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L'esplosione nucleare di Chernobyl e le sue conseguenze

di Franco Clementi - 14 gennaio 2006

Il 26 Aprile 1986, nella centrale nucleare ucraina di Chernobyl in Unione Sovietica, un ingegnere, politicamente gradito ma impreparato dal lato tecnico, da poco arrivato da Mosca, iniziò un «test» per stabilire fino a qual punto il reattore atomico n°4 sarebbe riuscito a compensare un eventuale deficit di energia elettrica prodotta da impianti di riserva a gasolio. Per far ciò sottopose le apparecchiature a un «fuori giri» pazzesco, disattivando addirittura gli automatismi di sicurezza che avrebbero bloccato la reazione atomica in caso di surriscaldamento, automatismi che pur erano presenti ed efficienti nella centrale per altri versi antiquata e insicura. Quando, con qualche ritardo si accorse del pericolo, furono da lui compiuti altri micidiali errori d'incompetenza per allontanarlo. Alle ore 1,23 ne seguì un'esplosione memorabile con diffusione di particelle radioattive per mezza Europa. All'ingegnere toccarono 12 anni di galera per essere riuscito nel non invidiabile primato di commettere un reato colposo violando tutte e quattro le possibili cause previste dal codice penale: negligenza, imperizia, imprudenza, inosservanza di leggi e regolamenti.

In realtà al disastro di Chernobyl e ad estenderne i danni collaborarono altre motivazioni:

  • la mancata collaborazione e comunicazione fra il personale venuto da poco da Mosca e quello già pratico che da tempo lavorava nella centrale.
  • L'assenza, tutto attorno ai reattori atomici di un «guscio» in cemento e metallo, atto a circoscrivere i fumi e le polveri legate a un'eventuale scoppio.
  • La completa mancanza, da parte delle autorità centrali, di un piano per i soccorsi, non solo nella centrale ma anche nei territori intorno, contaminati dalla nube radioattiva.
  • Nel tentativo di tener celata la disgrazia ci fu un colpevole ritardo nel dar notizia dell'incidente, sia alle popolazioni dell' Unione Sovietica, sia alla comunità internazionale. Se ne accorsero per primi gli Svedesi....

I morti furono 31, in massima parte a causa degli effetti puramente meccanici dello scoppio e dell'incendio da esso alimentato, il resto per gli effetti acuti delle radiazioni liberate. In particolare va ricordato l'eroico elicotterista che si prestò, cosciente del sacrificio, a ispezionare dall'alto il focolaio della deflagrazione, con conseguente assorbimento di una quantità enorme di mortali radiazioni. Tra gli effetti relativi alla salute più tardivi (anche a distanza di anni), si riscontrò un netto aumento dei tumori della tiroide (fortunatamente fra i più curabili), specie nei soggetti che all'epoca del disastro erano sotto i 5 anni d'età. Ciò per la naturale capacità dell'organo di concentrare lo iodio (in questo caso radioattivo) assorbito. Molti di questi casi si sarebbero potuti evitare se la decontaminazione fosse avvenuta con maggiore tempestività. Dati meno significativi e molto dubbi per altre forme di tumore. Nessuna influenza si è verificata per la leucemia. Non segnalati aumenti di malformazioni o sofferenze fetali o addirittura di aborti spontanei nelle donne in gravidanza.

A duemila chilometri di distanza, in Italia, non subimmo danni diretti (ricordo quando anch'io andai col contatore Geiger a misurare la radioattività ambientale specie nei tombini delle fogne stradali), ma la paura ci giocò un brutto scherzo impedendoci di valutare le cose con serenità. Ci furono persino donne incinte, atterrite da spaventatori di professione, che si sottoposero ad aborto nella tema di partorire figli imperfetti. Ma soprattutto, esagerando i timori, invece di imparare da Chernobyl ad evitare gli errori e aumentare la sicurezza delle centrali, votammo un referendum che sancì la decisione (moratoria) del Parlamento di sospendere per cinque anni la costruzione di nuove centrali nucleari sul nostro territorio anche per motivi pacifici.

Fu, in verità, una decisione affrettata, emotiva, viziata da una campagna di allarmismo esagerato, di vero e proprio terrorismo ecologico, che non tenne conto della eccezionale concomitanza delle circostanze che avevano portato all'esplosione in Ucraina (nei quasi venti anni successivi non si ebbero più incidenti di rilievo in nessuna parte del mondo). Con la credenza solo illusioria di metterci al riparo dai pericoli atomici, essa ha determinato effetti purtroppo destinati a incidere pesantemente su tutti noi per moltissimi anni ancora. In pratica da noi ci si comportò come chi, avendo sentito dire che rapporti sessuali imprudenti possono far ammalare di Aids, decidesse di farsi castrare.

