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La scuola è sempre più italiana, anche in Francia!

di Riccardo Meynardi - 16 gennaio 2006

La situazione giovanile francese è critica, non è una novità recente, ma piuttosto una crisi che si trascina da qualche anno. Il fatto che gran parte della stampa nazionale d'oltralpe si occupi con insistenza di casi di teppismo, però, sta a significare che si è giunti ad un punto in cui i provvedimenti istituzionali non possono più essere rimandati. Fa impressione leggere un articolo apparso nel numero del fine settimana di Le Figaro. Si parla di un allievo ed un professore che vengono alle mani e di un gruppo di tre studenti che lanciano una bottiglia incendiaria fra le auto del parcheggio riservato ai docenti, due fatti accaduti ad Ajaccio, in due scuole vicine.

Ma ciò che impressiona non sono solo i fatti in sé, ma anche il contesto in ed il tono con cui se ne parla. E' la prima frase dell'articolo a far riflettere sulla gravità della situazione: «La Corse connaît aussi des violences scolaires», anche la Corsica conosce violenze scolastiche. Come dire, anche sull'isola non si fanno mancare nulla, il problema è davvero nazionale, non è più una questione di casi isolati.

E' presumibilmente sulla scia di questa lunga serie di atti gravissimi - al cui culmine c'è la coltellata inferta da un ragazzetto di diciotto anni ad una professoressa in aula, in mezzo ai compagni - che il governo francese ha ritenuto opportuno adottare un progetto di legge sulle pari opportunità rivolto ai giovani. Il progetto, sostenuto in primis da Dominique de Villepin, prevede: periodi di apprendistato a partire dai 14 anni; servizio civile volontario; stage presso aziende, uffici pubblici e privati, attività commerciali, ecc.

Non è questione di sostenere sempre e comunque l'operato del nostro Governo, è più che altro una questione di obiettività: i provvedimenti presi in extremis dalla Francia, sono gli stessi approvati in Italia con la Riforma Moratti. Ed ancora una volta la scuola italiana fa scuola in Europa. Alla faccia di chi sosteneva, stracciandosi le vesti, che la scuola italiana non andasse cambiata perché, da sempre, era un modello da seguire. Letizia Moratti, di contro, ha sempre sospinto la sua riforma, capendo che i tempi sono cambiati e, per restare un modello da seguire in Europa e nel mondo, erano necessari cambiamenti strutturali e radicali adeguati anche nella scuola.

Con la Riforma Moratti sono stati presi, preventivamente, quei provvedimenti che ora tentano di imitare i francesi per recuperare una situazione gravissima, nata dall'annoso problema dell'abbandono scolastico. Problema presente anche in Italia, ma che, grazie al Cielo, ancora non ha portato a conseguenze tanto tragiche. Perché, se fosse vera l'accusa che le sinistre rivolgono alla Riforma, imputandole di aver creato scuole di serie A (licei) e scuole di serie B (istituti di istruzione e formazione professionale), di conseguenza sarebbe altrettanto vero che, prima, l'istruzione italiana era costretta a fare i conti con scuole di serie A (licei), serie B (istituti tecnici) e pure serie C (istituti professionali).

Il fatto è che la Moratti ha elevato al rango di liceo anche gli istituti tecnici come le scuole per ragionieri, geometri, periti, ecc. Sono otto, infatti, i licei della riforma: classico, scientifico, linguistico, artistico, delle scienze umane, tecnologico, musicale e coreutico, economico. Poi, gli istituti professionali (le varie scuole per parrucchieri, per operatori turistici, per grafici pubblicitari) sono diventati istituti di istruzione e formazione, che danno la possibilità di raggiungere diplomi spendibili nel mondo del lavoro e di accedere al mondo dell'università (cosa non possibile in precedenza). Al che, è davvero difficile parlare di serie a, b, c o d per quanto riguarda la scuola, per quanto riguarda l'informazione, invece, è possibilissimo distinguere fra chi dà informazioni sbagliate (serie dilettanti) e chi le dà corrette (serie A/Champions' league).

Il punto più forte del progetto di legge di de Villepin è, però, la responsabilizzazione delle famiglie. I genitori, infatti, dovranno (se ritenuto necessario da un ispettore accademico) firmare un contratto che li impegna a mandare il proprio figlio a scuola e a sostenerlo in un percorso scolastico decente. Se i genitori saranno inadempienti rispetto al contratto, saranno oggetto di provvedimenti quali la sospensione degli aiuti economici, l'intervento dei servizi sociali, varie sanzioni penali. Azione e reazione. E' difficile pensare a come sarebbe stata presa in Italia una legge del genere. Ma non è difficile collegare questo provvedimento francese con le intenzioni della nostra riforma che prevedono, fin dalla scuola dell'infanzia, una maggiore presenza da parte dei genitori nel percorso scolastico del figlio, naturalmente senza prevedere firme di contratti o sanzioni, ma incoraggiando una sana collaborazione tra famiglia e corpo docenti. Insomma, basta! delegare completamente all'istituzione scolastica gran parte della vita dei nostri figli non è più un principio che possa far parte della nostra società.

! Riccardo Meynardi
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