investimenti delle piccole e medie imprese per la ricerca e lo sviluppo, poche risorse tra i laureati delle materie scientifiche, una scuola che non riesce a far maturare una mentalità di avvicinamento alla tecnologia. Tutto questo dimostra che le politiche di innovazione del Governo sono nella direzione giusta. La sinergia tra la riforma Moratti e il progetto di informatizzazione del Paese, che ha portato l'utilizzo del pc nelle scuole fin dai primi anni delle elementari, l'agevolazione per l'acquisto di personal computer da parte degli insegnanti e, soprattutto, il perseguimento dell'obiettivo di portare la banda larga ad essere accessibile in gran parte del territorio nazionale. Ed il rapporto dimostra che, nell'ambito della banda larga, la direzione è quella giusta. La banda larga è infatti l'infrastruttura fondamentale da cui si deve partire per poter realizzare un progetto globale di informatizzazione. Così, sono smentite ancora una volta le sirene della sinistra. Coloro che avevano demonizzato uno dei punti salienti del programma di questo Governo, che è un'informatizzazione della vita quotidiana, la possibilità di poter rendere al meglio, di poter migliorare la produttività delle proprie aziende attraverso le agevolazioni tecnologiche, e la digitalizzazione dell'amministrazione. Anche in questo ambito, è arrivata una conferma. Questo Governo, infatti, ha dovuto lottare contro carenze strutturali che derivavano da anni di inattività (il rapporto mette in luce che il trend positivo è calcolabile da tre anni a questa parte) e di mancanza di progetti concreti e al passo con i tempi. Tutto questo è accaduto nei cinque anni in cui ha governato l'Ulivo. Gli anni, guarda caso, della new economy, gli anni dell'apoteosi di internet, in cui i governanti più illuminati dell'Occidente hanno potuto lanciarsi responsabilmente nel vento del rinnovamento. E l'Italia è purtroppo rimasta a guardare.
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Ragionpolitica, periodico on line n.144 del 16/1/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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