L'elenco delle conseguenze derivate dall'esito del referendum può essere così riassunto:

  1. ci costò un sacco di soldi per la demolizione o la riconversione delle centrali nucleari già esistenti, pari ad almeno due «finanziarie».
  2. Ci fece, ci fa e ci farà pagare l'elettricità almeno il 30% in più che nelle altre nazioni europee, con tanti saluti alla competitività delle nostre imprese e alla possibilità di attrarre capitali stranieri.
  3. Ci rese soggetti, (noi che ci vantavamo di essere la 5° o 6° potenza industriale del mondo) ad una completa dipendenza dell'estero per l'approvvigionamento dei carburanti, in un mondo naturalmente soggetto per una ragione o per l'altra a periodiche crisi dei mercati petroliferi, con oscillazioni dei prezzi tali da rendere impossibile ogni nostro serio piano economico nazionale.
  4. Determinò una impressionante, irreparabile fuga di cervelli dai nostri centri scientifici e tecnici, di cui eravamo ricchi per via d'una scuola e d'una tradizione che risalivano a Fermi, ad Amaldi, a Bernardini, a Ippolito, fuga accompagnata dallo smantellamento di promettenti Società industriali per la costruzione di sofisticate centrali nucleari da poter vendere anche all'estero. (Ansaldo nucleare).
  5. Esaltò in misura parossistica nella gente la percezione dei pericoli, in modo che da allora è divenuta problematica non dico l'istallazione di un impianto nucleare, ma anche quella di una centrale elettrica di qualsiasi genere, di un termovalorizzatore dei rifiuti, di un sito per depositare le scorie nucleari, sì che si è costretti a mandare a caro prezzo in Germania o in Polonia ogni cosa che non ci garba in Italia. Il che ha un sottofondo economicamente pesante e moralmente discutibile (tu mandi a un altro, come se fosse di una razza inferiore, una cosa che giudichi pericolosa per te, contro il proverbio «Chi la fa, la copre...»).
  6. All'opposto importiamo a caro prezzo l'energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari che coronano all'estero i nostri confini, con lagne varie sul passaggio degli elettrodotti.
  7. Le stesse centrali in caso di incidente contaminerebbero l'Italia assai peggio di Chernobyl.
  8. Ci siamo preclusi gli studi e gli eventuali brevetti sull'uso del più promettente propellente per gli autotrasporti che si prospetti per il futuro, l'idrogeno liquido; ideale, non inquinante, leggero, dà come esito finale della combustione non già gas tossici, ma pura e innocua acqua vaporizzata, senza peso di accumulatori o altro.
  9. Per ottenerlo però occorre una quantità di energia superiore al suo rendimento. Sembrerebbe dunque anti-economico, se la perdita non fosse compensata dal massimo abbattimento dell'inquinamento da gas e polveri (ben oltre i palliativi periodici «stop» alla circolazione). La produzione di idrogeno può essere sopportata però solo da chi di energia ne produce già da ora in sovrabbondanza e senza emissioni di carbonio, cioè solo da chi ha centrali nucleari. Noi ne siamo fuori.
  10. Abbiamo entusiasticamente sottoscritto il protocollo di Kyoto, che impone di ridurre una certa percentuale dell'emissione di anidride carbonica entro una certa data, sapendo di non poterlo rispettare. E così, poiché risultiamo fra i paesi che maggiormente emettono gas ritenuti responsabili dell'«effetto-serra» perché bruciamo grandi quantità di carbone o petrolio, entro il 2012 saremo costretti a comprare a caro prezzo delle quote di compenso da paesi a ridotta emissione per riportarci nei termini del trattato. E' difatti dimostrato che altre pur meritevoli fonti di energia (soprattutto la solare e la geotermica) non riuscirebbero a supplire ai deficit derivanti da una riduzione dei consumi di petrolio, specie in un paese in cui già oggi si rischia il black-out.
  11. Che il referendum da noi votato per rifiutare il pericolo di incidenti nucleari sia stato solo dannoso, senza nessuna contropartita di immunità, è dimostrato come si è detto dalla vicinanza ai nostri confini di una corona di impianti sui quali peraltro non possiamo interferire in materia di sicurezza.

Ma c'è da qualche tempo ben altra e più concreta minaccia, che ha annullato gli scopi della nostra decisione e ha dato un risvolto tragi-comico ai cartelli «Comune denuclearizzato» presenti all'ingresso di numerose città. E' il terrorismo, con la sua minaccia estremamente seria di impiego delle cosiddette «bombe sporche» (vale a dire utilizzo di esplosivi tradizionali cui sono mescolate sostanze radioattive: questi ordigni non determinano una esplosione atomica, ma spargono gli isotopi nucleari contaminando vari ettari all'intorno).

Orbene, l'apparente sicurezza dell'Italia dai rischi, ha impedito di creare i presupposti di un piano di difesa in caso di tali eventi malaugurati. Stiamo peggio delle autorità sanitarie ucraine al momento del disastro di Chernobyl. A quanto risulta solo la regione Veneto ha approntato un ben articolato programma, per il quale, allo scattare di un allarme una preparata ed informata schiera di operatori nominativamente responsabili (forze dell'ordine, protezione civile, vigili del fuoco, sanitari d'ogni grado e specialità) sanno con precisione che cosa fare, dove dirigersi, quali indumenti indossare, quali reparti approntare con poche e opportune manovre(bloccare alcune porte e tenerne aperte delle altre, far scorrere pareti blindate mobili, deviare gli scarichi fognari, preparare i farmaci decontaminanti e via dicendo) presso l'Ospedale Sant'Antonio di Padova. Se non fosse una questione drammatica, sarebbe divertente immaginare il caos che si scatenerebbe in altri distretti. Che Dio ne scampi! Insomma, per molti svantaggi nessun vantaggio. Tra caro-euro, caro-Kyoto, caro-petrolio, caro-elettricità e caro-terrorismo siamo a posto: potremo sempre dire che vivremo per sempre fra i nostri...«cari»...

Franco Clementi

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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