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Ciprì e Maresco: Luttazzi and Co. non sono martiriIntanto Santoro è convinto di andare in onda in lavatricedi Riccardo Meynardi - 13 gennaio 2006 Capita a volte, e del tutto inaspettatamente, che dal mondo cultural-satirico-politico italiano piombino sulla testa del cittadino medio un paio di nomi nuovi, che in realtà nuovi non sono. Io avrei detto pure «un paio di nomi sconosciuti», ma sarei passato senz'altro per il solito ignorantone lombardo, che ogni Natale compra un paio di biglietti per il duo Boldi-DeSica e che vota Forza Italia. Perché la figura che si fa a non conoscere certi nomi della scena cultural-satirico-politica italiana è proprio questa, con piccole varianti, è ovvio. Io, ad esempio, non sono lombardo. «Ma come? Non conosci Ciprì e Maresco?» - è la domanda abituale del saccente di sinistra che di ogni programma di sinistra conosce tutti i nomi della produzione, dal comico di punta al microfonista di coda. In ogni caso, qualsiasi sia lo stile prescelto, la sincerità o la goffa simulazione, l'interlocutore saccente godrà nel fornire la seguente risposta: «Vabbé. Sono i registi di Cinico Tv e di irriverenti film come Totò che visse due volte». E' ovvio che il vabbé di apertura della frase sta a sottintendere un espressione del tipo: visto che sei ignorante, te lo dico io. La disfatta è palese. Ma d'altronde la sinistra ha prodotto una quantità tale di nomi cultural-satirico-politicanti ch'è davvero difficile star appresso a tutti. Dunque, Daniele Ciprì e Franco Maresco sono una coppia di registi siciliani pubblicamente di sinistra, che da questo Sabato per venti sabati dirigeranno I migliori nani della nostra vita, trasmissione in onda alle venti e trenta, come si usava una volta per la prima serata, su La7. Per presentare come si deve il loro ritorno dopo quattordici anni di assenza dai teleschermi, i due hanno deciso di spararne un paio contro i loro colleghi martiri del terribile regime di Berlusconi, che in questi anni non ha permesso di andare in tivù né a Santoro, né alla Guzzanti, né al coprofago Luttazzi se non per partecipare a trasmissioni per dire che in tivù non potevano più andarci. E' stato bellissimo Santoro, nella trasmissione Rockpolitik di Celentano, che piagnucolava parlando al microfono: «Voglio un microfono anch'io, non posso più andare in televisione!». Il telespettatore un po' sempliciotto, alle sue parole, avrà senz'altro pensato: «il commesso di Unieuro deve avermi buggerato! Mi ha assicurato che quella che mi ha venduto è una televisione, ma se Santoro dice che in televisione non ci può più andare, significa che mi hanno venduto una lavatrice al posto di una tivù...» Santoro va in onda in lavatrice! Ritornando al discorso, gli ormai noti Ciprì e Maresco hanno fatto le seguenti dichiarazioni: «I Luttazzi e compagnia non sembrano martiri. I martiri andrebbero cercati altrove», e uno. «Non credo che Viva Zapatero! [film della Guzzanti, in cui non parlava troppo bene del nostro Presidente del Consiglio, nda] dovesse uscire nelle sale. Quello non è cinema. E' un modo per approfittare del momento e fare un po' di soldi. Credo che non ne abbia neanche fatti tanti», e due. «Non è solo perché abbiamo un Presidente del Consiglio un po' limitato, che possiamo trasformare in martiri persone con un potere visibile. Vedo una grande superficialità e non mi sembra si possa parlare di "eroi della censura"», e tre. Come leggete, Ciprì e Maresco non sono ammiratori del Presidente Berlusconi, ma con un minimo di obiettività sono riusciti a dirla tutta sui loro colleghi vittimisti. Se non è abbastanza per convincervi che i due registi siano antiberlusconiani come gran parte degli altri, date un'occhiata al loro programma, a quel punto sarà indubbio. Al che, è partita la striscia dei difensori dei martiri. Ad esempio, David Riondino (questo non mi chiedete chi è, vi prego. Sarà un aiuto regista, uno scenografo, quello che porta i caffè... che no so? Se c'è una sua dichiarazione sulle agenzie di stampa, sarà uno che conta, no?) il quale in difesa della Guzzanti, ai danni della quale è avvenuto un ratto di popolarità, protesta: «Non vorrei che Ciprì e Maresco stessero cavalcando il successo di Sabina per lanciare il loro programma». Di conseguenza, la situazione cui ci troviamo di fronte è questa: secondo i due registi, Guzzanti and Co. cavalcano la scia di Berlusconi; secondo Riondino, i due registi cavalcano la scia di Guzzanti and Co. Ora il problema diventa Berlusconi. Di chi è la scia di successo cavalcata dal Cavaliere? Proverò a chiedere a Maresco o a Riondino o a Fantonelli e vi farò sapere... Ma come? Non conoscete Fantonelli?
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Ragionpolitica, periodico on line n.143 del 5/1/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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