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Sì al nucleare, no ai vincoli burocraticidi Giorgio Bianco - 13 gennaio 2006 L'articolo di Egidio Sterpa uscito sul Giornale del 9 gennaio, Il disastro del no al nucleare contiene molte importanti considerazioni, ed è assolutamente condivisibile nel suo impianto generale, ma necessita forse di qualche precisazione. Innanzitutto andrebbe puntualizzato che a «cancellare i programmi nucleari italiani», in realtà, non furono i tre quesiti referendari dell'8 e 9 novembre 1987, ma il successivo operato del Parlamento e del Governo (largamente influenzato, senza dubbio, dall'«effetto Chernobyl» e dall'uso strumentale che ne fecero i Verdi, i radicali e i socialisti), che decretò la cancellazione dei progetti relativi alla costruzione di Montalto di Castro e Trino Vercellese 2, mentre la chiusura degli impianti già in funzione venne affidata ad una serie di delibere Cipe. A rigore, poi, non è neanche molto esatto che l'Italia abbia «detto no al nucleare», visto che dall'energia prodotta dalle centrali atomiche continua (inevitabilmente) a dipendere in amplissima misura, come giustamente osserva Sterpa, solo che invece di produrla autonomamente la importa da Paesi stranieri (Francia in primis, ma anche Slovenia) i cui impianti, meno sicuri di quelli che furono chiusi a fine anni Ottanta (all'epoca la tecnologia italiana nel settore era così avanzata da collocare il nostro Paese al secondo posto nel mondo) sono situati a poca distanza dai nostri confini, sicché la chiusura degli impianti italiani non vale certo a scongiurare gli eventuali rischi su cui la propaganda degli ambientalisti fa leva da sempre. Il che, come è evidente, rappresenta uno dei principali aspetti della drammatica e clamorosa dipendenza energetica del nostro Paese, illustrata dettagliatamente nell'articolo di Sterpa. Di fronte alle prese di posizione che vengono dal centrosinistra, ovvero la pretesa del candidato alla presidenza del Consiglio Romano Prodi di bloccare la costruzione di nuove centrali per altri 25-30 anni e la proposta puerile e demagogica di fonti «alternative» come il fotovoltaico e l'eolico, in realtà in grado di incidere in misura del tutto marginale sul fabbisogno energetico, non si può che associarsi al plauso di Sterpa nei confronti del ministro delle Attività Produttive Claudio Scajola, il quale ha invitato a riconsiderare il nucleare «senza dogmi né tabù», incassando tra l'altro l'apprezzamento del numero uno dell'Eni, Paolo Scaroni. Altrettanto apprezzamento, naturalmente, meritano le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Berlusconi, il quale ha osservato che «per scelte politiche sbagliate del passato, non solo le famiglie, ma anche le nostre imprese pagano l'elettricità il 20-30% in più rispetto ai nostri competitori europei», e ha sottolineato l'importanza di un piano energetico in sintonia con gli interessi della società italiana (e non sulla demagogia di una fetta significativa della classe politica: si pensi alle reazioni scomposte che le dichiarazioni di Berlusconi hanno suscitato non solo da parte del leader dei Verdi Pecoraro Scanio, ma anche da Ermete Realacci della Margherita e Valerio Calzolaio dei Ds). È evidente che un piano energetico con queste caratteristiche non può prescindere dal nucleare, settore nel quale tra l'altro la tecnologia ha fatto enormi passi avanti (come instancabilmente ripete il professor Tullio Regge, «i reattori sono sicuri, c'è il doppio guscio di protezione. Ci sono sistemi di sicurezza che riescono a individuare problemi prima che si verifichi una crisi»). A integrazione delle ottime considerazioni di Sterpa, è opportuno sottolineare che il piano energetico che si auspica dovrebbe accompagnarsi allo sfoltimento dei troppi vincoli e controlli pubblici che paralizzano il settore energetico italiano. È imprescindibile abbandonare il mito della pianificazione e lasciare spazio a imprenditori privati, italiani e no, in grado di produrre energia il più possibile sicura e a basso costo.
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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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