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Iraq: ecco la pistola fumante

di Matteo Gualdi - 13 gennaio 2006

A coloro i quali hanno a cuore la libertà delle persone come bene supremo e diritto da difendere ad ogni costo, non servivano motivazioni ulteriori per un'intervento in Iraq, se non quelle fornite dal dittatore Saddam Hussein e dalla sua politica antiliberale e repressiva. Ma si sa, ogni guerra ha bisogno della sua «pistola fumante». Le motivazioni fornite da Washington per la missione Iraqi Freedom erano sostanzialmente due: il fatto che Baghdad si stesse procurando le armi di distruzione di massa e l'appoggio dato ai terroristi di Al Qaeda. A lungo l'amministrazione americana si è concentrata sulla ricerca delle prove concrete che Saddam si stesse dotando di armi di distruzione di massa, ma senza successi apparenti. Molte polemiche si sono levate a tale proposito. Per molto tempo i pacifisti hanno cercato di convincerci, affermando che non era possibile che il «laico» Saddam fornisse aiuto ai fondamentalisti islamici. Ora, finalmente, ci sono le prove che avevano torto. Naturalmente l'intelligence americana è cauta, e sta ancora analizzando i dati in suo possesso, una raccolta di circa due milioni di documenti, filmati, audio, appunti, ma anche molto materiale informatico (floppy, cd-rom e hard disk).

Nel frattempo il The Weekly Standard ha pubblicato un articolo con la notizia, confermata da 11 funzionari dell'amministrazione americana. Dalle fonti analizzate, circa 50.000 documenti, risulta che esistevano tre campi di addestramento dei terroristi di Al Qaeda, a Samara, Ramadi e Salman Pak, sotto la direzione delle unità militari di elite dell'Esercito iracheno. La notizia trova un riscontro nelle confessioni degli stessi ufficiali iracheni, rilasciate durante numerosi interrogatori. In tutto, tra il 1999 ed il 2002 sono stati addestrati circa 8.000 terroristi di Al Qaeda, la maggior parte dei quali proveniente dal Nord-Africa, Algeria e Sudan, in particolare. Insomma il progetto «Docex», a 18 mesi dall'avvio, sta dando i risultati attesi.

Questi forniscono all'amministrazione Bush quella legittimità a lungo contestata dai pacifisti multicolore. La cosa strana è che la notizia non viene riportata praticamente da nessun giornale. Ma non c'è da stupirsi. La sinistra è sempre pronta a riprendere le voci più incontrollate pur di contestare la politica estera interventista del nostro Governo e ad attaccare la Dottrina Bush, bollandola come «imperialista».

In realtà l'«invasione» irachena che, va ribadito, non aveva certo bisogno di ulteriori motivazioni, si rivela essere, ogni giorno che passa, sempre più una mossa giusta per restituire dignità e libertà al popolo iracheno e liberare il mondo da un pericoloso dittatore. Tale intervento, quindi, rientra a pieno titolo nella lotta al terrorismo iniziata dopo l'aggressione dell'11 settembre. Ma purtroppo l'amore per la verità, che dovrebbe guidare l'azione di coloro i quali hanno il compito di informare le persone, viene spesso abbandonato per meri calcoli di convenienza politica

! Matteo Gualdi
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