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Dov'è la sinistra?di Gabriele Cazzulini - 14 gennaio 2006 Dov'è la sinistra? Invece di chiedersi cosa, è più interessante chiedersi dove stia oggi la sinistra italiana. Scandali finanziari, questione morale, terrorismo, partito democratico, elezioni, Berlusconi. Vecchi e nuovi problemi stanno disorientando il cammino della sinistra, che rischia di girare in tondo senza raggiungere nessuna meta - e alla fine scoprire di non sapere più dov'è la sinistra. Non c'è una meta che trascenda l'orizzonte immediato della conquista del potere, che travalichi l'arida pianura del potere, che circonda, come una conca, ogni slancio progettuale della mente politica, per anestetizzarla con l'oppio dei privilegi, con il luccichio ammagliante dei bottoni di comando. Raggiungere il comando: è questo l'imperativo morale della sinistra, che sbriciola ogni morale inflessibile davanti alla logica del potere, e polverizza ogni valore che sfugga ad un uso strumentale. Gli ideali, fagocitati dalle ideologie, sono ormai piombati nello stomaco vuoto di una storia bulimica, espulsi dalla coscienza collettiva delle società. Vestigia di un passato glorioso, archetipi di un mondo ideale che, saltando con le bombe dei terroristi, corre via dalle idee. Gestire il potere: sì, ma come? - è un'ulteriore domanda senza risposta. Arrivare al potere non significa, ancora, riuscire a controllarlo. La sinistra è caduta in trappola: una volta conquistato il potere, si è lasciata conquistare da esso. La sinistra perde davanti al potere perché è ormai orfana di una qualsiasi teoria politica, che le metta in mano una rete con cui imbrigliare il potere. Altrimenti ne finisce vittima, come è successo. Non è la realtà ad essere divenuta troppo complessa, ma è il modo con cui la sinistra si accosta alla realtà ad essere troppo complesso. Prima l'arrembaggio alle coscienze, l'invasione e la colonizzazione; adesso si resta al largo, su scialuppe in balia delle correnti, dei conti correnti e dei correntoni, mandando esploratori per fare sondaggi su quanto succede sulla terra ferma. La sinistra ha sempre proclamato la sua origine «barbarica», il suo essere straniera ed estranea rispetto al capitalismo congenito all'Occidente. Adesso è il mondo interno che si è imbarbarito, calando l'orda dei suoi problemi su una sinistra troppo romana, troppo decadente. Non c'è un unico cammino: ce ne sono tanti. C'era la via proibita della destra, c'era la palude del centro, ma anche la via a sinistra si è sbarrata. Terze vie impraticabili. La viabilità è difficile per il carrozzone della sinistra divisa in tante piccole tribù; il pellegrinaggio per arrivare alla terra promessa si è tramutato in una ricerca della via d'uscita da un labirinto. Non ci sono vie perché non c'è neppure un valore o un metodo con cui scegliere: partito democratico, socialismo, noglobalismo, kennedismo, ulivismo sono come lucciole che illuminano una notte buia, ma che, unite, non riescono a far sorgere un sole, né per oggi, né per domani. Di fronte a questo fosco barometro politico la sinistra resta come un fanciullo che scruta un cielo senza stelle. Appena si accende un punto di luce, rinasce l'ingenuità per vederne altri, fino a che il cielo torni luminoso. Ma ogni nuovo punto di luce si rivela solo una meteora che attraverso il cielo solo per cadere: così è stato per l'Ulivo, così è per il partito democratico. Anche gli uomini della sinistra sono come astri che salgono in cielo soltanto per precipitare in terra: Prodi, D'Alema, Rutelli, ognuno sembrava l'astro nascente che avrebbe fatto risorgere la sinistra - ognuno si è spento in una banale gestione del potere. L'ultima stella caduta è quella di Fassino, finto anti-D'Alema, si è scoperto avere la passione per i salvadanai. Adesso, dopo che la sua mano è rimasta bloccata nella fessura del salvadanaio per prelevarne il contenuto, si è degradato in un anti-Mussi, preludio a spegnersi in un anti-nessuno. Senza meta, senza via, la sinistra è anche senza se stessa. E' in corso un'inarrestabile decomposizione interna, che a poco a poco sta smembrando la sinistra dei suoi organi vitali. La sinistra non è più un corpo integro, ma un cadavere sottoposto ad imbalsamazione. Politica, economia, lavoro, sviluppo, religione: è la trafila dei problemi sui quali «di sinistra» c'è solo il vuoto. A sinistra c'è solo un corpo sventrato dalla caduta dei miti che lei stessa aveva fondato, ma che era incapace di rifondare. Non sono caduti soltanto i muri che sostenevano le librerie con i volumi di Marx; sono cadute anche le passioni che avevano ispirato le mani di Marx e dei comunisti. Non è umanamente possibile sperare di riversare o di riaccendere l'ardore per una visione di sinistra lavorando con zelo sulle scalate finanziarie o sui sondaggi elettorali. Non è la questione morale ad esser stata tradita, perché porsi tale questione era divenuto una questione ormai fuori dal tempo. Nessuno credeva più alla primazia morale della sinistra, e lo scandalo Unipol è stato come la prova che ha invalidato una teoria considerata infondata. Senz'anima e senza corpo: la sinistra cammina piegata a quattro zampe sotto il peso delle sue responsabilità storiche, senza più capire dove si trova - la sinistra.
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Ragionpolitica, periodico on line n.143 del 5/1/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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