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Prodi: una domenica nel pallonedi Gabriele Cazzulini - 16 gennaio 2006 Era naturale che, continuando a schiacciare il pedale dell'acceleratore per correre verso il partito democratico, Prodi sbattesse contro il muro eretto da Ds e Margherita, partiti che soffrono l'alta velocità con cui il Prof. intende raggiungere la sua meta. Gli ultimi metri percorsi sono stati i più penosi: lo scoramento nel fronte ulivista per la mancanza di iniziativa nel progetto del partito unico si è trasformato in uno sfogo pubblico di Prodi. La domenica del Prof. è stata simile ad una partita di calcio. Il primo tempo ha occupato la mattinata, in cui, in maniera poco consueta, ha indossato la maglia del bomber. Mettendo tra parentesi il suo tradizionale aplomb accademico per inforcare carta e penna, Prodi ha tirato di punta per lanciare, sulle pagine di Repubblica, un vibrante appello per scuotere le corde del centrosinistra più sensibili all'unità - e chiedere un atto di coraggio. Una mossa da vero numero 10, che sa di dover risolvere una partita inchiodata su un inutile pareggio. Le parole infuocate del bolognese presagiscono ad una chiamata alle armi - ma per cosa? Per una maggiore unità: «o si corre con una bandiera veramente unitaria oppure è meglio che ognuno corra con la propria bandiera». Traduzione: voglio la lista unica del centrosinistra anche al Senato. Ed è lì che si è alzata la barriera congiunta di Ds e Margherita che, ai toni emotivi e accalorati di Prodi, hanno risposto con una prosa burocratica che, nel giro di cavilli e postille, si è riassunta in granitico «no». Niente da fare: la decisione di presentare divisi, al Senato, i partiti del centrosinistra è inappellabile. La bicicletta a due ruote, Ds e Margherita, non può certo accontentare Prodi; tantomeno una bicicletta da poter usare solo alla Camera. Al tiro di Prodi, i partiti rispondono con una sicura parata, che riporta, ancora una volta, il pallone nelle loro mani. Ma i veri fuochi d'artificio esplodono nel secondo tempo, al pomeriggio, quando Prodi partecipa al congresso dei repubblicani europei di Luciana Sbarbati. E' lì che il Prof. riprende possesso della palla esibendosi in una mossa rischiosa, che nessuno si aspettava. Se il partito democratico non sarà presto una realtà, il valore politico delle primarie sarà azzerato. «Lo spirito delle primarie sembra essere stato rapidamente dimenticato» - è il laconico sconforto con cui Prodi sta rinunciando ad andare all'attacco. Ma in questo modo Prodi si fa autogol. Le primarie servivano ad incoronare Prodi come leader del centrosinistra. E basta; il partito democratico non c'entra niente. Se questo fosse stata la ragione delle primarie, difficilmente i partiti avrebbero acconsentito. Ciò dimostra inoltre che la via migliore per fondare un partito in Italia non è quella che parte dal basso, perché neanche quattro milioni e rotti di elettori sono una massa politica che possa contrastare quella di un partito come i Ds. E soprattutto Prodi dimostra di considerare gli elettori delle primarie alla stregua di un parco buoi, il suo personale patrimonio, che usa come fossero mazzette di denaro nella partita a monopoli con i partiti del centrosinistra. Le primarie hanno conferito a Prodi un mandato chiaro: essere il candidato del centrosinistra contro Berlusconi. Il partito democratico è sempre stata un'idea fuori gioco, su cui Prodi vuole però giocarsi la sua carriera politica smarcandosi dal pressing soffocante dei partiti. Intanto continua a crescere la disperazione per l'avvicinarsi di un novantesimo minuto che sta dando la vittoria ai partiti, ma non a Prodi. In questi ultimi minuti di gioco, Prodi si è sfilato la maglia da numero dieci per indossare quella, decisamente più modesta, di terzino, tentando qualche modesto affondo - ad esempio fondando l'ennesimo «comitato per Prodi presidente». Sotto la superficie del comitato civile. E intanto gli elettori-tifosi iniziano ad abbandonare gli spalti, prima di disertare le urne.
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Ragionpolitica, periodico on line n.144 del 16/1/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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